Mi sa che fuori è primavera – Concita De Gregorio

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Ecco è sempre così quando vado in vacanza mi perdo via, sono proprio in un altro mondo, avevo fatto uno zaino di quasi solo libri e dopo una settimana di mare non ho toccato neanche un libro, poi mi ritrovo in una piccola libreria spartana e mi metto pure a comprare un ennesimo libro con la consapevolezza che probabilmente non lo avrei letto… ma cazzo al mare nonostante relax sole ombrellone, ci son troppe distrazioni per non dire le belle donne bikini i sederi nudi gli sguardi non hai tempo di fare nulla; la vita di mare stancaa…scherzo ovviamente! Cmq tornando a me ho preso questo libro con copertina bianca “mi sa che fuori è primavera” e come per magia in 2 giorni l’ho letto..

Una storia drammatica un mix di thriller di suspense di incredulità di verità di finale che non c’è perché due figlie piccole son sparite, perchè il papà di queste due bimbe le aveva portate in vacanza come d’accordi con la sua quasi ex moglie ma poi più tornate indietro perché questo papà si suicida. Indagini fatte approssimativamente, poca attenzione sul caso non fermano la volontà della mamma, la ex moglie a cercare la verità. Per farlo deve affrontare sé stessa, gli altri, la sua stessa vita arrivando a riflessioni profonde toccanti di una persona persa che prova a vivere nonostante un dolore infinitamente lacerante, tenta di trovare un inizio da una fine senza una fine. Si domanda anche perché non esiste una parola italiana che identifica la sua situazione cioè di madre che ha perso figli che non sa cosa può essere successo.

Vero tra le onde del mare scogli sole questo libro sembrerebbe poco adatto, invece fa riflettere, ti dà nuovi spunti su cui ripartire, ti stimola e per incanto apprezzi tutto quello che hai che vivi non come normalità ma come vera gioia.

Io sono Malala – Malala Yousafzai con Christina Lamb

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Il caldo, i turni di lavoro, il caldo, impegni quotidiani, commissioni e soprattutto il caldo (se non lo avete capito) mi ha fatto rallentare la lettura di questo bellissimo e ahimè triste libro ma che da una speranza che da voglia di reagire, di essere attivo e positivo in questa vita che non fa sconti a nessuno soprattutto a chi, paradossalmente, non ha niente e subisce ogni giorno ingiustizie di ogni tipo.

Siamo nella valle dello Swat, in Pakistan, a nord del Pakistan, di fianco c’è l’Afghanistan dove gli Stati Uniti bombarderanno dopo quell’11 settembre maledetto, facendo scappare i terroristi proprio lì in Pakistan, proprio lì dove una bambina di nome Malala Yousafzai vive la sua vita, con il desiderio di imparare, di leggere tutti i libri del mondo.

La storia politica del Pakistan e la sua evoluzione porta solo danni a chi ci vive, soprattutto da quando entrano in scena i talebani  e la loro distorta e assurda interpretazione del corano e dell’Islam che vede la figura della donna sottomessa, che si deve coprire, che non deve andare a scuola, che deve stare chiusa in casa senza sapere cosa le accade intorno.

Questi talebani fanno paura a tutti, perchè chi non segue le loro idiozie viene punito in modo violento, ma non fanno paura ad una bambina di 12 anni che supportata da un padre valoroso, protesta contro le leggi di questi pazzi, attraverso semplicemente libri e la penna.

I talebani temono questa bambina e lo dimostrano nel tentativo di ucciderla sparandole alla testa, Malala, ora ha 18 anni, è riconosciuta in tutto il mondo, riceve un sacco di premi per la pace, per la solidarietà, per il suo spirito di aiutare chi è in difficoltà, vive in Inghilterra, lei vorrebbe tornare nella sua valle, dicono che ora non è il momento, ma lei ha deciso che tornerà.

Sempre più convinto che leggere queste storie possa aiutare a capire come sta andando il mondo dove sta andando, non so se centra oppure no, ma quello che è successo a Roma a proposito di immigrati è proprio frutto di ignoranza folle, ecco ci vorrebbe che la gente leggesse che si informasse perchè la violenza non porta da nessuna parte.

“L’istruzione non è nè occidentale nè orientale, è un diritto umano.”

Zona rossa – Roberto Satolli, Gino Strada

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Altra storia, una epidemia, metà 2014,  lì in Africa tra la Liberia, Sierra Leone e Guinea, un virus nuovo(provoca la morte in pochi giorni se non viene subito affrontato) che arriva dalle foreste attraverso un pipistrello che contagia per caso un altro essere non animale ma un essere umano e da lì il moltiplicarsi di questo misterioso virus a queste regioni africane in cui non si smette di fare le guerre, dove corruzione ed ignoranza primeggiano, dove povertà, miseria, sistemi sanitari ridotti e scarsi, poca igiene sono all’ordine del giorno, dove il neocolonialismo continua imperterrito a sfruttare tutte le ricchezze e materie prime del posto. Ma finchè rimane nei limiti territoriali lontani dal resto del mondo come Europa e America c’è una imbarazzante indifferenza come a dire “speriamo che rimanga lì e che finisca presto” poi però succede che i malati di questo virus Ebola compaiano anche negli Stati Uniti, in Spagna ed improvvisamente dopo mesi e mesi di indifferenza, c’è un vero ritorno mediatico, un interesse planetario, un allarmismo pazzesco anche giustificato dalle conseguenze che può portare questo virus Ebola, ma fa riflettere come quando una cosa non ci tocca da vicino siamo così poco attenti e tanto egoisti.

Una testimonianza vera sul posto di chi ha vissuto mesi incredibili, di morti sotto gli occhi, di disagio verso un problema che non si sa come risolvere, testimonianza di tre medici(tra i quali Gino Strada e tutto quello che è l’associazione Emergency, Fabrizio Pulvirenti, infettivologo,contagiato da Ebola) che hanno fatto quello che dei medici dovrebbero fare(cosa che affermano proprio loro), dedicarsi ai pazienti, affrontare le emergenze e chiedere sostegni aiuti per debellare il virus, trovare delle alternative, delle cure, discutere su quale medicina provare su un virus completamente nuovo, affrontare rapporto medico paziente nel senso che non è mai facile curare un paziente portatore di una malattia che può contagiare, riflettere come non ci sono pazienti di serie A e di serie B, che tutti dovrebbero essere curati con le migliori cure possibili a prescindere dall’essere ricco, povero, maschio, femmina, etnia, religione, africano, americano e quant’altro.

Sarà casuale ma sto leggendo sempre più libri che parlano di Africa, e mi rendo conto come l’Africa sia il centro del mondo nel bene e nel male, tutti i problemi che vediamo ai telegiornali ci riportano a situazioni di disagio in queste terre e forse sarebbe il caso che dedicassimo più tempo più denaro lì dove si muore per tutto e solo così potremmo venirne fuori, gli immigrati, i barconi, la povertà, le guerre, le malattie sono conseguenze dell’uomo occidentale, del suo volere tutto per sè, è così una utopia cercare di far vivere con dignità più persone possibili? O sono solo un cazzo di persona ipocrita che parla da un pc con il climatizzatore acceso che è facile fare il buonista quando si sta fuori dai mille problemi?

“La consapevolezza della fragilità umana e la prospettiva certa del limite della morte, vicina o lontana…sono l’essenza del mestiere del medico e di uomo. Ed è anche l’unica che ci consente di essere tutti veramente uguali: poveri o ricchi, sapienti o ignoranti, neri o bianchi.”

” I virus sono ovunque e in nessun luogo, ciechi, sordi ed indifferenti alle nostre paure e speranze come ogni altra cosa nell’universo, viva e inerte che sia.”

“Il virus può essere anche nuovo, ma i pregiudizi e la discriminazione sono vecchissimi.”

Cuore primitivo – Andrea De Carlo

2015-07-03 15.26.04

Una caduta da un tetto può creare od evidenziare mille problematiche di una coppia sposata da diversi anni dalla noia all’abitudine, dal non fare sesso a non essere ironici come un tempo, Craig è un uomo alquanto bizzarro, un antropologo, solo il nome verrebbe da evitarlo, molto schematico, molto riflessivo e si scopre molto paranoioco ma assolutamente veritiero e realistico, lei è Mara una scultrice di gatti, sembra l’opposto di Craig(inglese, con humor classico inglese) dicevamo lei è un’artista, non ha schemi, è molto solare, vive di istinto e che istinto pensando al finale, forse confusionaria, leggera, disordinata, ma crede nei sentimenti, è innamorata della sua casa al mare in Liguria, le piace quello che c’è in questo paesino Canciale, il contrario di lui che però per farla contenta x diversi anni passa le sue vacanze estive in Italia.

Da una caduta da un tetto, quindi, si sviluppa tutto il romanzo, dalla conoscenza degli abitanti di Canciale al rapporto matrimoniale dei due nostri personaggi non certo idilliaco per arrivare a chi farà i lavori di riparazione del tetto, un certo Ivo, un uomo che affascina la nosta Mara ma come avverte istintivamente suo marito craig ha dei lati oscuri che verranno fuori soprattutto nel finale della storia.

Quando parlo di Andre De Carlo sono troppo di parte, perchè è stato uno dei quei autori che a 20 anni ho consumato e riconsumato e quindi ogni suo libro per me è diventato obbligatorio leggerlo, perchè scrive bene, perchè riesce sempre a dare nuovi risvolti ai sentimenti amorosi e non, in questo romanzo ho trovato, però forse, un pò pesantuccio tutta la parte dei pensieri che ha Craig sul suo matrimonio, su mara, sul suo lavoro, mi sono sembrati pensieri accademici, quasi dei saggi che si staccavano un pò dalla trama, mentre la parte che ho trovato bella sono stati i silenzi, e tutte quelle domande che i personaggi volevano formulare ma che non riuscivano a dire, quante volte mi è capitato e mi continua a capitare!

Parlando di cuore primitivo il marito,a me antipatico noioso ma è un mio pensiero di lettore che ha un caldo fottuto dice “Non c’è niente di inspiegabile in quello che sentiamo o facciamo davvero; è solo che le spiegazioni ci causano imbarazzo e troviamo più conveniente non ricercarle con troppa insistenza.” antipatico si, ma puntuale!