Zona rossa – Roberto Satolli, Gino Strada

2015-07-08 12.23.55

Altra storia, una epidemia, metà 2014,  lì in Africa tra la Liberia, Sierra Leone e Guinea, un virus nuovo(provoca la morte in pochi giorni se non viene subito affrontato) che arriva dalle foreste attraverso un pipistrello che contagia per caso un altro essere non animale ma un essere umano e da lì il moltiplicarsi di questo misterioso virus a queste regioni africane in cui non si smette di fare le guerre, dove corruzione ed ignoranza primeggiano, dove povertà, miseria, sistemi sanitari ridotti e scarsi, poca igiene sono all’ordine del giorno, dove il neocolonialismo continua imperterrito a sfruttare tutte le ricchezze e materie prime del posto. Ma finchè rimane nei limiti territoriali lontani dal resto del mondo come Europa e America c’è una imbarazzante indifferenza come a dire “speriamo che rimanga lì e che finisca presto” poi però succede che i malati di questo virus Ebola compaiano anche negli Stati Uniti, in Spagna ed improvvisamente dopo mesi e mesi di indifferenza, c’è un vero ritorno mediatico, un interesse planetario, un allarmismo pazzesco anche giustificato dalle conseguenze che può portare questo virus Ebola, ma fa riflettere come quando una cosa non ci tocca da vicino siamo così poco attenti e tanto egoisti.

Una testimonianza vera sul posto di chi ha vissuto mesi incredibili, di morti sotto gli occhi, di disagio verso un problema che non si sa come risolvere, testimonianza di tre medici(tra i quali Gino Strada e tutto quello che è l’associazione Emergency, Fabrizio Pulvirenti, infettivologo,contagiato da Ebola) che hanno fatto quello che dei medici dovrebbero fare(cosa che affermano proprio loro), dedicarsi ai pazienti, affrontare le emergenze e chiedere sostegni aiuti per debellare il virus, trovare delle alternative, delle cure, discutere su quale medicina provare su un virus completamente nuovo, affrontare rapporto medico paziente nel senso che non è mai facile curare un paziente portatore di una malattia che può contagiare, riflettere come non ci sono pazienti di serie A e di serie B, che tutti dovrebbero essere curati con le migliori cure possibili a prescindere dall’essere ricco, povero, maschio, femmina, etnia, religione, africano, americano e quant’altro.

Sarà casuale ma sto leggendo sempre più libri che parlano di Africa, e mi rendo conto come l’Africa sia il centro del mondo nel bene e nel male, tutti i problemi che vediamo ai telegiornali ci riportano a situazioni di disagio in queste terre e forse sarebbe il caso che dedicassimo più tempo più denaro lì dove si muore per tutto e solo così potremmo venirne fuori, gli immigrati, i barconi, la povertà, le guerre, le malattie sono conseguenze dell’uomo occidentale, del suo volere tutto per sè, è così una utopia cercare di far vivere con dignità più persone possibili? O sono solo un cazzo di persona ipocrita che parla da un pc con il climatizzatore acceso che è facile fare il buonista quando si sta fuori dai mille problemi?

“La consapevolezza della fragilità umana e la prospettiva certa del limite della morte, vicina o lontana…sono l’essenza del mestiere del medico e di uomo. Ed è anche l’unica che ci consente di essere tutti veramente uguali: poveri o ricchi, sapienti o ignoranti, neri o bianchi.”

” I virus sono ovunque e in nessun luogo, ciechi, sordi ed indifferenti alle nostre paure e speranze come ogni altra cosa nell’universo, viva e inerte che sia.”

“Il virus può essere anche nuovo, ma i pregiudizi e la discriminazione sono vecchissimi.”

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