Il giorno della civetta – Leonardo Sciascia

2015-06-23 16.45.02

Succede anche a me di fare pulizia, ordine e tra una scatola di subbuteo e un raccoglitore di appunti di università ormai sfumata, mi è scivolato tra le mani questo libricino di una centinaia di pagine un pò impolverato, un pò magico. Non immaginate, mi sembravo un bambino che scarta a Natale il suo regalo tanto desiderato, e per forza di cose mi sono messo subito a leggerlo senza se e senza ma (Ah penso alle superiori che maledicevo l’insegnante che ci dava per le vacanze pasquali questo genere di libri! come cazzo si cambia!).

E così di colpo mi ritrovo in Sicilia anni ’60, un omicidio, omertà assoluta, personaggi loschi, politica quanto meno discutibile, carabinieri, capitani alla ricerca di qualcosa più grande di loro, la mafia, ma nessuno vuole ammettere l’esistenza della mafia, vista non come una organizzazione criminale ma piuttosto come un vero e proprio sistema che influenza tutti gli interessi economici regionali e nazionali, così forte e potente da non far parlare di sè.

Il Capitano Bellodi che riesce a sciogliere tanti nodi per arrivare alla verità, alla ragnatela della mafia, si vedrà in un attimo vanificare tutto il suo lavoro paziente svolto, grazie a false testimonianze. Si capirà come mafia e politica siano vicini quasi uno dipendente dall’altro, da rimanere sfiduciati, lo stato è vittima ma nello stesso tempo partecipe dei malaffari.

Pur non condividendo il pensiero mafioso malavitoso, nel comandante Bellodi c’è una sorta di rispetto per la logica imposta e seguita da questi uomini d’onore. E’ da leggere tutto di un fiato l’interrogatorio tra il capo mafioso e il Capitano per capire i pensieri di chi sta dentro e chi sta fuori dalla mafia.

« Io ho una certa pratica del mondo; e quella che diciamo l’umanità, e ci riempiamo la bocca a dire umanità, bella parola piena di vento, la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà… Pochissimi gli uomini; i mezz’uomini pochi, ché mi contenterei l’umanità si fermasse ai mezz’uomini… E invece no, scende ancor più giù, agli ominicchi: che sono come i bambini che si credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi…E ancora più giù: i pigliainculo, che vanno diventando un esercito… E infine i quaquaraquà: che dovrebbero vivere come le anatre nelle pozzanghere, ché la loro vita non ha più senso e più espressione di quella delle anatre… Lei, anche se mi inchioderà su queste carte come un Cristo, lei è un uomo… »  (Don Mariano Arena parla al Capitano Bellodi).

Scritto nei primi anni ’60 eppure mi sembra così attuale…….o no?

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