Il contesto – Leonardo Sciascia

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Sono tornato nel mondo Sciascia con un libro che rispetto ad altri ho fatto più fatica a capire o seguire bene le vicende, forse perchè magari lo stesso scrittore vuole descrivere una situazione confusa e soprattutto contraddittoria di un mondo politico, del potere dove tutto è il contrario di tutto dove un partito di rivoluzione è un partito che è tutto tranne rivoluzionario per i suoi scopi di mantenere le cose come stanno, dove politici ed intellettuali con idee anche diverse si ritrovano a cena come amici di una vita.

A scoprire questo ingarbugliato mondo contraddittorio è un ispettore di polizia, Rogas, che nell’indagare e scoprire il colpevole di varie uccisoni di giudici e magistrati, va a contatto con una realtà che sembra uno scherzo, una parodia, ma che è una triste realtà in cui obbiettivo primario è mantenere e sfruttare per scopi personali il potere.

Non sappiamo in che paese ci troviamo, non sappiamo o non si capisce o forse non ho capito alla fine chi ha ucciso il povero Rogas, ma è chiaro che siamo in Italia, forse anche in Sicilia, è chiaro quanto siano loschi e pericolosi i rapporti tra stato, polizia ed intellettuali, è chiaro come in questo contesto di per sè già corrotto e negativo, la mafia nasce, cresce e si rafforza.

“In pratica, si trattava di difendere lo Stato contro coloro che lo rappresentavano, che lo detenevano. Lo Stato detenuto. E bisognava liberarlo. Ma era in detenzione anche lui: non poteva che tentare di aprire una crepa nel muro.”

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Adesso – Chiara Gamberale

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Chiudo il libro e ripeto l’ultima frase del libro e adesso? Adesso mi tocca cadere forse, avere paura forse, ma cambiare, vivere e non disperdersi nelle abitudini di difesa che costruiamo davanti al dolore, davanti al possibile dolore, davanti alle sofferenze e alle possibili sofferenze. Questo libro ti attraversa, in un certo senso ti investe e nel seguire la storia di Lidia e di Pietro entri nella tua di vita con le tue problematiche, con le tue cicatrici e con i tuoi ricordi e li rapporti ai protagonisti e succede che pensi e ripensi alle tue cose ai tuoi insuccessi o successi, ai tuoi amori e alle occasioni mancate e scopro quanta paura ci sia nel cambiamento ma quanto sbaglio a stare fermo, non so dire se sia un bel libro o cosa, so solo che mi ha colpito, mi ha dato una botta in testa e adesso?

Adesso ripenso al rapporto dolcissimo tra Pietro e sua figlia Marianna, intenso, quasi non c’è comunicazione, ma c’è un infinito amore tra loro, c’è un attaccamento genuino ma non detto che fa traballare il tutto, questo mi fa ricordare un pò me e chi mi ha cresciuto con tutto quello che aveva in corpo e nel cuore; penso che mi manca qualcosa per affrontare l’adesso, per emergere finalmente, e dire che ormai ho passato l’età dell’adolescenza da mò, ma niente sembra che rimango fermo sempre lì mentre tutto intorno va avanti e si evolve; ci dovrebbe essere una pallina nello stomaco che smuove come in Lidia e Pietro e ti fa saltare nel buio forse ma ti fa andare avanti e forse ti fa cambiare.

Un libro che entra dentro senza bussare, un pò maleducato ma sincero e vero.

 

“Mentre il disicanto tiene a bada l’insoddisfazione che tiene a bada il disincanto che tiene a bada il desiderio.”

“Così come adesso, un adesso che c’è riuscito, che è arrivato dove doveva, sta provando ad insistere. A forzare le sbarre del momento.”

“…Paure io non vi mollo. Ma voi non mollate me. Tenetemi per mano. Sennò qui finisce che cado. E cosa succede, se cadi? Succede che magari cambio.”

Una storia semplice – Leonardo Sciascia

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Mi sembra come quando vedi una serie tv che ti piace che ti prende che sei curioso di sapere cosa ci sarà dopo, così è con le letture di Sciascia, certo ogni libro è una storia a sè, ma l’intento di scoprire, di decifrare segreti, rapporti tra gli uomini che costruiscono un sistema mafioso quasi infallibile è sempre presente; pure in questo romanzo, tra l’altro il suo ultimo romanzo, un romanzo breve, tutto è tranne che è una storia semplice, o forse la verità è semplice, è lampante, è chiara, basta un brigadiere in gamba, coraggioso, attento osservatore, per scovare movente e responsabile( e non è poco anzi ce ne fossero di persone così), ma non basta non può mai bastare, l’omertà è più forte della verità stessa con un finale agghiacciante dove si rivela che non è mai quello che sembra, molte volte polizia, Stato, Chiesa, invece di essere al servizio del cittadino bisognoso, sono strumenti fondamentali per rendere imbattibile la mafia.

E così in questa domenica di sole di febbraio, in attesa di andare al lavoro, mi sono letto questo piccolo libriccino di 66 pagine, piene e ricche di colpi di scena, di verità, di pensieri che possono dare qualche possibilità, alla giustizia, di vincere o quanto meno di vivere senza inganno.

“Ma, curiosamente, il fatto di dover scrivere delle cose che vedeva, la preoccupazione, l’angoscia quasi, dava alla sua mente una capacità di selezione, di scelta, di essenzialità per cui sensato ed acuto finiva con l’essere quel che poi nella rete dello scrivere restava.”

 

 

A ciascuno il suo – Leonardo Sciascia

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Un altro omicidio, anzi doppio omicidio, altro mistero anzi tutto chiaro per molti il movente, il solito movente di gelosia e d’onore con indizi che confermerebbero il tutto, un altro pesante silenzio del paese che però sa, che però conosce tutte le verità e segreti tra i potenti, stato e chiesa, ma sarà un anonimo, ingenuo, fin troppo onesto professore che per caso scopre sul rovescio della lettera di minaccia ad una delle due vittime una doppia parola unicuique suum (a ciascuno il suo) che compare solo sul giornale dell’osservatorio romano letto solo da due persone in paese, da lì scatta una personale indagine del sig. Laurana…

E’ un romanzo in cui si vede politica chiesa e mafia intrecciati e ben oliati in un sistema preciso in cui ognuno fa la sua parte per mantenere le cose come devono rimanere e dove il paese stesso e quindi i cittadini stessi, vittime di questi malavitosi giochi di potere, sono a conoscenza di tutto, degli omicidi, dei responsabili, ma preferiscono l’omertà, il silenzio per connivenza ed opportunità. Il povero professore Laurana, invece, come se vivesse in un mondo tutto suo, proprio fra le nuvole, indaga non perchè è pagato per farlo ma per necessità, per il bisogno di trovare la verità e scopre tutto quello che c’è dietro ad un inventato delitto passionale ma nel provare a rivelare il tutto si scontra con la mafia e la sua legge, tradito anche da sentimenti per una donna che risulterà fare un doppio gioco…

Sempre più convinto che si dovrebbe leggere Sciascia che ha trovato attraverso le parole un modo, se vogliamo semplice, per raccontare l’Italia, quella con cui conviviamo tutti i giorni.

 

“Certe cose, certi fatti, è meglio lasciarli nell’oscurità in cui stanno.. proverbio, regola: il morto è il morto, diamo aiuto al vivo.”

 

 

 

 

Il giorno della civetta (FILM)

Il giorno della civetta

 

Oh, a me, Leonardo Sciascia incuriosisce, mi spinge a capire diverse dinamiche di una realtà spaventosa e in questa mia nuova passione mi sono messo in un pomeriggio di pioggia a vedere il film del suo più celebre romanzo “il giorno della civetta” e che vi devo dire mi è piaciuto proprio, non c’è niente da fare!

Sarà la Claudia Cardinale, bellissima donna e bravissima attrice, sarà l’ingenuità del personaggio che interpreta, sarà l’intelligenza cinica di Don Mariano super interpretato da Lee Cobb, sarà l’ onestà e la volontà continua nello stanare i meccanismi diabolici della mafia del capitano Bellodi, anche questo super interpretato da Franco Nero, sarà che bei film non hanno età e sarà sicuramente che Leonardo Sciascia ha trasmesso attravero le parole, verità e ahimè verità scomode e attraverso le immagini va ancora di più nel segno nello scoprire cos’è la mafia, perchè forse solo conoscendo a fondo le radici di questo male si può sconfiggerlo.

Todo modo – Leonardo Sciascia

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Non lo so, sarà che ero ispirato, sarà che i libri dell’editore gli adelphi erano in offerta, ma mi sono catapultato nel mondo affascinante, attuale, a volte non facile, pieno di riferimenti culturali di Leonardo Sciascia e ho preso 3 libriccini piccoli in questa edizione contenuta ed elegante senza pretese e il primo si intitola Todo modo.

Ho la sensazione che sarò ripetitivo ma quando leggo Sciascia sono affascinato dai richiami ad altre opere culturali come dipinti, o libri e sono rapito dai dialoghi tra i protagonisti che con i loro mondo tutto loro, si scontrano e si confrontano.

Qui siamo di fronte ad un pittore scrittore e direi pure professore (non sappiamo il nome) che in cerca di riposo viene attirato da un cartello che lo porta ad un albergo nel quale ne succedono di ogni. In questo pseudo albergo ci sono uomini importanti di Chiesa, politici, governanti, preti, banchieri per una sorta di ritiro spirituale e 5 donne. Una vacanza relax tra preghiera e svaghi extraconiugali in cui si intuisce una specie di denuncia sociale ai diversi poteri di allora ma direi anche di oggi, e cioè alla chiesa al suo ruolo imponente e all’ipocrisia che dietro ad una facciata perbenista si insinua il diavolo in persona, si denuncia o si critica il potere dello stato come assente, corrotto, dove i rapporti tra i ministri e rappresentanti delle banche sono regolati da loschi affari, mi sembra di scrivere cose non solo banali ma fin troppo attuali oggi nel 2016, peccato che Sciascia lo diceva con assoluta convinzione nel 1974. Ricapitolando e concludendo(perchè so già che vi sarete già rotte le balle) incontro tra i massimi esponenti tra chiesa e stato per compiere esercizi spirituali e c’è come osservatore occasionale questo pittore.. si succederanno due omicidi, vi saranno delle indagini in cui si sente anche odore di giustizia corrotta e il romanzo finirà senza chiarire movente e colpevole degli omicidi, perchè in fondo la verità è sotto gli occhi di tutti, finale che mi ha lasciato così, perchè come in tutti i gialli, thriller alla fine c’è curiosità nel capire il tutto. Poi dopo un pò che ho chiuso il libro ci pensi e ripensi e probabilmente si la verità è sotto gli occhi di tutti…

 

“Ministri, deputati, professori, artisti, finanzieri, industriali: quella che si suole chiamare la classe dirigente. E che cosa dirigeva, in concreto, effettivamente? Una ragnatela nel vuoto, la proprio labile ragnatela. Anche se di fili d’oro.”

Certi bambini – Diego De Silva

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Ha 11 anni, ha un nome come mille e altre mille bambini, Rosario, vive con la sua nonna Lillina, fuma sigarette, ha una pistola, uccide come un compito dato a scuola, ma a scuola non ci va, vive le strade nei dintorni di Napoli(anche se non viene detto esplicitamente), prende la metropolitana dopo aver sparato, ascolta notizie di morte come fossero notizie più che normali, aiuta un ragazzo in un centro di accoglienza, si innamora per la prima volta di una ragazza, sarà la sua prima cotta e la sua prima delusione d’amore, intanto le pagine del libro scorrono, veloci, troppo veloci, la trama parte dalla fine per arrivare ad un inizio di un bambino che compie azioni che non sa neanche lui distinguere, quale sia il bene quale sia il male, viene coinvolto in una fiaccolata per dire no a morti senza senso, per dire no alla camorra, per dire no alla vita che sta conducendo proprio Rosario, ma lui sembra non essere toccato dagli eventi esterni, viene travolto dalle regole assurde invisibili della strada che impone la propria legge, questa è la camorra, la mafia, e proprio la camorra e la mafia hanno bisogno di certi bambini per far si che la loro legge continui ad esistere, a prevalere, a vincere su tutto.

Un libro duro, forte ma assolutamente da leggere e perchè no, pure a San Valentino.

Giornata di sole

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Oggi, un riposo, un sole e una Milano colorata

Tra coriandoli, bambini vestiti da superoi e masha e l’orso

il cielo libero, nemmeno una nuvola a disturbare le file per entrare nei musei

ed io a godermi di quello che respiro, perchè si tratta solo di vivere una giornata di sole

E poi mi infilo tra le librerie, tra i libri, tra i titoli infiniti, tra le copertine più assurde

e mi ritrovo ad uscire da questi posti magici senza tempo con una valangata di libri

che mi ricordano quanto cazzo sono fortunato a godermi di una giornata di sole.

Già, perchè non possiamo goderla tutti, ma dico tutti, una giornata di sole, senza

essere rincorsi dai guai degli altri, dai pregiudizi, dall’ignoranza, dall’egoisimo

me lo spieghi? e dammi pure del buonista del cazzo, ma rispondimi, perchè?

L’ignoranza – Milan Kundera

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Ecco quando cerchi di mettere a posto e dare un senso a dei libri letti in passato, creando una sorta di ordine tuo immaginario, ti ritrovi con dei libri che non hai mai letto, questo è uno di questi. Il titolo mi si addice ( qualcuno so che farebbe la battuta banale, non sono molto permaloso anzi lo sono e che cazz :P) no dicevo il titolo è un titolo che mi ha richiamato molto perchè è un tema che prende in esame una quantità infinita di aspetti della nostra vita e molte volte proprio l’ignoranza può portare a sofferenze e a felicità inaudite da chiedersi ma perchè?

Romanzo, un pò saggio anzi direi romanzo con parti di saggistica che secondo me spezzano una narrazione spedita e piacevole. Si parla di esilio, di nostalgia, di storia, di comunismo, di paesi influenzati dall’egemonia russa, di guerra, di vite che costrette e no si allontanano dal loro paese natale per poi tornarci 20 anni dopo e qui Ulisse di Omero è un pò il cuore di questi viaggi dei protagonisti che si ritrovano a parlare con amici di un tempo con una esigenza primaria di raccontare gli anni lontani da casa ma ci si accorge che a nessuno interessa più quello che si è stati..

Ignoranza come nostalgia di non sapere cosa sia successo dove si è nati e cresciuti, ignoranza di essere adolescenti e fare azioni, scelte che solo dopo aver raggiunto una certa età, capisci la pochezza di allora. Un libro che fa riflettere, che mette in evidenza la solitudine dell’uomo davanti al tempo, alle persone; c’è chi con superficialità riesce a trovare un senso sereno alla vita e chi invece travolto dalle proprie emozioni vive in modo faticoso rifugiandosi nel passato, o non accettandosi o essendo rifiutato conduce una vita in solitaria… azz che libro allegro eh, però è straordinario come in poche pagine si possa descrivere la vita di noi essere umani!

 

Il castello – Franza Kafka

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Trascinato dall’onda insistente e forte di Kafka, mi sono imbattuto in questo libro anzi in questo castello, libro incompiuto e senza tanti giri di parole, libro che mi ha lasciato un pò con l’amaro in bocca perchè ho fatto troppa fatica a seguire e a capire quello che Kafka probabilmente voleva dire. Certo il fatto che non sia stato finito, non aiuta a dare un giudizio preciso e conclusivo di questa opera, ma ripeto ho avuto difficoltà nel finirlo perchè in alcune parti l’ho trovato troppo lungo, ma è un parere di un lettore ignorante e non studioso di Kafka.

E’ tutto molto generico, tutto molto misterioso come il nome del protagonista e cioè K. forse è l’autore stesso o forse no, ma fin dall’inizio non ci sono dati certi e questo mi ha fatto perdere magari diversi significati, certo è che questo castello lo si vede imponente lassù in alto, ma raggiungerlo sembra impossibile, sembra un luogo tenebroso, a volte angoscioso, dove al suo interno si svolge la più lenta e macchinosa burocrazia di tutti i tempi e regola i rapporti tra i funzionari e gli abitanti del villaggio in cui approda all’inizio il signor K. che è stato chiamato( ma anche questo non si sa se sia vero o no) per svolgere il ruolo di agrimensore per il conte del castello.

Questo castello è inarrivabile per il protagonista, sembra un non luogo, assenza di parola di comunicazione ma nello stesso tempo il castello è il mezzo per il quale tutto va avanti tra popolo e chi governa, si sente ironia, ma anche angoscia quasi solitudine di un uomo che sembra(ho scritto molte volte sembra perchè son mie sensazioni nulla più) non possa niente per sovvertire un ordine prestabilito da sempre. Come del resto la nostra società di oggi, troppo impegnata per chissà quali cose ma poco disponibile ai problemi dei singoli uomini, cittadini!