Classifica mia dei dischi usciti nel 2014!

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Questo post per anni è stata una classica mail che inviavo ad ogni fine anno al mio amico con cui condivido pranzi settimanali, sfighe quotidiane e soprattutto musica e in questo caso di musica uscita nell’anno che sta per finire il 2014. Ovviamente abbiamo totalmente gusti diversi con alcune eccezioni, ma il bello è proprio quello, così si discute, ci si confronta. E quindi farò una classifica dei dischi del 2014 che io zilly ho ascoltato spesso che ho apprezzato di più e che mi hanno sorpreso di più! L’anno scorso in linea generale aveva vinto il rap sul rock, soprattutto musica italiana, mi sa che quest’anno il rap è il vero sconfitto come genere!

Inzio con il botto e cioè dal podio e da chi ha vinto….oooooooooooooooooooooooooooooh 1) Le luci della centrale elettrica – Costellazioni. Album splendido per parole, musiche, per atmosfere, folgorato in pieno a tal punto che da quando ho comprato il cd ho visto 3 concerti loro il primo assolutamente scoppiettante all’alcatraz di Milano. Sicuramente questo “costellazioni” è più orecchiabile, è più melodico, più pop rispetto agli album precedenti ed è riuscito a diffondersi non solo nella scena underground e quindi ha riscontrato un ottimo successo. Primo posto meritato perché l’ho ascoltato sempre ed ovunque!

2) Edda – Stavolta come mi ammazzerai?. Questo disco è un’altra sorpresissima, l’ho comprato su itunes, con svogliatezza ho iniziato ad ascoltarlo e cazzo ogni canzone ha qualcosa che mi colpisce per testo, per la musica non certo commerciale, ho fatto una full immersion totale per tre giorni e mi son detto cazzo bravo Edda! Ma forse non sapete chi è Edda, beh Edda era il cantante di un gruppo italiano rock degli anni 90 con un buon successo, i ritmo tribale. Poi il successo lo ha fuorviato ed è uscito dal gruppo, ha iniziato a percorrere strade sbagliate ma poi si è rialzato, è tornato a lavorare come operaio, ma la musica era lì, attendeva il momento, così ha scritto 3 album, questo è il terzo con una musica più suonata con basso batteria chitarra, un genere indie pop rock con testi ironici sfrontati senza tanti giri di parole! L’anno prossimo voglio andarlo a vedere suonare!

3) Lo Stato Sociale – L’Italia peggiore. Me lo hanno passato via chiavetta USB, quindi non molto convinto di volerli ascoltare, e poi inizi l’ascolto, e rimani colpito dai vari generi musicali suonati, rock, dello ska, un pop in qualche sfumatura, testi pieni, brillanti, divertenti, dissacranti, seri, sociali, politici. Un disco per me solare, che ti mette il buonumore, ho letto delle critiche abbastanza negative proprio su questo lavoro, io non posso che parlarne bene. L’ultima canzone “linea 30” mi ha colpito molto parla della strage di Bologna nel 1980, musica e testo per me molto originali. Bravi!

4) Sick Tamburo – Senza vergogna. Mi direte ma un gruppo o cantante normale no? arrivano ma soprattutto questi che ho appena nominato sono state le più belle sorprese dell’anno 2014. I sick Tamburo sono quello che rimane dei Prozac +, fan musica indie rock punk, canzoni dritte, pulite, incalzanti, ricordano in qualche cosa uno spirito Prozac +, testi più personali, di vita, crudi. Ho mancato il loro concerto proprio qualche giorno fa, non me li farò perdere nel 2015.

5) Vasco – Sono innocente. Ho scritto qualcosa sul suo disco settimane fa. E la sensazione è sempre quella non riesco a scrivere qualcosa di negativo perché trovo che pure in questo album ha 3 o 4 canzoni che possono rimanere negli anni, certo la sua evoluzione rock duro non sempre mi convince ma il suo spirito vasco mi cattura ancora!

6) Weezer – Everything will be allright in the end. Dopo 3 o 4 dischi un po’ sottotono, questo sembra più convincente, ricorda atmosfere degli anni 90, un bel punk rock pulito semplice. ma verrano mai in Italia? Diciamo il difetto che io dopo vari ascolti tendo ad abbandonarli un pochetto ma proprio oggi mi sono sparato questo disco! Rock on!

7) Nicolò Carnesi – Ho una galassia nell’armadio. Questa è stata una scoperta, in estate ci sono sempre concerti all’aperto e conosci cantautori mai sentiti, e dal live visto ho preso il suo cd e non mi è dispiaciuto affatto, un bel sano e decorosissimo pop proveniente dalla Sicilia.

8) Fast Animals and slow kids – Alaska. Un gruppo italiano rock come si deve partono a bomba e finiscono a bomba nei concerti, in questo ultimo lavoro han messo anche  dei lenti che assolutamente danno un valore in più alla loro musica!

9) Caparezza – Museica. Album in linea con il precedente e forse questo mi ha frenato un po’, ma lui è geniale, è sempre innovativo, un milione di parole, musica sempre piacevole e mai scontata.

10) Fedez – Popholista. Curioso, mi son messo su spotify e mi son ascoltato il disco. Il precedente mi era piaciuto, questo si avvicina ma lo trovo meno brillante del precedente, ma sicuramente ci son tre o quattro pezzi carini suonati, bei testi, non è un vero rapper, perché in alcune canzoni si sente del pop, o cmq delle melodie che fan pensare che il suo genere non è solo hiphop, poi conta di validissime collaborazioni come Noemi, Elisa, Malika Ayane, J-ax e altri.

Premio live 2014

Quest’anno sono stati ad un sacco di concerti, ma assolutamente il premio miglior live è senza dubbio Pearl jam San Siro, per 2 settimane dopo il concerto ero estasiato e devo dire che 1) non si sentiva perfettamente e 2) eddie vedder era zoppo ma è stata una serata memorabile.

La mia novità e la mia scoperta dell’anno sono sicuramente le luci della centrale elettrica, la cui mente è Vasco Brondi cantante e compositore di testi e musiche, ho comprato i 4 album che han fatto e visti 3 concerti. Strappo alla regola metto un’altra novità proviene dalla Sicilia, si chiama Ambra Rockess il suo album si chiama Holy Hell e ho scritto un post a riguardo. Un validissimo progetto!

E  tra poco si apre il 2015 con uscite bomba come Jovanotti, J-ax, RCHP e mille altri! W la musica, che sia rock, che  sia rap, che sia pop, che sia ska, funky, blues basta che in qualche modo tocchi le corde del nostro animo sempre in continua trasformazione!

Ambra Rockess – Holy hell

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Il 18 dicembre è uscito questo primo lavoro di una ragazza siciliana che il giorno dopo dell’uscita del suo disco ha compiuto 25 anni, lei si chiama Ambra Rockess e già dal suo nome si può capire che impronta può avere il suono di questo album, molto bello, pieno, dove il suo strumento di accompagnamento come il pianoforte si incontra e si incastra perfettamente con le chitarre elettriche distorte ed un basso vivo e presente in tutte le canzoni.

Album scritto, suonato, cantato da Ambra, una ragazza determinata, appassionata di musica che con il suo produttore chitarrista e arrangiatore Umberto Ferro hanno creato un bel disco dalle sonorità rock che richiamano gruppi come gli evenescene, gli skunk anansie, io personalmente trovo che ci sia un pò dello spirito di Tori Amos, della nostra Elisa in un contesto più alternativo che la distingue, che la rende forse nuova o comunque particolare nel panorama musicale italiano, nonostante le possibili e piacevoli influenze.

I testi sono quasi tutti in inglese tranne 3 canzoni, e nonostante il mio “english” non sia afferratissimo posso intravedere dell’amore, della sofferenza, della vita vissuta mischiata a concetti di ateismo, di non fiducia o forse di delusione o  di convinzione assoluta di quello che non c’è, insomma ci sarebbe da parlarne per ore con la nostra artista! Ambra mi concedi una intervistaa? 🙂

Io aspetto la copia fisica autografata e nel frattempo si può ascoltare l’album attraverso spotify o acquistare su Itunes!

Ed ora addentratevi nel mondo di “God is love”

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A natale con febbre, Palestina, Israele, storia

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Stavolta leggo senza essere di parte, e leggo un libro che non vuole essere di parte, cerco di capire e trovare spiegazioni in quell’ingarbugliato casino che è la questione arabo palestinese israeliana che si trascina da anni da un secolo, portando con sé morti innocenti da entrambe le parti. Le fonti sono molteplici, le fonti sono a volte obbiettive ed oggettive e a volte sono assolutamente schierate, ogni ragionamento che si vuole fare, si arriva alla fine che da un lato all’altro si trovano giustificazioni, motivazioni che difendono il proprio pensiero con una assoluta certezza. Faccio fatica ad avere una mia idea personale perché leggendo capisco che la questione è complessa e coinvolge diversi aspetti che sembrano essere così semplici ma poi ti ritrovi sempre con un territorio e due popoli.

Io però son convinto che qualcosa ha causato questo disastro perché se è vero che gli ebrei sentono il diritto di avere un posto dove stare e vivere in piena libertà e sicurezza perché c’è scritto nei libri ebraici o perché i loro antenati degli antenati vivevano in quella zona chiamata palestina o perché la storia stessa insegna che gli ebrei erano pochi accettati e non venivano considerati come un popolo, è altrettanto vero che i palestinesi hanno lo stesso sacro diritto di stare dove hanno vissuto per decenni e secoli, forse in uno stato indigeno non certo sviluppato, ma sicuramente quelle terre, quelle case, quelle vite appartengono assolutamente a loro e non certo ad uno stato che piomba all’improvviso dal nulla dettando legge.

La politica estera coloniale occidentale di inizio 900 è stata poco sensibile o forse troppo sensibile e poco attenta o troppo attenta alle dinamiche e agli equilibri di un territorio a loro sconosciuto soprattutto x la cultura e il pensiero che c’è nel Medioriente, hanno fatto gli interessi propri, per le loro strategie politiche e militari e attraverso la facciata delle nazioni unite l’Inghilterra insieme ad altre nazioni hanno imposto il futuro di milioni di persone. Hanno favorito il sionismo( cosa, però, non assolutamente negativa, anzi il sionismo che ha il suo punto cardine il costruire uno stato e una patria x tutti gli ebrei ha favorito uno sviluppo economico sociale e demografico, migliorando le condizioni di vita di chi ci viveva, su tutti gli arabi)  e han favorito l’immigrazione ebraica in Palestina creando un focolare e dall’altro hanno tentato di limitare questa immigrazione, facendo nascere una guerra tra sionisti e inglesi/occidentali e la guerra tra la popolazione nativa del posto e chi si insiedava nelle loro terre senza capirne il motivo. Gli inglesi poi uscendo dalla palestina lasciano la situazione fuori controllo agli ebrei e arabo palestinesi, da qui nasce lo stato d’Israele che imponendosi, ha trasformato, x alcune fonti si, per altre forse no, i nativi del posto in rifugiati, profughi che si son visti togliere le loro case per dare da vivere agli ebrei. Siamo nel 1948. Certo l’ho sintetizzata al massimo, e i filoisraeliani mi mangeranno e mi insulteranno, ma secondo me un punto fermo ci deve essere e secondo me questo potrebbe essere il punto fermo: la creazione dello stato d’Israele ha causato uno spostamento fisico e non solo fisico di persone che hanno perso la loro identità( c’è anche da dire che i palestinesi e la cultura araba allora non avevano un concetto di entità nazionale per opporsi al grande desiderio degli ebrei di avere una propria identità giuridico statale, e forse questo ha penalizzato i palestinesi che non hanno avuto strumento valido per difendersi e opporsi). D’altro canto c’è da sottolineare che gravi atti di terrorismo arabi erano già in corso prima della decisione dell’onu, prima che si proclamasse lo stato d’Israele, c’era una situazione non certo facile da gestire e la sicurezza degli ebrei in Palestina era molto debole x via del pensiero arabo che non tollerava la loro presenza , la risoluzione della spartizione della Palestina in due stati non veniva assolutamente accettata dagli arabo palestinesi i quali forse dovevano trovare un compromesso a quello che stava accadendo ai loro occhi, forse per colpa di uomini politici arabi non scaltri si è aggravato molto di più il problema dei profughi ed infine fa sorridere l’accanirsi così tanto contro lo stato d’Israele, stato democratico, vivo, sviluppato, in mezzo invece a nazioni arabe assolutamente prive di concetti di libertà, di pensiero, di parola dove non esiste nessun criterio di giustizia, dove discriminano persone appartenenti a religioni diverse da quella musulmana. Tutto per dire che per affrontare questa sofferenza che riguarda sia i palestinesi che gli ebrei non si debba essere faziosi (perché ognuno delle due parti ha le sue argomentazioni per recriminare), sennò non se ne viene più a capo.

A mischiare di più le carte c’è la stessa storiografia israeliana che si divide in quella vecchia e ufficiale e in quella nuova che cerca di mettere più a fuoco alcuni punti cardini poco dimostrabili e poco convincenti della prima storiografia israeliana storica. Ci sono infatti nuovi storici che ribaltano alcuni pensieri e cercano di vedere la realtà storica da altri punti di vista come per esempio il perché i palestinesi scapparono dalle proprie case alla proclamazione dello stato d’Israele alla stessa risoluzione dell’onu sulla spartizione della Palestina, mettendo in evidenza non solo le colpe arabe ma anche quelle israeliane. Mettendosi nei panni dei malcapitati protagonisti di questa infinita lotta, si può solamente comprendere lo spirito e lo stato d’animo di ebrei ed arabi palestinesi, i quali si sentono privati entrambe di identità e di terra dove vivere.

Chissà se mai si riuscirà a trovare una soluzione. In ogni caso hanno tutti il diritto di vivere e non di sopravvivere e di passare un natale, una fine dell’anno, un carnevale o un qualsiasi giorno come un essere umano che si rispetti.

Buon Natale un cazzo.

Il sorriso dell’agnello – David Grossman

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Inizio traumatico, perché non si parte da un inizio classico, non si capisce chi parla e soprattutto leggendo il secondo capitolo vieni catapultato in una vita completamente diversa da quella scritta nel primo capitolo, poi le cose vengono assolutamente a galla e i mille pezzi del puzzle che Grossman ha in testa, come per magia, si incastrano perfettamente.

Ogni capitolo ha un suo protagonista con la sua storia, con le sue vicissitudini, con i suoi dubbi, con le sue convinzioni, sono fondamentalmente quattro i personaggi e sono tutti imprigionati nel contesto difficilissimo e problematico come la questione Israele Palestina, ambientato infatti in un paese dei territori occupati da Israele.

Uri è un soldato israeliano, mandato per caso nei territori occupati, decisamente anomalo perché sensibile e attento ai comportamenti usati dai militari israeliani sulla popolazione araba, cerca di andare incontro alle tante persone che affrontano e subiscono una occupazione militare, un idealista, Shosh è sua moglie, una psicologa logorata dal suicidio di un suo paziente, in tutti i capitoli in cui è lei che parla in prima persona prova in tutte le maniere a capire e trovare pace ai suoi sensi di colpa, mettendo in luce i problemi con il marito Uri e l’amore nascosto per un altro protagonista del romanzo e cioè Katzman un capo militare israeliano, anche lui tormentato dal passato essendo un sopravvissuto all’Olocausto ed infine ultima voce del libro è Khilmi, un cantastorie arabo, un padre che cerca di combattere il problema Israele Palestina senza la violenza, suo figlio Yadzi però la pensa proprio il contrario e morirà per le sue idee da terrorista.

Il personaggio al quale mi sono affezionato è Uri questo soldato che prima di prestare servizio in questi territori occupati, aveva fatto volontariato in Italia, aiutando la gente vittima di un terremoto nel 1971 e proprio in quell’occasione conobbe Katzman..

Un libro che ho letto con qualche difficoltà soprattutto quando parla Khilmi il cantastorie arabo perché si entra in una realtà tutta fatta di favole e storie fantastiche che sinceramente mi faceva un po’ perdere il filo del discorso, sarà la mia assoluta ignoranza in questo campo! Ma, comunque, mi è piaciuto questo alternarsi di voci che si intrecciano si allontanano e poi si ricongiungono in un finale incerto com’è la situazione da sempre nel Medioriente.

“..Lui crede che chi combatte qualcosa alla fine ne diventa schiavo, e che per combattere bisogna assomigliare al proprio nemico”

“Che la gente smettesse di fingere di dire la verità, che la smettessimo tutti di simulare la comprensione reciproca, così sarebbe più facile essere onesti.”

Il cacciatore di aquiloni – Khaled Hosseini

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Questi libri che parlano di storie in luoghi così lontani, così diversi dalla cultura europea sono sempre pieni di emozioni, di crudeltà, di vita negata, ci indignano, ci fanno riflettere, ci fanno capire, insomma ci danno un’idea anche se parziale di mondi che noi non sappiamo neanche l’esistenza, di Kabul conoscevamo solo perché poi gli americani l’hanno bombardata per cacciare i talebani, ma la stessa Kabul ha un grandissimo fascino purtroppo attraversata da un ventennio di guerre di uomini guidati forse da un fanatismo religioso politico che accieca la mente umana.

I protagonisti vivono nell’ Afghanistan, a Kabul, intorno a Kabul, e quando è inverno c’è questo bellissimo torneo di aquiloni in cui c’è una grande partecipazione e vince l’aquilone che rimane l’unico a volare in cielo e mentre quelli caduti a terra sono trofei da raccogliere il più velocemente possibile!

E’ una storia di un’amicizia, di una lealtà, di un amore, ma anche di un tradimento che peserà sul protagonista Amir il quale avrà sulla coscienza di non aver aiutato il suo più caro amico Hassan assalito e violentato in un vicolo della città, addirittura dopo questo increscioso episodio lo stesso Amir allontana Hassan, lo abbandona per cercare di non pensare a quello che è successo. Andrà via in america con il padre, mentre in Afghanistan prima i russi e poi i talebani sconvolgono il futuro di quesa terra sempre più martoriata. Ma il passato torna sempre e Amir dovrà farne i conti, ritornando nel suo paese natale affrontando le proprie paure di sempre, la propria coscienza scoprendo verità inimmaginabili tenute nascoste dai suoi più cari.

Un libro che ti fa incazzare, che ti coinvolge che lo leggi fino alla fine per sapere il destino di questi bambini che diventano nel corso del libro uomini, padri, testimoni di nefandezze fatte da uomini.

“Ma non è vero, come dicono molti, che si può seppellire il passato. Il passato si aggrappa con i suoi artigli al presente.”

“..meglio essere feriti dalla verità che consolati da una menzogna.”

Tu sei il male – Roberto Costantini

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Cazzo!! ops, non si può iniziare un post con una parolaccia, mia zia mi direbbe quanto sono superficiale e volgare, ma dopo quasi 700 pagine una esclamazione un po’ pompata ci vuole e non perché mi sono annoiato, non perché ho trovato il libro poco stimolante ma esattamente il contrario, nel finire il romanzo mi sono accorto di essere dentro ad una trilogia con il protagonista che mi deve ancora dire cosa gli è capitato nella sua giovinezza per essere così misterioso, cupo e pieno di tanti segreti.

Il commissario Balistreri lo conosciamo in tutto e per tutto dagli anni 80 quando l’italia vince il mondiale agli anni 2006 quando l’italia sempre del calcio rivince i mondiali, casualità mostruose che in qualche modo rendono particolare la vita di questo poliziotto.

E’ un giallo secondo me molto particolare, avvincente e realistico perché viene inserito in un contesto storico sociale descritto molto accuratamente, ambientato a Roma dove corruzione, malaffari, lavori loschi e potere fanno da padrone. Dove la questione rom, la questione stranieri, la questione razzismo influenza i pensieri della gente che viene disorientata da diversi fatti di cronaca nera.

Forse l’impalcatura di tutta la storia è molto complicata perché ci sono mille risvolti che si intrecciano nell’arco di 24 anni, ma lo scrittore è bravo a far ricordare al lettore le fasi salienti del tutto ogni tanto, quindi magari a volte nelle 667 pagine si rischia di perdersi, ma poi tutto torna e ahimè il male torna sempre, torna più forte, torna dilagante in un piano maledettamente più preciso e sorprendente.

Il nostro Michele Balistreri si troverà pentito 24 anni dopo, di essere stato troppo frivolo, troppo pieno di sé, guidato dai suoi vizi come alcol e donne nel considerare un caso di omicidio, un caso come tanti altri…. un uomo chiuso, cupo e misterioso con segreti che vivono nel suo passato che mo voglio conoscereeeeeeeee e quindi mi compro il seguito “alle radici del male”

“Lui cercava solo assassini, non certo l’amore.”