Non buttiamoci giù – Nick Hornby

Non-buttiamoci-giù

Libro che mi han regalato amici al mio quarantesimo anno, e se vogliamo associare i 40 con il titolo del romanzo si potrebbe arrivare ad una conclusione drammatica e disperata, invece è una storia che motiva, che regala sorrisi, che non da niente per scontato e che fa apprezzare tutto quello che ci circonda, cioè, insomma quello che viene chiamata la vita…

Ogni esistenza ha i suoi “casini”, le sue particolarità e suoi segreti e sta a noi ad addentrarci, a scoprirli anche nel momento più buio, quando tutto sembra essere perduto!

Quattro persone diverse, quattro vite diverse, quattro dolori, quattro fallimenti che per caso si incrociano su un tetto a capodanno per farla, una volta per tutte, finita… ma proprio da questo incontro bizzarro, casuale ed incredibile si ritroveranno a fare i conti con se stessi e poco per volta a rimandare questo “farla finita”; inizieranno a vivere come fossero un gruppo e senza rendersene conto si cercheranno per affrontare i loro problemi insieme.

Ma chi sono questi 4 pazzi? uno è Martin, un vip, un conduttore televisivo, ha una moglie, 2 figlie, fama e soldi e poi cade nei vizi e viene arrestato perché andato a letto con una quindicenne.. poi c’è JJ un americano, idealista, sognatore, musicista, il suo gruppo si scioglie e la sua ragazza lo lascia, si ritrova sul tetto insieme a Martin, a fare compagnia sul tetto ci sono due donne assolutamente diverse tra loro, una Maureen cinquantenne molto educata, non abituata al linguaggio volgare dei suoi compagni nuovi di tetto, costretta a crescere un figlio disabile sulla sedia rotella da sola perché abbandonata da subito ed infine Jess, una stronzetta inglese, trasgressiva e volgarotta, figlia di un viceministro, fissata con un suo ex il quale ha una paura fottuta di rincontrarla!!

“dichiarava che due secondi dopo il salto si è reso conto che nella sua vita non c’era niente che potesse essere risolvere – a parte quello che si era creato, cioè essersi buttato giù da un ponte.”

Ok?

OK.

Casa

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Ora c’è un po’ di nostalgia, di tristezza, di malinconia, insomma un mix di sensazioni positive che si intrecciano a quelle negative che danno un valore importante, significativo alle persone, ai luoghi, ai legami che non si toccano, che non si possono vedere ma che si sentono nel cuore.

3 giorni, Milano-Roma, treno, frecciarossa, ma è meglio Italo?, WiFi non funziona un cazzo nel Frecciarossa, mia cugina, poi un romano romanista social e una bella ragazza calabrese che non si sente del tutto calabrese, amici con la A, una punto, una multa, maledizione, incontri con parenti, valigia, stare a casa che non è la tua e sentirsi a casa, uscire, buttarsi nel traffico di Roma, arrivare in ritardo con il sorriso, aperitivo, cena, cuba, Rhum, risate, carbonara, cugine di mia mamma, tornare a casa che non è la tua ma sentirsi di nuovo a casa, notte, è già mattina, luce in tutta la casa che profuma di vita, andare in posta, mangiare pizza bianca, parlare di Rap, ritornare a casa, mangiare insieme, bere e parlare all’infinito in uno spazio così piccolo ma pieno di tanti idee sogni e speranze, poi Ostia, mare, porto, vento, gelato, freddo, sera ti ritrovi in un ristorante super lusso, un po’ di famiglia mia e un romano e una calabrese, amici con la A, Fabrizio, alzo le mani davanti a Fabrizio, alla sua vita, alle sue idee stravaganti, alle sue scarpe fatte a mano, poi ancora in quell’angolo piccolo della casa a ricordare, a rivivere, a vivere, poi ultimo giorno come turista a Roma e alla fine treno, sbaglio posto, mi siedo, saluto, rido. Grazie.

Tutti primi sul traguardo del mio cuore – Fabio Genovesi

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Tutto nasce da un episodio che da bambino, Fabio Genovesi, accompagnato dallo zio, va a vedere per le strade del suo paese, una tappa del giro d’Italia, viene attratto da tutto quello che viene dalla biciclette, dalle strade e si appassiona fin da piccolo a questo sport , l’anno scorso ha coronato il suo sogno, seguendo dal vivo come spettatore, tifoso, giornalista e come semplice uomo appassionato di ciclismo, il giro d’Italia 2013.

Ogni tappa è una vittoria, una sconfitta, una fatica, una curiosità, un aneddoto, un personaggio non per forza sportivo che diventa centro di ogni capitolo del libro e il suo compagno di viaggio, Enzo e le sue mille avventure accompagnano lo scrittore in questo mondo tanto amato.

Il ciclismo è uno sport che davanti a tanta tecnologia, a tanta modernità, a tanta velocità che sprigionano le nuove moto, le nuove formula uno, rimane ancorato alle forze misteriose che stanno dentro il corpo umano, alla mente e al cuore. E’ proprio un inno alla vita, alla fatica, al riscatto, ai sogni, al sacrificio.

Vincitore non è solo chi vince il giro d’Italia, ma son tutti quei corridori che nel loro piccolo ci provano, ci credono e alcuni di loro per un giorno ce la fanno pure, per altri invece, saranno ultimi ma solo sul traguardo della gara ma assolutamente primi sul traguardo del cuore per la voglia di combattere, di vivere nonostante tutto!

Su un calendario

11 maggio 2014 domenica

Sul calendario evidenziato in rosso, come se dovesse essere ben visibile a tutti, sicuramente sarà ricordato da me per il semplice fatto che mi sono passati quarant’anni in flash di pochi minuti, forse anche di pochi secondi ma quanti viaggi, quante facce, quanti nomi, quante figure di merda, quante occasioni splendide, quante occasioni non afferrate, quante occasioni perse per colpa di me stesso, il quale ora fissa quel calendario, quel numero, quella domenica in rosso, mi viene da sorridere ai colori di ogni ricordo che passa e ripassa, mi ritrovo tra dischi, libri, foto, diari, sms, lettere, telefonate, strumenti musicali, biglietti di viaggi in Europa e in Italia, poster del mio gruppo preferito, della mia squadra di calcio e di basket del cuore, racchette da tennis, la palla da basket, giornaletto porno, Goldrake, portachiavi di qualsiasi forma, mille cartoline, Roma, Milano, Bologna, lavoretti, lavori, magliette di avventure vacanziere, fumetti di topolino, di dylan dog, di Linus, peluches regalati e vinti in qualche gioco di qualche fiera o luna park, fogli di canzoni scritte per una lei o per un disagio o semplicemente per te che in questi quarant’anni sei la cosa più certa che ho, nonostante non ci sei più da una vita intera!

Marina Bellezza – Silvia Avallone

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Questa volta non c’è il mare, isole da sognare, spiagge vicino a fabbriche mezze distrutte, ma ci sono altri luoghi, altre ambientazioni descritti con lo stile unico di Silvia Avallone da fare il centro di questo romanzo.

Le montagne, i boschi, il silenzio, le rocce, le faggete, il torrente Cervo e la sua valle, i paesi nati vicino a questa valle come Piedicavallo, Balma, Andorno Micca, Biella, i lanifici sorti negli anni ottocento e ora abbandonati e rovinati dal tempo, dall’uomo e dalla crisi economica, gli animali come il cervo che sarà il primo elemento di questa ambientazione che conoscerà il lettore in quanto i protagonisti avranno un brutto incidente con questo animale maestoso forte caratteristico di questa valle affascinante per come viene descritta.

Marina Bellezza è una ragazza nata in questi luoghi così lontani dalle metropoli, con il talento del canto e del ballo, vuole sfondare nel campo dello spettacolo e per alcuni versi ci riesce, vincendo concorsi che la portano ad esibirsi in tv nazionali, a vivere per alcune settimane Milano e Roma come star, ma il suo passato, le sue origini, la sua famiglia, il suo amore la costringeranno a scontrarsi e affrontare quel torrente che fin da piccola guardava felice con i suoi genitori non ancora separati.

L’altro protagonista è il fidanzato e poi marito di Marina Bellezza, Andrea che ha una visione della vita completamente diversa da lei e dai suoi genitori che sognano per lui una vita piena di successo come il loro primo figlio Ermanno. Invece Andrea non vuole arricchirsi, fare soldi, non vuole essere così perfetto come suo fratello, sogna di vivere come faceva suo nonno lavorando in una cascina producendo latte e formaggi.

Conosceremo in pieno la vita di questi due ragazzi, il loro dolore, le loro aspirazioni, il loro amore, i loro amici, le loro avventure, mettendo in evidenza che le radici dei luoghi in cui sono nati saranno sempre un segno indelebile nel loro cuore.

Per me è un libro assolutamente da leggere perché ti ritrovi in qualche pensiero di Marina, di Andrea o dei loro amici, io per esempio mi son rivisto nella paura di Andrea di affrontare un dolore che con il tempo si fortifica e non è facile combatterlo.

In conclusione come dicono alcuni lettori, questa storia non è come “acciaio”(libro super premiato), vero, però è un’altra storia che mi ha colpito in quelle montagne, in quei rumori delle foglie, del vento, dell’acqua in quel silenzio tra quelle montagne  in cui c’è tutta la vita che scorre!