Con il vento nei capelli – Salwa Salem

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Non è un romanzo, ma è scritto e raccontato come un romanzo, è una storia, una storia vera autobiografica di una bambina che diventa donna, una storia di una famiglia, di un popolo vissuta in prima persona. Una donna palestinese forte che vuole emergere, che vuole farsi ascoltare, una donna che è stata cacciata dalla sua casa per abitare in un paese che non è il suo, si sente straniera nel paese in cui è nata. La sua vita cresce con l’evolversi della storia tra Palestina e Israele, dall’inizio del ‘900 con l’intenzione dei britannici di aiutare il movimento sionista, nel dare una terra agli ebrei. 1948 rappresenta per i palestinesi il vero disastro da cui nasce lo stato di Israele e nascono i problemi reali di convivenza tra israeliani e palestinesi.

Salwa è una ragazza palestinese attiva politicamente, attiva nel volere un ruolo quanto meno paritario della donna, è discordante dalla cultura araba, non vuole mettere il velo, cerca di leggere più libri possibili dai classici ai gialli, per fare questo, però, per studiare, per conseguire la laurea, dovrà spostarsi, dovrà allontanarsi dalla sua Palestina, andrà in Kuwait, Vienna, Parma.

Non è un libro contro qualcuno o qualcosa, è un libro di una persona che ha combattutto il diritto di vivere, di vivere con dignità, cercando di coinvolgere il suo popolo fuori e dentro la Palestina, una vita dove ha trovato tanti ostacoli alcuni impossibili da saltare forse ma non si è mai data per vinta, ha condannato il terrorismo come mezzo per ottenere una indipendenza, anche se comprendeva gli stati d’animo di disperazione di chi compiva questi atti brutali, ha insegnato ai suoi figli non l’odio ma l’amore per la propria patria, per la cultura, per avere un futuro più sereno possibile e solo alla malattia dovrà arrendersi fisicamente. Questo è un esempio di forza, di coraggio che dovremmo leggere tutti senza per un attimo pensare alle questioni politiche e storiche che dividono gli uomini di ieri e ahimè di oggi.

 

 

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Storia di una ladra di libri – Markus Zusak

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Finalmente ho finito questo bellissimo libro, dico finalmente, perchè tra ferie, matrimonio e quant’altro ho dedicato poco tempo a leggere, mo sono pure invasato di serie tv, mah sono proprio un cazzaro come direbbe il mio caro neo sposo romano, ma tornando a noi, anche se la foto è sgranata ma si vede una ragazzina che tiene stretta un libro con dietro un mondo alla deriva, ecco ho detto in sintesi la trama del libro..

E’ la storia di Liesel raccontata dalla Morte, dal punto di vista della Morte e siamo nella Germania nazista di Hitler, siamo negli anni del compimento di una follia di un uomo, siamo nel 1939 si crede che ci sia una razza superiore, si crede ad una pazzia ma per fortuna o purtroppo non tutti credono a questa pazzia..

Proprio la Morte racconta questa storia forte, viva, profonda, piena di dolore, di speranza ma piena paradossalmente di vita, la Morte è solita a raccogliere l’anima dal corpo defunto per portarla in alto e si accorse di Liesel e suo fratello morente in un treno che andava in una piccola cittadina tedesca…

Siamo nel 1939 nel libro e a volte mi chiedo quanto la storia possa aver influenzato la coscienza dell’uomo ai giorni d’oggi, che siamo in guerra ancora e per motivi assurdi e litighiamo tra noi esseri umani per come comportarci perdendo solo tempo e non trovando mai una soluzione reale per tutti e non per pochi( scusate il mio fuori tema ma leggo cose che mi fanno rabbrividire!).

Ritornando al libro non è un racconto di sterminio, è una storia di una bambina tedesca che vive la sua età in uno sfondo atroce e non certo normale, deve affrontare fin da subito la morte del fratello, il distacco dai suoi genitori per essere adottata da un nuovo papà e mamma, conosce un amico speciale e seppure incosciamente anche l’amore, impara a volere bene a persone che esternamente sembrano privi di affetto, stringe un rapporto di profonda amicizia con un uomo ebreo e soprattutto le piace leggere, le piacciono le storie, le piacciono le parole che le permettono di esprimere quello che le sta attorno che sente dentro..non è in realtà una ladra di libri perchè in effetti non ruba libri, è una bambina che cerca di prendere tutto quello che la vita le può offrire e i libri sono una garanzia, una salvezza…

 

“A volte penso che papà sia una fisarmonica. Quando mi guarda e sorride e respira io sento le note.”

19 marzo 2016

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Milano, un treno, un’amica, Roma, Amicizia, ultima birra da celibe per lui, non si dorme niente, stirare camicia, colazione, vestito, prove, musica, si parte, si arriva, chiesa, parenti, amici nuovi inaspettati, lacrime in arrivo?, si sposano, arriva la sposa, lo sposo Sì lo voglio (il tono era quello sì lo voglio cazzo), marito e moglie, testimoni, firma, foto, riso, piccioni, abbracci, parenti che raccontano un amore che vive “solo” da 50 anni, di nuovo in macchina, sole, caldo, sorrisi, aperitivo, cani coccolosi ai piedi, si va al tavolo, vino rosso, si grida poche volte ma buone w gli sposi, si beve, ci si conosce, intanto la giornata va forse anche troppo velocemente, polaroid, foto, risate, siamo ancora al primo, cazzo, camminata per digerire, tempo delizioso, come deliziosi i protagonisti, arriva il secondo, la torta, le foto, arriva pure la stanchezza, arriva un super regalone incredibile, lacrime in arrivo?, niente si torna indietro, scopro una batcaverna, la voglio una pure io e che cazzo, roma inter, c’è chi vuole vedere le foto e chi la partita, si rischia una rissa famigliare, poi letto no anzi no prima c’è posta per te, proprio tutte ma le lacrime? Niente si saluta la batcaverna, ultime cose si torna a casa Milano, inizia il motogp, Valentino Rossi, niente arriva quarto, oggi sono 10 anni che Twitter è tra noi, ed è proprio su Twitter che ho conosciuto quei due di città diverse, lontane, di mondi diversi e oggi splendidamente sposi, si ora le lacrime scendono!!

Inumani – Tre Allegri Ragazzi Morti

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Sono 2 giorni che non leggo, mi sembra strano, è domenica, si lavora, c’è stanchezza, c’è la Pasqua che incombe e pressano pure le uova di cioccolato di masha e l’orso, di superman, e di Frozen, poi arriva questo disco, arrivano tre ragazzi, allegri, morti e pure inumani e non so com’è la giornata prende colore, prende ritmo, prende un sacco di sorrisi, sfogli il disco colorato, leggi i testi, leggi le collaborazioni ed intanto la musica va, viaggia, una musica suonata, molto suonata, si articola con testi che rimbombano nella testa.

C’è contaminazione di un sacco di generi che si miscelano bene insieme, c’è sound alla manu chao, punk, jovanotti, rock n roll, amore, reggae, un testo di Vasco Brondi, tre teschi in mezzo a foglie vive, tutto è tranne che morto eppure sono i tre allegri ragazzi morti che hanno dato vita ad un disco pieno di sensazioni positive ed energiche, sono solo al secondo ascolto, forse troppo poco per dare un giudizio su un lavoro, ma sarà questa domenica di marzo senza motivazioni particolari, sarà la Pasqua in arrivo, ma questo “inumani” mi piace e me lo ballo senza un domani senza un perchè!

La scomparsa di Majorana – Leonardo Sciascia

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Questa volta Leonardo Sciascia ci fa conoscere un uomo, la vita di un uomo, un destino, le possibili emozioni di un uomo che poi scompare, per i più si tratta di suicidio perchè ci sono due lettere scritte da questo uomo che portano a pensare a questo, però c’è una terza lettera scritta dopo le prime due che smonta o indebolisce l’ipotesi di suicidio, e Sciascia attraverso il suo indagare, attraverso fonti, notizie, articoli, ci da la sua idea che non potrà mai essere nè confermata nè smentita, ma ci dà modo di riflettere e di pensare.

Quest’uomo è Ettore Majorana, fisico italiano, definito da Enrico Fermi un genio scomparso nel 1938 tra mille misteri.

Sciascia scrive di una persona intelligente, assolutamente siciliana, introversa, che non voleva avere l’attenzione degli altri, addirittura fa delle scoperte su alcune teorie (che non ha voluto rivelare) che mesi dopo verrano rese note,invece, dallo scienzato tedesco Heinseberg ricevendo pure il Nobel.

Un uomo solitario pieno di intuizioni non comuni che lo hanno portato a scoprire dove la fisica si stava orientando, a scoprire lo sviluppo della bomba atomica e delle sue conseguenze, un uomo che si è messo in discussione, ha messo in discussione il suo ruolo di scienzato, si è posto il problema di quanto la scienza può dare, di quanto il progresso possa essere nocivo, creando un muro con l’umanità stessa; tutte queste considerazioni hanno portato Sciascia a pensare che il fisico italiano si sia voluto allontanare dal mondo della scienza, andando a stare in un convento certosino.

Come al solito affascinante e coinvolgente, ho percepito un mistero che Sciascia ha voluto mettere a fuoco ma che non avremo mai certezze, verità, soluzioni.

Lo strano caso dell’apprendista libraia – Deborah Meyler

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Volevo staccare un pò da libri impegnati, libri che t’impongono una riflessione, una presa di coscienza,  ma nello stesso tempo volevo un libro che parlasse di libri, librai, librerie e mi son fatto attrarre da questo titolo e così un giorno l’ho preso senza neanche leggere più di tanto la trama.

Una storia che scivole bene, leggera, semplice, ma l’ho trovata, per i miei modestissimi gusti personali e forse pure banali, troppo leggera e semplice, una trama senza un finale, quasi già letta da qualche parte con una protagonista, Esme, che non mi ha appassionato per le sue vicende personali e sentimentali ma solo per il luogo di lavoro in cui solo per caso inizia a frequentare e cioè una libreria di nome “La civetta”piccola, quasi disordinata (ma diventa un pregio più che un difetto) con tanti libri usati, alcuni di prima edizione e tante storie da catalogare e da prezzare, un luogo in cui si ritrovano tante persone in cerca di un libro, di un autore, di una chiacchiera e di un pò di compagnia. Insomma una libreria che ai nostri tempi si fa fatica a trovare che però a me farebbe un immenso piacere conoscere e frequentare!

Quindi tra un Hemingway e uno Shakespeare, tra uno scaffale di libri di psicologia e uno di fotografia si conoscono alcuni personaggi della storia che però ripeto non mi hanno fatto sussultare, non mi hanno coinvolto ma ho iniziato a pensare all’assenza di librerie nella zona in cui vivo, ma è possibile che in tre paesi attaccati a Milano non ci sia una cazzo di vetrina piena di libri?? Quanto vorrei domani alzarmi e andare ad aprire una libreria, magari piccola, magari disordinata, magari senza un futuro d’oro ma pieno di vita dentro!

 

La guerra che non si può vincere – David Grossman

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E’ una serie di articoli che l’autore David Grossman scrisse nel periodo 1993- 2002 occupandosi di un problema infinitamente eterno e cioè il futuro di due popoli che vivono sulla stessa terra della Palestina. Dal 1948 in avanti un susseguirsi di eventi tragici hanno portato il popolo israeliano e il popolo palestinese a non trovare nessunissimo accordo di pace per cercare di convivere insieme.

Grossman non fa sconti a nessuno, da la colpa sia ai rappresentanti politici dei palestinesi sia al governo israeliano, anzi cerca di scuotere di più la coscienza dei governanti israeliani avendo una forza militare economica tecnologica imponente rispetto alla pochezza dei palestinesi.

C’è una condanna assoluta per la violenza da parte palestinese e da parte israeliana, c’è la comprensione vissuta in prima persona del cittadino israeliano che ha paura e si sente minacciato dai continui atti di terrorismo che gli estremisti palestinesi compiono ogni giorno, c’è dall’altra parte la sensibilità dello scrittore, ma non da tutti i cittadini israeliani di capire come i palestinesi possano vivere la disperazione e l’umiliazione che proviene da una politica israeliana dura ed autoritaria soprattutto nei territori occupati, c’è una forte critica fatta a tutti gli interpreti politici coinvolti in questo continuo ammazzarsi per non cogliere come soluzione non certo la violenza ma un tentativo nel tempo di costruzione di un dialogo tra i due popoli, di creare un interesse che possa giovare alla convivenza sullo stesso territorio, di insistere sul percorso lungo, tortuoso della pace che viene sempre meno ad ogni azione contraria alla pace stessa.

In questo discorso di difficile intesa tra i due popoli si riflette anche sul rapporto tra ebrei e tedeschi, un rapporto anch’esso difficile non certo risolto, non c’è stata una riconciliazione, sicuramanete non c’è più ostilità, forse ancora troppo presto, la strada da percorrere è ancora lunga ma non è più impossibile, e questo fa da lontano riflesso anche sull’odierno rapporto tra palestinesi ed israeliani. O comunque ho intravisto o percepito una speranza di Grossman in un dialogo in una pace che sembra mai arrivare.

“Verrebbe quasi da pensare che in questa regione così tormentata solo il linguaggio della violenza può conseguire dei risultati sul piano politico, ma anche questa è un’illusione da cui ci saremmo dovuti risvegliare molto tempo fa: la violenza giustifica solo altra violenza e fa precipitare in una disperazione sempre più cupa chi cerca la pace.”

” Arriverà il momento- e mi auguro che non sia necessario versare altro sangue- in cui i due antagonisti si renderanno conto che non solo Gerusalmme è sacra: lo è anche la vita dei suoi abitanti.”

“..Anche arrestando tutti i mandanti e gli esecutori, anche sequestrando il grande arsenale oggi in mano ai palestinesi, non riuscirà a estirpare dai loro cuori ciò che li spinge a compiere gli attentati: la disperazione, l’umiliazione, l’odio per Israele.”

” La “sparizione dell’altro” non risolverà il problema. facilita solo la “disumanizzazione” del nemico, giustificando una lotta ancora più cruenta contro l’Altro.”