Ciò che inferno non è – Alessandro D’Avena

wpid-20150102_180240.jpg

Inizio questo 2015 con il scrivere di un libro assolutamente intenso, tragico, emotivo, affascinante, drammatico, speranzoso, inquietante, pieno di vita e pieno di frasi o pensieri da trascrivere e farli leggere a chi vuoi bene, a chi ti sta accanto.

Una storia di un sorriso, di andare a testa alta, di sacrifici, di dare prospettive, di potere scegliere e non di non poter scegliere, di bambini, di adolescenti, di chi vive rassegnato e di chi vive senza arrendersi mai, di poter amare nonostante le difficoltà crude della vita.

E’ la storia vera di Padre Pino Puglisi, prete e insegnante del liceo classico Vittorio Emanuele II a Palermo, dove c’è bellezza, mare, posti incantevoli in mezzo a luoghi simili all’inferno come la crudeltà della mafia, l’assenza di valori, di speranza e di scelte. Con Federico scopriamo come un ragazzo della Palermo bene, amante di libri e di letteratura non sia assolutamente a conoscenza di quartieri poveri e abbandonati come il quartiere Brancaccio, ed è proprio Don Pino, essendo suo insegnante, a coinvolgerlo ed addentrarlo, nell’intento di aiutare i bambini del quartiere, a dargli una speranza.

Il vero scopo di Don Pino Puglisi non era quello di far entrare i bambini in Chiesa ma bensì in una scuola che non esisteva materialmente e cercava in tutti i modi di avere dal comune il via libera per poter utilizzare un pezzo di terra che veniva clandestinamente utilizzato dalla mafia per i suoi loschi affari dallo spaccio di droga alla prostituzione. I bambini sono, per Puglisi (tra virgolette) il materiale per creare un futuro migliore, essendo loro pieni di vita e speranza e dargli una scuola era il suo obbiettivo, insegnava di andare a testa alta, di guardare, di essere responsabili di quello che si è e di quello che succede intorno, lottava con la parola e con il sorriso.

Quel suo sorriso che sorprese il suo assassino è il fulcro di tutto, perché quel sorriso scardinerà la coscienza del mafioso, darà una svolta, una speranza nonostante il dramma della perdita di un uomo tanto amato in quel quartiere.

La bellezza di questo romanzo sta nei suoi personaggi compresi i bambini, nell’amore che scoprirà Federico, nell’avere la percezione di essere nelle strade di Palermo con il suo porto, con il suo mare, con la sua luce, con le sue chiese e purtroppo con le sue ombre del quartiere Brancaccio, con le azioni malavitose di chi fa le cose perché devono essere fatte.

Vi lascio con delle frasi in realtà ci sarebbero da menzionare intere pagine di questo bellissimo romanzo!

“…Le cose investite di troppa luce proiettano altrettanta ombra, ogni luce ha il suo lutto, ogni porto il suo naufragio. Però i ragazzi non vedono l’ombra, preferiscono ignorarla.”

“Le domande dei bambini gli son rimaste, perché  è debole come loro, ha paura come loro, sogna come loro, si fida come loro, dimentica subito come loro, non si dà per vinto come loro. solo in una cosa è diverso: non ignora la morte, come loro.”

” Ci sono posti dove l’inferno non può arrivare, neanche nell’inferno.”

“Che i matti sono quelli che amano. Amare puoi sempre, questo è il paradiso. Finchè non ti viene tolta la capacità di amare, Federico, potrai sempre fare qualcosa. L’inferno è perdere anche la libertà di amare.”

 “..forse più che attraversare il mare è duro resistere a terra, senza rinunciare alla vastità che il mare ti ha ficcato nel cuore.”

Leggetelo!

Annunci

5 pensieri su “Ciò che inferno non è – Alessandro D’Avena

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...