A natale con febbre, Palestina, Israele, storia

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Stavolta leggo senza essere di parte, e leggo un libro che non vuole essere di parte, cerco di capire e trovare spiegazioni in quell’ingarbugliato casino che è la questione arabo palestinese israeliana che si trascina da anni da un secolo, portando con sé morti innocenti da entrambe le parti. Le fonti sono molteplici, le fonti sono a volte obbiettive ed oggettive e a volte sono assolutamente schierate, ogni ragionamento che si vuole fare, si arriva alla fine che da un lato all’altro si trovano giustificazioni, motivazioni che difendono il proprio pensiero con una assoluta certezza. Faccio fatica ad avere una mia idea personale perché leggendo capisco che la questione è complessa e coinvolge diversi aspetti che sembrano essere così semplici ma poi ti ritrovi sempre con un territorio e due popoli.

Io però son convinto che qualcosa ha causato questo disastro perché se è vero che gli ebrei sentono il diritto di avere un posto dove stare e vivere in piena libertà e sicurezza perché c’è scritto nei libri ebraici o perché i loro antenati degli antenati vivevano in quella zona chiamata palestina o perché la storia stessa insegna che gli ebrei erano pochi accettati e non venivano considerati come un popolo, è altrettanto vero che i palestinesi hanno lo stesso sacro diritto di stare dove hanno vissuto per decenni e secoli, forse in uno stato indigeno non certo sviluppato, ma sicuramente quelle terre, quelle case, quelle vite appartengono assolutamente a loro e non certo ad uno stato che piomba all’improvviso dal nulla dettando legge.

La politica estera coloniale occidentale di inizio 900 è stata poco sensibile o forse troppo sensibile e poco attenta o troppo attenta alle dinamiche e agli equilibri di un territorio a loro sconosciuto soprattutto x la cultura e il pensiero che c’è nel Medioriente, hanno fatto gli interessi propri, per le loro strategie politiche e militari e attraverso la facciata delle nazioni unite l’Inghilterra insieme ad altre nazioni hanno imposto il futuro di milioni di persone. Hanno favorito il sionismo( cosa, però, non assolutamente negativa, anzi il sionismo che ha il suo punto cardine il costruire uno stato e una patria x tutti gli ebrei ha favorito uno sviluppo economico sociale e demografico, migliorando le condizioni di vita di chi ci viveva, su tutti gli arabi)  e han favorito l’immigrazione ebraica in Palestina creando un focolare e dall’altro hanno tentato di limitare questa immigrazione, facendo nascere una guerra tra sionisti e inglesi/occidentali e la guerra tra la popolazione nativa del posto e chi si insiedava nelle loro terre senza capirne il motivo. Gli inglesi poi uscendo dalla palestina lasciano la situazione fuori controllo agli ebrei e arabo palestinesi, da qui nasce lo stato d’Israele che imponendosi, ha trasformato, x alcune fonti si, per altre forse no, i nativi del posto in rifugiati, profughi che si son visti togliere le loro case per dare da vivere agli ebrei. Siamo nel 1948. Certo l’ho sintetizzata al massimo, e i filoisraeliani mi mangeranno e mi insulteranno, ma secondo me un punto fermo ci deve essere e secondo me questo potrebbe essere il punto fermo: la creazione dello stato d’Israele ha causato uno spostamento fisico e non solo fisico di persone che hanno perso la loro identità( c’è anche da dire che i palestinesi e la cultura araba allora non avevano un concetto di entità nazionale per opporsi al grande desiderio degli ebrei di avere una propria identità giuridico statale, e forse questo ha penalizzato i palestinesi che non hanno avuto strumento valido per difendersi e opporsi). D’altro canto c’è da sottolineare che gravi atti di terrorismo arabi erano già in corso prima della decisione dell’onu, prima che si proclamasse lo stato d’Israele, c’era una situazione non certo facile da gestire e la sicurezza degli ebrei in Palestina era molto debole x via del pensiero arabo che non tollerava la loro presenza , la risoluzione della spartizione della Palestina in due stati non veniva assolutamente accettata dagli arabo palestinesi i quali forse dovevano trovare un compromesso a quello che stava accadendo ai loro occhi, forse per colpa di uomini politici arabi non scaltri si è aggravato molto di più il problema dei profughi ed infine fa sorridere l’accanirsi così tanto contro lo stato d’Israele, stato democratico, vivo, sviluppato, in mezzo invece a nazioni arabe assolutamente prive di concetti di libertà, di pensiero, di parola dove non esiste nessun criterio di giustizia, dove discriminano persone appartenenti a religioni diverse da quella musulmana. Tutto per dire che per affrontare questa sofferenza che riguarda sia i palestinesi che gli ebrei non si debba essere faziosi (perché ognuno delle due parti ha le sue argomentazioni per recriminare), sennò non se ne viene più a capo.

A mischiare di più le carte c’è la stessa storiografia israeliana che si divide in quella vecchia e ufficiale e in quella nuova che cerca di mettere più a fuoco alcuni punti cardini poco dimostrabili e poco convincenti della prima storiografia israeliana storica. Ci sono infatti nuovi storici che ribaltano alcuni pensieri e cercano di vedere la realtà storica da altri punti di vista come per esempio il perché i palestinesi scapparono dalle proprie case alla proclamazione dello stato d’Israele alla stessa risoluzione dell’onu sulla spartizione della Palestina, mettendo in evidenza non solo le colpe arabe ma anche quelle israeliane. Mettendosi nei panni dei malcapitati protagonisti di questa infinita lotta, si può solamente comprendere lo spirito e lo stato d’animo di ebrei ed arabi palestinesi, i quali si sentono privati entrambe di identità e di terra dove vivere.

Chissà se mai si riuscirà a trovare una soluzione. In ogni caso hanno tutti il diritto di vivere e non di sopravvivere e di passare un natale, una fine dell’anno, un carnevale o un qualsiasi giorno come un essere umano che si rispetti.

Buon Natale un cazzo.

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