Contro il fanatismo – Amos Oz

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La prima sensazione che mi ha lasciato è che in qualche modo si vive nella speranza, quella vera, quella costruttiva, quella possibile in un contesto impossibile, un libriccino di 80 pagine che si leggono amabilmente in un paio di ore o in due giornate dove viene evidenziata la natura del fanatismo, le possibili soluzioni per superarlo soprattutto attraverso la via del compromesso, tante volte considerato segno di arresa che di possibile luce nel buio più totale.

Lo scrittore, parlando di sé, della sua vita, della sua famiglia, ci fa scoprire la bellezza di scrivere pensando con la testa degli altri, fantasticando, e cercando di capire le azioni e i pensieri di chi ci sta davanti. Il fanatismo nasce dalla disperazione e dall’assenza di comprensione verso gli altri; per poter uscire dal labirinto del fanatismo, secondo Amos Oz, c’è bisogno di avere una propensione all’ascolto dell’altro, ci vuole ironia, autoironia, umorismo, saper ridere dei propri difetti senza pensare che solo gli altri sono nel torto, c’è bisogno di capire e sapere la storia degli altri per poterci entrare noi stessi e avere una idea più chiara di come gli altri ci vedono.

Non c’è una storia più forte o più valida dell’altra, ma ci sono tante storie diverse ma valide entrambe, nell’analisi del fanatico, si arriva al dramma arabo palestinese, ebreo israeliano in cui non si può assolutamente distinguere chi è il bene chi è il male, chi il buono chi il cattivo, perché entrambe i popoli in questione hanno validi motivi per reclamare il diritto di vivere nella stessa terra.

La soluzione a questo infinito conflitto tra i due popoli deve essere il compromesso che per Oz è sinonimo di vita e il contrario di compromesso è fanatismo. Quindi si arriva a dire che tutti i due popoli dovranno cedere per poter vivere in pace, dovranno divorziare stando comunque nella stessa casa attraverso nuovi spazi e nuovi confini. Non è semplice ma avere coscienza della storia dell’altro, riconoscere l’altro e arrivare a dei compromessi può essere veramente una partenza concreta per la pace.

Amos Oz ha un punto di vista che condivido molto, criticando gli arabi per non aver accettato quello che era stato deciso nel 1948 e criticando gli israeliani nel non aver compreso e saputo gestire il dramma dei profughi arabi palestinesi dopo la guerra del 1948, cerca di stare un po’ sopra le parti, cerca di stare dalla parte della pace, ha vissuto in prima persona da soldato israeliano le guerre e queste sue esperienze negative lo ha portato ad insistere nel pensiero del compromesso come via di fuga al continuo scontro tra i due popoli.

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