Sono innocente – Vasco

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In questa domenica di riposo, faccio contento un mio amico, ora alle prese con guai fisici che spero si risolvano al più presto, che vorrebbe che scrivessi più di dischi che di libri ma carissimo, il mondo dei libri è un mondo fantastico, mi ha stregato in tutto e per tutto! Ritornando a noi, si hai già intuito, si lo so che stai pensando, ma parlo di un disco che in 2 settimane è già l’album più venduto del 2014, parlo di quel cantante lì, che (eh già) è ancora qui, che è Vasco..

 Si chiama “sono innocente” ed è l’ultimo disco di inediti del komandante, che mette su una quindicina di canzoni parlando del vivere, del mal di vivere, dell’amore, della lei che è più bella della più bella che c’è, di essere innocenti ma di non fidarsi più con un suono sul quale si potrebbe discutere all’infinito, heavy metal, hard rock, mah non so sinceramente, ma continua questa versione/evoluzione di vasco nel dare ad alcune canzoni un tono più forte, più autoritario, più rock, ma alla fine poi comunque sia, ti ritrovi quel Vasco che piace tanto e quel Vasco che nello stesso tempo è tanto odiato.

Ero diffidente, ero dubbioso, ero svogliato nell’ascoltare questo album, ma poi Vasco ti regala almeno 3 o 4 canzoni che da adesso in poi saranno fisse nei suoi stadi e capisci forse perché per tante settimane vedremo Vasco al numero 1 della classifica dei dischi più venduti.

Vero, io punkettaro rockettaro e assolutamente e decisamente devoto al grunge, ai Nirvana non riesco proprio a parlare male di questo vasco, sarà affetto, sarà che non capirò nulla, ma in questa domenica grigia fredda senza sole “sono innocente” suona nella mia stanza…

Ebreo, israeliano, sionista: concetti da precisare – Abraham B. Yehoshua

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La questione palestinese ed israeliana mi ha fatto fare tante domande, mi ha suscitato curiosità ed interesse per capire cose che ancora adesso non riesco a capire e mi ha portato a cercare tra un milione di libri in un milione di librerie sparse per Milano appunto di libri che mi dessero risposte, chiarimenti o comunque delle semplificazioni su alcuni argomenti che per uno come me italiano medio per eccellenza ignorante su tutto, non ne sa.

Prima di tutto questa ricerca mi apre un mondo di scrittori, autori, filosofi o saggi che manco sapevo che esistessero, e poi scopro che per lo stesso israeliano non è semplice a volte trovare la propria identità tra mille parole che con il tempo o cambiano significato o logorano abusandone il significato o semplicemente vengono interpretate come meglio si voglia credere.

Secondo Yehoshua avere piena consapevolezza delle ideologie che ci sono in gioco soprattutto nella crisi mediorientale può dare un nuovo senso un nuovo aspetto per trovare una pace impossibile, lui parla ai suo stessi concittadini con molta onestà e prova a ridisegnare le definizioni di ebreo, israeliano e sionista.

Ora se avrete voglia, le leggerete le sue idee su queste tre parole, certo è che non ha nessuna pretesa di trovare soluzioni ai conflitti esistenti, ma solo di dare un quadro più corretto possibile sulle lotte che ogni popolo o stato affronta.

Ultima cosa questo libro non mi ha dato risposte precise( anche se l’autore è chiaro e semplice) ma forse mi ha anche aperto strade sulle quali indagare e quindi aspettatevi altri libri o saggi su questa tema! e non fate quella faccia!!

Avrò cura di te – Massimo Gramellini Chiara Gamberale

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Nel week end scorso c’è stato il bookcity Milano, una splendida manifestazione di incontri, di libri, di scrittori, di editori, di storie, di poesie, di vissuto, di fantasia il cui fulcro stava al castello sforzesco, con le sue sale usate per gli eventi tra scrittori e lettori, ma tutto il centro di Milano era pieno di eventi come quello a cui ho partecipato domenica al Teatro Parenti dove Massimo Gramellini e Chiara Gamberale han presentato il loro nuovissimo libro con molta simpatia e voglia di spiegare i loro personaggi che han interpretato proprio nel loro romanzo!

E’ un dialogo epistolare tra una donna, Giò, un po’ catastrofica, delusa dall’amore, un po’ egoista, un po’ capricciosa, un po’ dispersa tra sentimenti ed emozioni che non sa gestire e il suo angelo custode che cerca senza mai giudicarla, senza mai rimproverarla, senza mai dare ordini, di aiutare Giò a trovare la sua parte vera e forse nascosta dalla paura di essere semplicemente sé stessa.

Questo scambio di lettere nasce per caso ma sarà vitale e fondamentale per giò per affrontare i lati bui della sua vita, scoprirà che anche gli angeli custodi hanno avuto una vita terrena, hanno avuto un loro amore, insomma hanno vissuto sentimenti gioie e dolori. Giò verrà provocata e provocherà il suo angelo nel giustificare le proprie azioni, ma poi tutto quel disordine che ha in testa e nel cuore risulterà avere tutto un senso.

Mi son ritrovato molto nel personaggio di Giò quando ammette di avere paura di affrontare dei viaggi da sola, si perché faccio una fatica incredibile organizzare e pensare di andare via da solo piuttosto rimango a casa come uno scemo e l’angelo custode la incita a provare perché solo lasciando quello che abbiamo poi diamo valore..

Voi credete negli angeli custodi? io ci credo fin da piccolo. Massimo Gramellini dice tutte le volte che dobbiamo scegliere, tutte le volte che dobbiamo decidere, tutte le volte che dobbiamo dare delle risposte dentro di noi facciamo affidamento ad una voce che ci dice il suo pensiero, insomma il nostro angelo sta anche dentro di noi!

“Ti sei mai chiesta perché le corde suonano, Giò? Fanno resistenza alla pressione. E’ da quella resistenza che nasce la musica. Come nella vita: è dalla capacità di resistere alla pressione che nascerà la tua musica migliore.”

“trovarsi rimane una magia, ma non perdersi è la vera favola.”

Norvegian Wood – Murakami

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La pioggia incessante e devastante di ieri mi ha tenuto a casa, mi ha accompagnato a finire questo libro, (il primo che leggo di questo autore così famoso), e mi ha dato un senso ancora più realistico e sentimentale che è Norvegian Wood, Tokio Blues.

Norvegian Wood è una canzone dei Beatles tanto cara ai protagonisti del romanzo, attraverso la quale si costruisce un lungo ed interessantissimo flashback del protagonista Watanabe che cresce intorno a Tokio negli anni 60 e 70, districandosi tra due storie d’amore diverse e parallele come quella con Naoko e quella con Midori.

E’ una storia non certo allegra perché vengono a mancare persone amiche dei protagonisti, ma la scrittura ben scorrevole e gli aspetti caratteriali non banali dei personaggi rendono la lettura piacevolissima, è una storia di adolescenza, di crisi di identità, di solitudine e di amore.

Sembra che tutto ciò che accade intorno al protagonista cioè le contestazioni politiche sociali delle università di quegli anni così come il resto non interessano a Watanabe perchè è perso nel labirinto delle storie d’amore con le due ragazze, una opposta all’altra, Naoko dolcissima, di spirito profondo educatissma e Midori( la mia preferita) più spavalda, più diretta, più estroversa, ma nello stesso tempo dedita alla famiglia, alle cure dei genitori, mostrando non solo un carattere burlone ma anche uno più maturo.

Pensavo di fare fatica a leggerlo, ero molto diffidente e non so perché, chissà che potevo pensare, ma sicuramente mi ha stupito il modo di approccio di questo scrittore giapponese alla scrittura e a certi temi come il sesso trattato come un argomento come un altro e quindi senza tante censure e giri di parole, forse sul tema del suicidio è stato un po’ frettoloso, dico forse perché già così il libro è triste se approfondiva pure quell’argomento eravamo a posto! Certo è che il nostro Watanabe crescendo, diventando grande attraverso le perdite dei suoi cari amici, impara o inizia a capire che la morte non è una cosa a sé, non è una cosa da non pensare, ma semplicemente la morte fa parte della vita stessa!

Credo che leggerò altre storie di Murakami soprattutto perché è riuscito ad incuriosirmi e ad avvicinarmi, senza tanto clamore al mondo orientale!

Non dirmi che hai paura – Giuseppe Catozzella

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Che dire.. se mai dovessi fare un regalo per il prossimo natale ad una persona a cui tengo non avrei dubbi, regalerei la storia vera e ahimè drammatica, raccontata da Giuseppe Catozzella, di Samia, una ragazza somala di Mogadiscio, paese martoriato da una guerra civile interna nella quale anno dopo anno prende più potere il movimento integralista fondamentalista islamico che tutt’ora impone la proprio legge di divieto su quasi tutto.

Samia ha un talento, corre e corre veloce, e vince quasi tutte le gare al punto tale che viene notata dal comitato olimpico somalo che le propone di partecipare alle olimpiadi di pechino nel 2008. Era il suo sogno da sempre, non aveva mai smesso di crederci, nonostante la povertà in cui viveva, nonostante la guerra che dilaniava il suo paese che le vietava perfino di andare in spiaggia al mare zona maledetta di spari di mortai e nonostante l’obbligo di portare veli e non uscire alla sera.

Per curiosità ho visto la gara di Samia su youtube a Pechino alle olimpiadi del 2008, arrivò ultima, gracile e magra, con la fascia in testa regalata da suo padre e con la sua maglietta larga. Ma questa sua partecipazione fece scalpore e successo, perché per la prima volta una ragazza somala si presentava senza veli, fu intervistata da molti giornalisti, ma lei era indispettita e arrabbiata infatti diceva “perché intervistate me che sono arrivata ultima, mi intervisterete alle prossime olimpiadi che arriverò prima!” La sua determinazione era fuori dal comune, sapeva qual era il suo obbiettivo e non c’era nulla che la poteva fermare.

Al ritorno da Pechino però le cose peggiorarono invece che migliorare perché ovviamente gli integralisti islamici la guardavano con occhi accusatori, dovette allenarsi con il burka, di notte sempre di nascosto.

La situazione precipitò con una verità lacerante confessatale dal suo migliore amico di sempre Alì, che fu un tempo il suo allenatore oltre che confidente con il quale aveva condiviso tutto perfino il bagno. E decide di intraprendere il viaggio e cercare di arrivare da sua sorella Hodan che era scappata anni prima in Europa. Samia, Alì e Hodan sono i 3 pilastri di questo romanzo.

Il viaggio risulterà una esperienza disumana, drammatica che porterà attraversare Etiopia, Sudan, il deserto Sahara e Libia per arrivare al mar Mediterraneo che divide l’africa dall’Italia, la salvezza. Si pensa sempre che tutti quei poveri uomini, donne e bambini che arrivano a Lampedusa fanno un viaggio su un gommone e basta in realtà quel pezzo di mare è solo l’ultima parte del viaggio. Il prima è ancora più agghiacciante.

Questo libro ti fa capire la fortuna di essere nati in un territorio in cui abbiamo la libertà di potersi esprimere, di inseguire i sogni senza ostacoli, di non scappare, di vivere in modo dignitoso, ti rendi conto che vite come quella di Samia sono le nostre vite moltiplicate per otto in una, mi son sentito piccolo e fin troppo superficiale.

Samia ha inseguito la proprio la libertà, era felice perché aveva un sogno e ci insegna di non aver paura di avere un sogno!

“Un’incredibile immersione in un soffice cuore variopinto che è l’amore universale, in cui i colori differenti non sono altro che le diverse toppe con cui è rammendato il respiro del mondo”

Un segreto non è per sempre – Alessia Gazzola

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Non potevo sbagliare, non potevo aver nessun dubbio che divorassi il libro, semplicemente perché c’è sempre lei, quella magari un po’ sfigatella, un po’ troppo curiosa, un po’ buffa di Alice Allevi, protagonista del primo episodio di Alessia Gazzola “L’allieva” e assolutamente protagonista in “un segreto non è per sempre”.

In questo episodio c’è molto giallo, ci sono molto intrighi che si mescolano che si sdoppiano che si incrociano prima di arrivare alla verità finale, tutto nasce da una perizia di routine quasi noiosa su un grande scrittore Konrad Azais che diventa poi un’indagine assai complicata sulla morte stessa dello scrittore che nasconde un clamoroso segreto.

La nostra Alice alle prese con questo caso, avrà altri grattacapi come l’amore per il suo fidanzato e l’attrazione per un suo superiore, tutto condito dai problemi quotidiani famigliari e con la sua simpatica e amata conquilina Yukino.

Come sempre Alice ha intuizioni fantasiose che però più delle volte corrispondono a verità e l’aiuteranno a capire il segreto che gira attorno alla famiglia dello scrittore.

Si non c’è verso a me questa Alice Allevi piace proprio, perché è semplice, è goffa, sbaglia, è simpatica, diventa una persona da seguire, da incoraggiare e come dissi nel primo libro da sgridare perché a volte si intestardisce ma proprio perché la si legge come una nostra amica a cui vogliamo bene!

Detto ciò, un segreto non è per sempre attenti ragazziiii!!!!

Sabato sera

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Ieri sera, sabato sera, uno come me dovrebbe uscire, andare in disco, a guardare i sederi delle ragazze o meglio broccolare tutto il mondo femminile senza distinzione o se non in disco andare in un bel pub con amici e tracannarsi di alcol, di birre, di cocktail, no troppo bello, sono andato a casa di amici a festeggiare il compleanno del loro figlio che compie 7 anni, e gli ho regalato una scatola della serie starwars lego. E’ letteralmente impazzito, talmente impazzito che mi sono fatto trascinare dal suo entusiasmo e abbiamo costruito insieme, (insieme è un parolone) il supercannone con le sue truppe.

Beh nella scatola c’erano un milione di pezzi da incastrare di colore rosso, bianco, nero, grigio, piccoli, grandi, medi, minuscoli, allora mi sono armato del libretto di istruzioni e leggo la pagina 1 e dico “Ale allora dobbiamo prendere questi 3 pezzi”, mi giro e Ale aveva già costruito una parte del cannone, era già alla pagina 5 del manuale e mi sono detto come diavolo ha fatto, son pezzi così simili e piccoli e lo vedevo tutto gioioso che con le mani trafficava e mi ha chiesto “ma zilly mi dai una mano o mi stai solo a guardare?”

Son rimasto come un baccalà fisso quasi con la bava alla bocca e mentre io cercavo di individuare il pezzo utile, lui ne aveva già uniti 20 e mi sono detto cazzo!(non a voce, non si dicono le parolacce davanti ai bambini ma cazzoooooooo)