I mille morti di Palermo – Antonio Calabrò

image

 

E’ solo un caso, e pure fastidioso che mentre finivo di leggere questo libro si parlava nei media e tv, del figlio di Totò Riina da Vespa per il suo cazzo di libro inutile, è un caso ma forse se ci penso bene non potrebbe neanche essere così un caso. Antonio Calabrò scrive come dice lui stesso un libro di cronache vere soprattutto nel periodo dal 1979 al 1986 tracciando in modo chiaro e attento tutte le vicende di mafia che sconvolsero Palermo e la Sicilia, mentre al nord, mentre a Milano, mentre io ero un bimbo fortunato in una famiglia normale, si respirava un mondo in grande ripresa economica e non solo.

Un libro, tra romanzo e cronaca, dove si delinea perfettamente i cambiamenti interni dell’organizzazione mafiosa di cosa nostra, si fa chiarezza sull’ascesa dei corleonesi, sulla vecchia e nuova commissione, sulla ferocia dei corleonesi come riina, provenzano e i loro killers che non solo colpivano a morte con tutti i mezzi possibili i loro nemici concorrenti mafiosi, prima vittima illustre fu Stefano Bontade, capomafia e membro della vecchia commissione di cosa nostra, ma uccidevano tutti coloro che interferivano, ostacolavano e scoprivano i loro segreti e affari che coinvolgevano il mondo politico attraverso vito Ciancimino, sindaco e politico della dc, il mondo imprenditoriale con appalti edilizi ed infine il mondo della droga.

La mafia era dappertutto, aveva talpe, spie nella polizia in parlamento, la mafia in Sicilia era lo stato, e le persone oneste erano il più costrette a subire le loro leggi per non soccombere con la morte. In questa situazione nera assolutamente drammatica, Antonio Calabrò mette in risalto il grande coraggio, sacrificio, la dedizione assoluta, l’intelligenza a non cadere nei depistaggi mafiosi di uomini, magistrati, politici, giornalisti, poliziotti, generali come Piersanti Mattarella, Pio La Torre, Boris Giuliano, Cassarà, Chinnici, Alberto Dalla Chiesa, Falcone, Borsellino,Terranova, Gaetano Costa. Attraverso le loro scoperte, indagini si arriverà al famoso maxiprocesso che sancisce la sconfitta totale della mafia con tantissimi ergastoli ai tanti capi mafiosi tra cui Michele Greco, Liggio, Marchese, Riina, Provenzano Brusca e mille altri.

Ora la mafia è silenziosa, forse debole, ha pochi punti di riferimento ( boss latitanti è rimasto come pesce grosso Matteo Messina Denaro), e ha tanti nemici come la coscienza civile che si è formata attraverso i mille morti,  c’è un ambiente sempre meno incline all’omertà e alle estorsioni, tecnologia avanzata che aiuta a scoprire più in fretta i complicati rapporti mafia ed economia e non solo; ma anche se apparentemente Cosa Nostra, la mafia sembra in ribasso, Antonio Calabrò afferma con decisione che non è il momento di abbassare la guardia, anzi è il momento di continuare ad indagare, a scoprire i nuovi possibili intrighi  che possono nascere tra ambienti mafiosi e politici e non solo, perchè come dice Leonardo Sciascia, la mafia è da temere quando non spara.

Lo consiglio a tutti, incuriosisce, ti sgomenta, almeno a me ha fatto anche rabbia leggere di fatti in cui fra l’altro, perdono la vita innocenti uomini donne e bambini, un libro che serve, in generale un libro serve, aiuta a capire e questo è un esempio.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...