Il bello d’esser brutti J-Ax

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E poi arriva, eccolo, cazzo, volevo il deluxe cioè la versione un pò più figa con agenda, dvd, cd e confezione megagalattica, poi mi dicono che si è esaurita in poche ore, cazzo, potevo ordinarlo, no, niente, preso il cd, il bello d’esser brutti, in macchina, nel Pc, nel Galaxy, e boooom J-Ax, colpisce, fa saltare, fa pogare, fa ballare, 20 tracce, tanta roba, per dirla alla tamarro, un disco che non mi annoia e credo, mi terrà compagnia per un bel pò di questo 2015.

Si parte con “Intro” che mette in chiaro un pò la sua fragilità, il ripartire da zero, per passare subito ad essere “Ribelle e basta”, si sente il suo nuovo stile, rap n roll, ma c’è spazio per l’Old Skull insieme ai Club dogo, sento atmosfere 883, una tra le 20 bombe è proprio di Max Pezzali, gran pezzo pop “caramelle” con Neffa, la irriverente e cattiva “hai rotto il catso”, sembra di stare sulle montagne russe, si sale, si scende con grande adrenalina, si arriva al bello d’esser brutti come un inno all’essere se stessi che in fondo si può fare bene lo stesso nell’amore come nel lavoro, c’è la canzone con il suo socio fedez con ritornello super pop radiofonico, con il fratello invece canta la canzone più alcolizzata e sfrenata dell’album, c’è il singolo con la bravissima Nina Zilli, si finisce come si è iniziato, cantando la sua vita con ” l’uomo col cappello”.

Prima settimana nei negozi, disco d’oro, seconda settimana, disco di platino, terza settimana, terzo tra i più venduti, meritato senza discussione, il funkytarro è tornato, si è rimesso in gioco, ha formato una vera band e da marzo inizierà a martellare suonando nei club, inutile dirlo, io ci sarò!!

Contro il fanatismo – Amos Oz

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La prima sensazione che mi ha lasciato è che in qualche modo si vive nella speranza, quella vera, quella costruttiva, quella possibile in un contesto impossibile, un libriccino di 80 pagine che si leggono amabilmente in un paio di ore o in due giornate dove viene evidenziata la natura del fanatismo, le possibili soluzioni per superarlo soprattutto attraverso la via del compromesso, tante volte considerato segno di arresa che di possibile luce nel buio più totale.

Lo scrittore, parlando di sé, della sua vita, della sua famiglia, ci fa scoprire la bellezza di scrivere pensando con la testa degli altri, fantasticando, e cercando di capire le azioni e i pensieri di chi ci sta davanti. Il fanatismo nasce dalla disperazione e dall’assenza di comprensione verso gli altri; per poter uscire dal labirinto del fanatismo, secondo Amos Oz, c’è bisogno di avere una propensione all’ascolto dell’altro, ci vuole ironia, autoironia, umorismo, saper ridere dei propri difetti senza pensare che solo gli altri sono nel torto, c’è bisogno di capire e sapere la storia degli altri per poterci entrare noi stessi e avere una idea più chiara di come gli altri ci vedono.

Non c’è una storia più forte o più valida dell’altra, ma ci sono tante storie diverse ma valide entrambe, nell’analisi del fanatico, si arriva al dramma arabo palestinese, ebreo israeliano in cui non si può assolutamente distinguere chi è il bene chi è il male, chi il buono chi il cattivo, perché entrambe i popoli in questione hanno validi motivi per reclamare il diritto di vivere nella stessa terra.

La soluzione a questo infinito conflitto tra i due popoli deve essere il compromesso che per Oz è sinonimo di vita e il contrario di compromesso è fanatismo. Quindi si arriva a dire che tutti i due popoli dovranno cedere per poter vivere in pace, dovranno divorziare stando comunque nella stessa casa attraverso nuovi spazi e nuovi confini. Non è semplice ma avere coscienza della storia dell’altro, riconoscere l’altro e arrivare a dei compromessi può essere veramente una partenza concreta per la pace.

Amos Oz ha un punto di vista che condivido molto, criticando gli arabi per non aver accettato quello che era stato deciso nel 1948 e criticando gli israeliani nel non aver compreso e saputo gestire il dramma dei profughi arabi palestinesi dopo la guerra del 1948, cerca di stare un po’ sopra le parti, cerca di stare dalla parte della pace, ha vissuto in prima persona da soldato israeliano le guerre e queste sue esperienze negative lo ha portato ad insistere nel pensiero del compromesso come via di fuga al continuo scontro tra i due popoli.

Fiesta – Ernest Hemingway

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Nell’euforia, mi son fatto trascinare dall’onda di Hemingway, e ho scoperto che proprio a casa nel vecchio armadio tra vecchi libri c’era questa vecchia edizione del 1958 al costo di 600 lire, tanto vecchio il libro, quanto attuale il contenuto delle pagine che ahimè si staccano, ma che hanno un fascino tutto loro!

Siamo negli anni del dopo prima guerra, jake e la sua compagnia vivono in Europa tra Francia e la Spagna, il romanzo si colloca, infatti, tra Parigi, Pamplona, Madrid, San Sebastian. SI racconta di una generazione perduta tra alcol, gelosie, serate mondane, risse, matrimoni falliti.

E’ il racconto di un gruppo di amici che si ritrova a vedere la fiesta, la corrida a Pamplona, una città in delirio, affollata da turisti, da uomini e donne che ballano, bevono, ridono, senza pensieri, e soprattutto che guardano con grandissimo interesse le corride che invadono le strade della città. E come spesso succede, nel gruppo di questi amici inizieranno i primi dissapori, le gelosie, i malintesi, le frasi non capite che smantella la falsa iniziale armonia. L’origine di tutto è una bellissima donna inglese Brett che è contesa da diversi uomini, questa nonostante i suoi folli e fulminei innamoramenti è e sarà sempre legata a Jake, il quale porta una ferita da guerra da renderlo impotente.

Un romanzo cupo ma nello stesso tempo brillante che parla di tutto che sembra si possa essere un lieto fine anche se questo lieto fine non lo leggiamo, parla di sentimenti, della fragilità dell’uomo e dei suoi vizi, descrizioni che ti fan entrare in questo gruppo di amici devoti all’alcol e ai guai e che ti fan capire la crudeltà della corrida!

Endkadenz vol. 1 – Verdena

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3 ragazzi che fanno del rock in Italia, a prescindere dai gusti musicali, sono da supportare poi se pensi che suonano da 20 anni insieme ancora di più, sono esplosi, si sono evoluti, han cambiato, hanno sperimentato, hanno suonato e pure tanto e ora siamo nel 2015 con il loro primo volume del loro ultimo lavoro, infatti senza data certa, uscirà il loro secondo volume nel corso dell’anno.

2 fratelli e una bionda vivono di musica, creando atmosfere di malinconia, di forza, di voglia, di ripresa, di inquietudine con arrangiamenti complessi a volte diversi da sempre, certo originali che non annoiano ma che incuriosiscono che stimolano a riascoltarli mille volte ancora.

Una sorpresa assoluta per me che avevo un po’ perso entusiasmo per la loro evoluzione musicale, ma hanno una vena artistica nell’esprimersi soprattutto con la musica che mi ha sempre affascinato e questo ultimo disco mi ha completamente colpito!

Il mio San Valentino l’ho passato con le loro musiche distorte, i loro testi quasi incomprensibili lasciandomi una buona dose di carica e facendomi dimenticare questa santa festa degli innamorati!

Rock on!

Il vecchio e il mare – Ernest Hemingway

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Come dicevo nell’ultimo post leggendo “L’alchimista” scopro che il nome del protagonista di Paulo Coelho è ripreso dal libro in questione, infatti il vecchio si chiama Santiago, e così senza pensarci due volte, finito il lavoro, vado direttamente in libreria e ho preso questo piccolo libriccino, inserito tra i classici moderni!

Si parla molto di pesca, di tecniche, di lenze, di fiocine di tutto un mondo che certo non è un mondo al quale sono attratto, ma la storia, l’avventura del vecchio ti trascina, ti porta a leggere fino l’ultima pagina, questo vecchio quindi si chiama Santiago ed è un pescatore, sembrerebbe proprio vecchio dalla descrizione dell’aspetto fisico, ma ha occhi ancora brillanti, si vede il mare attraverso i suoi occhi, Santiago ogni giorno va a pescare insieme ad un ragazzo di nome Manolin, ma dopo 40 giorni senza pescare nulla, i genitori del ragazzo lo obbligano a lasciare il vecchio considerato, un uomo sfortunato, il ragazzo, però, che ha vissuto con lui giornate intere è legato al vecchio, e lo aiuterà, comunque, a portare tutti gli strumenti di pesca nonostante non pescano più insieme, il ragazzo si rattrista a vedere Santiago che ogni giorno torna con la sua barca senza nessun pesce pescato, segno di tenerci a quest’uomo.

Il vecchio non si perde d’animo e nonostante ottantaquattro giorni senza pescare nulla, riprende il mare da solo, e con coraggio e forza ci riprova, un uomo, avanti con l’età, la sua barca, il desiderio e la speranza di pescare per poter vivere e far mangiare altri uomini, Cuba, il mare, pieno di insidie, di fortune e sfortune, la natura, la solitudine, il rapporto conflittuale e non tra uomo e natura, e attraverso esperienza, arguzia, intelligenza riuscirà a pescare un pesce enorme, gigantesco, dovrà lottare per vincere questa partita, si perché il pesce che è un Marlin lungo 5 metri e mezzo abbocca all’amo di Santiago , ma sarà una vera impresa ad ucciderlo ci vorranno 2 giorni in cui lo stesso pesce porterà a largo Santiago, iniziando un rapporto tra uomo e il pesce, di sfida, di rispetto, alla fine avrà la meglio il vecchio, ma da una incredibile vittoria si cela una pesante sconfitta del ritorno a casa, perché questo pesce ucciso, pescato sarà preda da pescecani che lo divoreranno.

Si dice che Hemingway negasse assolutamente che questa storia fosse una storia di allegorie e simbolismi, forse se lo dice l’autore stesso sarà di certo così, è, però, evidente che si possano tirare fuori tanti temi come ho detto prima, dal rapporto uomo natura, al non perdersi d’animo mai, dal coraggio all’affrontare la vita con forza, i pensieri di chi si sente vinto o vittorioso, la fragilità dell’uomo di fronte al mare, il parlare da soli ad alta voce e l’entusiasmo/piacere di parlare con una persona che ti vuole bene. un libro che si legge in poche ore che ti fa affezionare al vecchio e al suo mondo.

“La pesca mi uccide proprio come mi dà da vivere”

L’alchimista – Paulo Coelho

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Nella neve succede anche di avere tra le mani questo libro, in questa bellissima edizione, con una copertina pieni di colori vivi che solo a guardarla ti mette buonumore, trasmette solarità e curiosità.

Mi viene da dire wow oppure uaoo, appena finito di leggerlo ho avuto la sensazione che lo rileggerò, si è un libro da rileggere, certo non è, magari, un poliziesco con una trama con colpi di scena uno dietro l’altro, ma è un libro che ti rimane dentro, che ti scuote, che ti appassiona, che ti lascia interrogativi, risposte, dubbi, spunti su cui creare una discussione con chi condivide pezzi di vita con te.

La trama? ma che trama, abbiamo a che fare con noi stessi, con la nostra vita, con il nostro percorso, con le nostre paure, con le nostre convinzioni, e grazie a Santiago, protagonista della storia, pastore nomade con le sue pecorelle in giro per tutta la spagna, ci immergeremo in un fantastico viaggio partendo dalla Andalusia, attraversando l’Africa, il deserto, le piramidi per capire l’alchimia che c’è tra noi e il cielo, tra noi e la natura, tra noi e il nostro io e nostro cuore.

Ho avvertito “magia” in questo racconto, in fin dei conti, l’alchimista è una specie di mago e Santiago attraverso il suo sogno, imparerà un milione di cose tra cui il coraggio, la saggezza, comprenderà quei “segni” che la vita mette a disposizione anche attraverso la vita delle persone che incontra come il re, la zingara, l’inglese, il maestro, i guerrieri e il suo amore, Fatima. Incontreremo tanti luoghi pieni di significato come il deserto, le oasi, una chiesetta abbandonata con vicino un enorme sicomoro e proprio questa chiesetta e il sicomoro sarà l’inizio e la fine di questo viaggio, percorso, cammino che è la crescita!

Nella prefazione lo stesso autore Paulo Coelho cita “il vecchio e il mare” di Hemingway per raccontare il perché chiamare il protagonista di questo libro Santiago, ecco oggi, casualmente, libreria, taac, lettera H, Hemingway, taac, il vecchio e il mare, taac, cassa, taac, comprato, taac e sarà il prossimo libro che leggerò!

“Le dune si trasformano con il vento, ma il deserto rimane uguale. Così sarà il nostro amore.”

E tre!

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Attesa, pensieri, ansia, ci mette pure il meteo, poi arriva il giorno, ti prepari, ti copri, e vai, oggi è il mio giorno di riposo, ma per il tempo non è per un cazzo il suo giorno di riposo, chissenefrega, pure la neve se ne frega, una stazione, un centro commerciale, una libreria di 3 piani, mi perdo come al mio solito, vorrei comprare un milione di libri, un migliaio di dischi, una fila immensa in coda per pagare e mancano 9 minuti alla partenza, e allora vaffanculo, corri e prendi il treno, ti siedi, attacchi il tuo smartphone, apro il libro ed entro in un mondo così lontano come il Giappone ma così intrigante, intanto dal finestrino nevica, nevica, ma poi il treno va così veloce che non vedi più la neve, arrivato in ritardo, cazzo scendo, via, giornalaio, chiedo un biglietto x un autobus, esco e diluvia come credo non abbia diluviato da sempre, ma dove cazzo sono finito, vado verso la fermata, bagnato, fradicio, e penso quanto cazzo sarò sexy così conciato, salgo sull’autobus e vado ma non so dove cazzo sto andando, e guardo fuori, la neve è bella grossa e se ne frega, la seconda volta che lo dico, amen, vedo una coop, la coop sei tu, mi dicono di scendere e scendo, cammino e poi finalmente tutto si fa così chiaro sotto quell’ombrello, sotto quei cappucci, sotto quella neve che si attacca, che blocca la città, che maledico ogni volta che scende, che se ne frega, e tre!

Acquanera – Valentina D’Urbano

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L’anno scorso avevo letto “il rumore dei tuoi passi” di Valentina D’Urbano e dato che la lettura mi era piaciuta molto, quest’anno mi son incuriosito ad entrare con molta apprensione nel misterioso lago di Acquanera di un paesello piccolo sperduto tra le montagne con le casette tutte schierate di Rocciachiara…

Una storia completamente diversa dal primo che ho letto, tra l’altro un tema, un mondo del paranormale o comunque di quel mondo che c’è e non c’è, che non mi ha mai appassionato, invece sono stato letteralmente rapito dai personaggi femminili, dalla scrittura di Valentina D’Urbano, dalla storia che viene raccontata, spiegando le radici, segreti, dinamiche di una famiglia fatta da solo donne accomunate da un sorprendente e problematico talento o dono che sia.

E’ una famiglia fatta di sole donne, la nonna Elsa, la mamma Onda, la figlia Fortuna e la sua amica Luce, gli uomini per casualità, per coincidenze o forse no, non sopravvivono, e ci troviamo a seguire queste donne nel corso della loro esistenza accomunata dal poter comunicare con chi non c’è più.

E’ una lettura che ti lascia costernato, che ti fa riflettere sul rapporto che si evolve, che si trasforma, che rimane immobile tra queste donne, lettura piena di amore, di odio, di paura, di amicizia, di speranza di capovolgere le cose, di un lago che ruba l’anima, di un bosco fatto di sentieri nascosti, di un cimitero, di bambine che crescono, passando un’infanzia che non si può certo dire normale, bambine che sono escluse, allontanate dai loro coetanei per dicerie o per verità che si scoprono nella piazzetta dove si raccoglie tutto il piccolo paese, di cicatrici che vuoi dimenticare, ma che rimangono sulla pelle e sul cuore, di desiderio di scappare, ma dove scappi se poi il passato ti rincorre, il lettore segue con apprensione le protagoniste per sperare in un loro riscatto o quanto meno per scoprire cosa c’è dietro a tutto questo mistero vicino al lago. Assolutamente sorpreso positivamente da questa storia tra il reale e l’irreale, tra i vivi e i morti, tra la luce e il buio, tra la verità e la bugia, tra coraggio e paura!

“Questo paese ti erode, ti mangia dentro. Ti consuma, come fa l’acqua nera con le rocce.”