Lettera al padre – Franz Kafka

Tra i racconti di kafka c’è anche “lettera al padre” e per curiosità l’ho letta, più che una lettera è un tema di 60 pagine, in cui c’è tutto: l’amore, la paura, i dubbi, l’insicurezza, l’educazione, la convinzione, i desideri, le speranze, le delusioni, i fallimenti che ci possono essere tra un padre molto autoritario e dispotico ed un figlio timoroso, a volte arrendevole ma nello stesso tempo deciso nell’affrontare un rapporto che ha influenzato tutta una vita.

Questa lettura, non così semplice come pensavo, mi ha portato in quasi tutte le 60 pagine a riflettere inevitabilmente sul rapporto completamente diverso e direi”malato” in senso positivo tra me e mio padre. Vorrei, cazzo, avere la forza o il coraggio di iniziare una lettera e scrivere Caro papà… ma poi mi fermo e mi blocco, sono tante le immagini, le parole, le parole non dette che il foglio, paradossalmente, rimarrebbe bianco. Sarebbe, però, una lettera di riconoscimento, di ringraziamento, di pura devozione per la sua goffa, insicura, ma bellissima dedizione, direi, totale che ha avuto nei miei riguardi, forse troppa che a 40 + 1 anno il cordone ombelicale è ancora troppo saldo e ora che forse i ruoli si sono ribaltati non è facile slegare questo cordone…

 

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La metamorfosi – Franz Kafka

Leggendo i milioni di libri che mi passano tra le mani, mi accorgo quanti libri citano altri libri, che italiano pessimo, peggio di uno straniero scrivo; e mi piacerebbe scrivere un libro?? alt, ho perso il succo del discorso, ripeto…leggendo diversi libri ho notato che si nominano spesso concetti, storie di altri romanzi passati, uno fra tutti è sicuramente la metamorfosi di Franz Kafka…e allora mi son detto lo devo leggere, anzi lo devo rileggere, perchè me lo ricordo come lettura a scuola…cerco, cerco, cerco a casa, niente non lo trovo, come impazzito sono andato a comprarne un copia di racconti di Kafka con “la metamorfosi” presente….

Non ho messo neanche la foto della copertina, e non farò certo neanche una recensione, ne scriverò una trama, perchè è talmente conosciuta questa storia che direi solo ovvietà già quali sono quelle che sto già scrivendo!

Il bello di leggere che ti invoglia a curiosare tra libri che magari hai letto a scuola che ti ricordi una palla mostruosa, ma che poi con l’età che avanza forse apprezzi di più, questo  è un piccolo racconto, si legge in una mattina d’inverno in attesa di andare al lavoro, e ti trovi davanti a mille tematiche con una semplice trasformazione da essere umano ad un animale o meglio ad un insetto, condizione assolutamente orribile agli occhi della gente dei propri cari.

Il protagonista si chiama Gregor, e il nome Gregor mi ricorda la saga di Gregor per adolescenti di Suzanne Collins, non c’entrerà nulla ma in questa saga per bambini gli insetti, scarafaggi sono protagonisti assieme al bambino gregor nelle sue avventure.

Sembra che si parla di diversità, come viene vista e percepita dagli altri ma soprattutto da chi vive la diversità in prima persona, affrontando la nuova trasformazione attraverso la vita che si faceva prima, o semplicemente questa metamorfosi non è semplicemente estetica ma è la vera natura di cosa siamo noi veramente con i nostri sogni, desideri, problemi, angosce che nella vita di tutti i giorni teniamo nascosto per paura di cosa cazzo scusate, e vi lascio con questa domanda ma se domani mattina vi svegliate, dopo una notte di incubi, trasformati da insetti come vi comportereste? Ok meglio vado a lavorare

 

 

Storia della mia gente – Edoardo Nesi

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Non era in programma, è arrivato per caso a natale come regalo inaspettato, e nei momenti di pausa lavoro e non solo ho letto con curiosità questo libro che mi ha sorpreso come anche un argomento che può essere quello economico( argomento a me difficile da digerire) mi ha stimolato e non poco anche per uno stile di scrittura piacevole e scorrevole.

Non so se è  più un romanzo o più un’autobiografia, certo è la storia della sua famiglia nella sua Prato, della sua ditta dalla nascita fino ai giorni d’oggi dove lo scrittore si trova ad amministrare l’impresa tessile della sua famiglia e dove si trova ad affrontare la crisi economica finanziaria al punto da dover vendere quello che i suoi nonni hanno costruito con tanta tenacia e volontà, il lanificio Nesi e figli.

Da questa sconfitta diciamo il romanzo nasce e cresce d’intensità parlando di mercato, globalizzazione, dei cinesi che approffittano di un mercato senza più regole, di razzismo, di benessere che non c’è più, di decadenza nei valori, nel lavoro, nella professionalità per dare spazio ad economisti poco pratici, poco rivolti alle realtà della gente che lavora, economisti troppo dediti a concetti troppo astratti, come sarebbe bello crescere, vivere attraverso libri, cinema, arte ma ai tempi d’oggi sembra non conti più nulla se non il danaro, quello fatto in fretta, senza pensare molto alle risorse umane.

Si legge la consapevolezza di trovarsi più poveri rispetto ai nostri genitori che hanno lavorato in condizioni diverse, inferiori a quelle di oggi, ma nonostante questa consapevolezza, c’è la voglia di rimanere con la propria gente e andare avanti lo stesso con coraggio e dignità.

2 per zillyfree!

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una chitarra tra libri

WordPress mi dice 2 anni, wow!

2 anni di libri, musica, concerti, incazzature, foto, lavoro, amori non amori, illusioni, sogni a volte anche erotici, gelosie, recensioni, non recensioni, vacanze, mare, calcio, basket, conoscenze, nuovi bloggers, commenti, like, ricordi, foto, selfie, treni, pioggie, neve, freddo, sole, caldo, caldissimo, altri concerti, altri libri, librerie, attese, messaggi, stanchezza, leggere, scrivere, innamorarsi, lei che non arriva mai, pranzi, cene, buche, picche, parole, quante parole cazzo, cinema, film, mail e tu sempre da lassù che guardi che mi guardi.

buon compleanno zillyfree.

Il rumore delle perle di legno – Antonia Arslan

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Continuo nel viaggio della memoria di quella bambina che invecchia, Antonia Arslan si aggrappa agli odori, ai rumori, ai libri, alle immagini, ai racconti e aneddoti del nonno e intanto cresce e intanto il tempo passa, il mondo si evolve si involve ma il ricordo della tragedia è sempre lì non è così in primo piano come nei primi due libri, ma è sempre presente nelle parole, nel vento, negli occhi di chi non vuole dimenticare da dove proviene.

La bambina invecchia dicevo, entra nell’adolescenza, conosce l’amore, scopre la passione dei libri e dei viaggi che l’arrichiscono. Dopo Smirne siamo a Padova, in Italia, siamo quasi alla fine della seconda guerra mondiale, ci sono i fascisti e nazisti, ci sono le bombe, ma ci sono ancora i ricordi della famiglia armena, la felicità nell’apprendere che la guerra è finita, una nuova vita, una nuova casa, il ruolo dolce e fondamentale dei nonni, si sente il bene che la scrittrice vuole alla mamma che però stravede per l’altra figlia Paola, ma la bambina non si rassegna, e l’amerà nonostante non avrà mai l’attenzione desiderata.

Questo terzo episodio è meno incentrato sulle avventure o meglio sulle disavventure dei protagonisti ma più incentrato sul ricordo, sull’affetto, sul dolore, a volte mi sono perso negli aneddoti, ma nello stesso tempo mentre leggevo ho ricordato i miei affetti, la mia famiglia, le mie storie, la mia nonna, i miei zii e zie e questo è un aspetto per il quale non posso fare a meno dei libri, entro nelle storie degli altri per farle mie o per ricordare o rivivere alcuni momenti magari dimenticati ma basta una parola e si aprono improvvisi ed inaspettati flash!

“Ricordi usciti dalle loro scatole, che dilagano nel cuore, prendono possesso della mente, e quella luce diviene sempre più forte, acceca, confonde.”

 

Mio padre in una scatola di scarpe – Giulio Cavalli

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Tra i tanti libri di mafia che ci sono, che ho letto, questo, si, parla di mafia, ma parla delle vittime che la mafia fa, racconta di una storia dimenticata, che forse si vuole dimenticare, che per tanti anni è stata quasi cancellata, coperta ma ora no grazie a Giulio Cavalli che attraverso la figlia del protagonista del libro romanza la vita di Michele Landa, un uomo che per tutta la sua esistenza ha voluto condurre una vita onesta, nonostante fosse circondato da una malavita come la camorra presente in ogni angolo delle strade di Mondragone.

Michele Landa, 61 anni, guardia giurata, metronotte a Pescopagano, a controllare una antenna, una semplice antenna, una zona di droga, prostitute e qualcosa di più grande come affari di camorra. Gli mancava poco alla pensione, poche notti e avrebbe dedicato i suoi anni ai nipotini e ai suoi orti, invece viene trovato ucciso e bruciato nella sua macchina. Il paese Mondragone rimane nel suo silenzio di fronte a questo atto barbarico, un articoletto tra le cronache del giornale di paese e poi tanto e pesante silenzio intorno a questa vicenda che ancora oggi non si riescono trovare motivazioni di questa morte, i colpevoli di questa morte, solo tanta rassegnazione. Questo libro sembra una piccola luce nel buio più totale perchè ha ridato visibilità ad una vicenda piena di lati oscuri.

E’ una storia d’amore bellissima( amore, amicizia vera, rapporti tra padre e figlio, tra fratelli) ma è anche una storia d’omertà dove fin dalle prime pagine possiamo intuire chi può essere l’assassino anche se sono solo intuizioni non ci sono prove certe com’è  del resto ora. Michele Landa è un orfano, una vita difficile, ma ha un nonno che gli insegna a vivere onestamente stando lontano da chi è losco, di non ribellarsi se vuoi bene ai suoi cari, insegnamenti che poco riesce a digerire ma che seguirà ma nonostante questo si troverà alla fine in una scatola di scarpe in mano ai suoi famigliari…

“Vorrei stare ai campi e spiegare ai miei nipoti che Massimiliano, l’amico del nonno, è morto anche perchè diceva cose che tutti vedevano ma tenevano nascoste, e allora l’hanno preso per matto. Se vuoi uccidere qualcuno lo fai passare per matto e sei già a metà dell’opera…io vorrei che i miei nipoti e voi imparaste che le idee si sostengono anche in pubblico.”

 

 

 

 

La strada di Smirne – Antonia Arslan

 

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Come fossi stregato, ho preso in mano subito il seguito del libro che ho scritto qualcosa qui https://zillyfree.wordpress.com/2016/01/06/la-masseria-delle-allodole-antonia-arslan/ e ho proseguito il viaggio di questi uomini, donne e bambini, esausti, svuotati da una esperienza tragica come essere cacciati dal proprio paese, avendo una colpa di essere di una minoranza…

Una parte dei protagonisti, e diciamo quello che resta della famiglia della scrittrice si salva andando a vivere senza poche difficoltà dallo zio Yerwant in Italia, mentre chi ha salvato quest’ultimi cercano di lasciarsi alle spalle il passato, per ricostruirsi una vita trasferendo l’orfanatrofio armeno da Aleppo alla città greca sul mare, Smirne. Ismene è una delle protagoniste, è una lamentatrice greca, è una persona cara e devota alla famiglia Arslan, avrà presagi funesti ma fino alla fine aiuterà i bambini armeni a fuggire per dare a loro una vita dignitosa.  C’è chi torna nella piccola città dove ci fu la tragedia per far rinascere un paese ormai morto e distrutto dalle devastazioni turche, ma proprio quando sembra tutto tornare alla normalità, ogni speranza di una vita serena si frantuma in pochi attimi a causa dell’esercito turco che si è ricostituito e pronto ad imporre di nuovo la sua forza e il suo spirito nazionalistico.

La bellezza di questo romanzo, di questa trilogia che sto leggendo che sto vivendo sta proprio in quello che la stessa autrice dice alla fine nei suoi ringraziamenti: ” vorrei sommessamente ricordare, un romanzo è l’opera di un cantastorie innamorato, non indaga la storia, ma amorosamente racconta le verosimili storie dei suoi personaggi.”

 

“..e devono sopportare il peso di essere superstiti, carichi della memoria delle madri, delle nonne, di tutte le donne scomparse lungo le strade della deportazione, portando con sè tutto il calore dei loro piccoli mondi.”

“Ma angeli corruschi incrociavano le spade scintillanti sopra quel cielo sereno, intercettando la luce delle stelle di Ionia. Proteggevano un’illusione, e piangevano l’oscuro futuro di tutte quelle creature fiduciose.”

 

 

 

 

La masseria delle allodole – Antonia Arslan

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E’ paradossale ma questo libro nonostante il tema forte, importante, triste, a volte negato come il genocidio armeno, è semplicemente incantevole, sarà la narrazione scorrevole, fluida, sarà che non è un libro che condanna ma che racconta i fatti nel suo vero evolversi, sarà che in alcuni momenti le descrizioni di momenti, di paesaggi è poesia io mi son fatto proprio coinvolgere da questa famiglia armena nelle loro faccende quotidiane, ahimè, non certo gioiose tra 1914 e il 1916.

E’ la storia, dunque, di una famiglia, anzi della famiglia dell’autrice del libro, viene ricostruita le origini, dai nonni per arrivare alle generazioni successive, (una parte della famiglia è in Italia e una parte è nell’Anatolia) attraverso un periodo storico non certo facile da affrontare come la prima guerra mondiale e come la questione armena in Turchia.  Ma non è solo la storia di una famiglia perchè con il suo modo di scrivere, anticipando futuri eventi in arrivo, si racconta la scomparsa di un intero popolo, appunto quello armeno.

E’ un libro assolutamente da leggere, per conoscere le follie dell’uomo che ancora oggi sono presenti. E’ un libro che fa parte di una trilogia e neanche a dirlo ho già comprato il seguito “La strada di Smirne”, infatti in questo primo romanzo vediamo la deportazione degli armeni che vengono letteralmente cacciati dalle loro terre, case, un viaggio massacrante, in pochi riusciranno a sopravvivere grazie anche all’umanità e alla voglia di riscatto di mendicanti, di lamentatrici greche e di preti legati alla famiglia Arslan… quindi ora sotto con l’altro libro… concludo come ho iniziato ribadendo il paradosso di dire bello un libro che tratta una tragedia come il genocidio, ma la scrittrice è stata brava a coinvolgere emotivamente il lettore negli accadimenti successi.

“In quella lontana solare giornata di maggio lei e i suoi familiari, piccoli e grandi, tutti son stati giudicati, e trovati colpevoli di esistere: e Dio si è velato.”

 

 

 

 

 

Teste matte – Guido Lombardi e Salvatore Striano

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Napoli, Quartieri spagnoli, ragazzini, furti, scippi, droga, cocaina, camorra, una bella città, clan, uomini chiusi in casa, donne in difesa dei loro uomini, boss, spie, vedette, galera, polizia corrotta, pistole, mitra, Kalashinkov, morti, feriti, spaccio, bische, estorsioni, insomma tutto e di più, un vero e proprio inferno nel quale però ci devi vivere, ci devi convivere e ci devi soprattutto sopravvivere; un romanzo scritto a quattro mani con esperienze diverse che danno alla luce ad una realtà ormai forse conosciuta, non si vuole nè denunciare, nè esaltare, si vuole affermare il diritto di potercela fare, nonostante il marciume intorno che crea dipendenza e rassegnazione, teste matte erano o sono ragazzini che hanno conosciuto fin da subito le regole della camorra, ci hanno convissuto e nell’imparare le logiche e meccanismi di questa realtà paradossale, assurda, cercano di contrapporsi, di opporsi, di primeggiare e di cancellare il sistema di dominio dei boss che facevano il bello e il cattivo tempo in tutta Napoli.

I protagonisti son due guappi, due giovincelli, due ragazzini che si affacciano all’adolescenza, sono due cugini, Sasà e Totò, attraverso la loro crescita, apprendiamo le regole di una vita crudele ma necesseria se viene vista all’interno di quella realtà in cui persone oneste e non sono costrette a fare i conti con la malavita più assassina e spietata che c’è. Questi ragazzini impugnano pistole, spacciano cocaina, rubano orologi d’oro come fosse una cosa sana e giusta, poi però iniziano a scontrarsi con un sistema gigantesco e crudele e hanno la forza e il coraggio di ribellarsi, a vincere inizialmente una guerra che dura 2 anni. Loro per vie assolutamente illegali creano un gruppo per battere la camorra, ma la corruzione, la truffa, la voglia di accomulare soldi su soldi in ogni campo possibile è infinita, è inesorabile, Totò e Sasà sono stanchi di fare una vita di ansia, di paure, intravedono e capiscono che fuori da quel cancro c’è un mondo onesto, di fatica forse duro ma un mondo che non porta alla morte e alla galera.

Un libro che fa rabbia per le cose che succedono e ogni volta che leggo di camorra non posso che rabbrividire per quanta crudeltà ci sia nella mente degli uomini; la via più facile è quasi sempre quella sbagliata, è quella che rovina l’esistenza di una persona e i due cuginetti lo imparano sulla propria pelle e chissà quanta altra gente ancora oggi è sottomessa a queste regole folli dell’uomo.