Il sorriso dell’agnello – David Grossman

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Inizio traumatico, perché non si parte da un inizio classico, non si capisce chi parla e soprattutto leggendo il secondo capitolo vieni catapultato in una vita completamente diversa da quella scritta nel primo capitolo, poi le cose vengono assolutamente a galla e i mille pezzi del puzzle che Grossman ha in testa, come per magia, si incastrano perfettamente.

Ogni capitolo ha un suo protagonista con la sua storia, con le sue vicissitudini, con i suoi dubbi, con le sue convinzioni, sono fondamentalmente quattro i personaggi e sono tutti imprigionati nel contesto difficilissimo e problematico come la questione Israele Palestina, ambientato infatti in un paese dei territori occupati da Israele.

Uri è un soldato israeliano, mandato per caso nei territori occupati, decisamente anomalo perché sensibile e attento ai comportamenti usati dai militari israeliani sulla popolazione araba, cerca di andare incontro alle tante persone che affrontano e subiscono una occupazione militare, un idealista, Shosh è sua moglie, una psicologa logorata dal suicidio di un suo paziente, in tutti i capitoli in cui è lei che parla in prima persona prova in tutte le maniere a capire e trovare pace ai suoi sensi di colpa, mettendo in luce i problemi con il marito Uri e l’amore nascosto per un altro protagonista del romanzo e cioè Katzman un capo militare israeliano, anche lui tormentato dal passato essendo un sopravvissuto all’Olocausto ed infine ultima voce del libro è Khilmi, un cantastorie arabo, un padre che cerca di combattere il problema Israele Palestina senza la violenza, suo figlio Yadzi però la pensa proprio il contrario e morirà per le sue idee da terrorista.

Il personaggio al quale mi sono affezionato è Uri questo soldato che prima di prestare servizio in questi territori occupati, aveva fatto volontariato in Italia, aiutando la gente vittima di un terremoto nel 1971 e proprio in quell’occasione conobbe Katzman..

Un libro che ho letto con qualche difficoltà soprattutto quando parla Khilmi il cantastorie arabo perché si entra in una realtà tutta fatta di favole e storie fantastiche che sinceramente mi faceva un po’ perdere il filo del discorso, sarà la mia assoluta ignoranza in questo campo! Ma, comunque, mi è piaciuto questo alternarsi di voci che si intrecciano si allontanano e poi si ricongiungono in un finale incerto com’è la situazione da sempre nel Medioriente.

“..Lui crede che chi combatte qualcosa alla fine ne diventa schiavo, e che per combattere bisogna assomigliare al proprio nemico”

“Che la gente smettesse di fingere di dire la verità, che la smettessimo tutti di simulare la comprensione reciproca, così sarebbe più facile essere onesti.”

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