Non aspettare la notte – Valentina D’Urbano

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L’ho letto in versione e-book, e devo dire che sono abbastanza soddisfatto, di solito, mi maledico ogni volta che leggo sul kindle, ma non so per quale strano motivo, stavolta no, anzi piacevole, comodo, fluido non ho sentito la mancanza della carta ma zilly rimarrà sempre un seguace della carta, della copertina colorata ma diciamo, una volta su mille, mi va di accendere il mio kindle regalato ed esplorare questo antipatico ma comodo mondo digitale!

E dove sono andato a finire? In una storia di Valentina D’Urbano, ho due suoi libri nella mia libreria disordinata e disorganizzata, e siccome mi sono piaciuti molto (Acquanera in primis) ho voluto addentrarmi in questo “non aspettare la notte”.

Ci sono due mondi, tutte due abbastanza, anzi non direi abbastanza, direi assolutamente segnati dalla vita, due mondi in cui sensibilità e fragilità crescono in modo esponenziale, un ragazzo e una ragazza, Tommaso ed Angelica, uno con una malattia degenerativa agli occhi che lo porta col tempo a non vedere proprio più e lei che deve fare i conti con il proprio corpo pieno di cicatrici dal viso ai piedi, deve fare i conti con il proprio passato, la sua mamma la portò quasi nell’altro mondo…

Siamo negli anni ’90 e questi due mondi casualmente interagiscono, fanno scintille, si uniscono, scoppiano, si fanno male, si odiano ma non riescono mai a dimenticare l’uno la bellezza dell’altro.

Mi ha fatto ricordare quanto a volte noi facciamo fatica ad accettare noi stessi, il proprio corpo, quanto abbiamo bisogno di qualcuno che ci guardi senza alcun pregiudizio che puntualmente c’è e forse a volte è giusto che ci sia in fondo per crescere per capire, questi due giovani ragazzi nonostante tutto, sembrano avere una loro seconda possibilità per vivere. Un libro forte, duro ma speranzoso.

Mi è mancato qualcosa, non so cosa di preciso, forse non sono riuscito ad affezionarmi del tutto ai protagonisti che hanno delle vite, in ogni caso, pazzesche.

“Si aggrappano l’uno all’altra. Si baciano come due che stanno per perdersi. E invece si sono appena trovati.”

 

 

Harry Potter e il principe mezzosangue

 

E’ sempre un crescendo, non c’è niente da fare, anzi, questo episodio mi sembra il migliore dei sei letti, c’è  un gran ritmo di eventi che si susseguono, passato, futuro, amore, amicizia, morte, vita, magia, inganno, tradimento; è un viaggio anche interiore e io lettore vengo immerso dalla storia che ti rimbalza da una parte all’altra, dando la sensazione di arrivare alla soluzione di tutto e poi ci si accorge di essere ancora troppo lontani, nonostante i mille enigmi risolti.

Attraverso il pensatoio, una vasca di ricordi, si conosce la crescita di Tom Riddle, ovvero di Voldemort, infatti Silente vuole che il nostro maghetto sappia di che pasta è fatta il suo nemico da battere. Si verrà a sapere come Voldemort possa essere immortale e come poter controbattere a questa mossa fino ad un epilogo tragico come la morte proprio di Silente che vedeva del buono in tutti gli esseri viventi.

Harry Potter non è ancora maggiorenne ma ha una personalità molto più matura, più spiccata, più aperta agli eventi che gli accadono attorno, anche grazie alla conoscenza di fatti accaduti nel passato, capirà che non c’è una vera linea di divisione tra il bene e il male, ci sono delle sfumature della realtà che rendono ogni cosa imprevedibile come il principe mezzosangue…

A questo punto mi tocca prendere l’ultimo capitolo… a noi due Voldemort!( ho 40 anni suonati notare!!)

“Era importante, aveva detto Silente, combattere e ancora combattere e continuare a combattere, perchè solo così il male poteva essere tenuto a bada, anche se non poteva mai essere completamente sradicato…”

 

 

 

Il poeta di Gaza – Yishai Sarid

 

Non si conosce il nome del protagonista di questo bel romanzo, ma sappiamo che è un poliziotto dei servizi segreti, un ufficiale israeliano che lavora per sventare attentati in una Israele impaurita, attraverso estenuanti spionaggi e duri e lunghi interrogatori che culminano, il più delle volte, in violenza, in sangue, in morte.

Questo lavoro nobilita l’uomo israeliano perchè cerca di salvare vite umane dall’odio circostante ma crea nel protagonista una apatia e assenza di sentimenti che aumenta col passare del tempo, compromettendo la sua sfera, vita privata, addirittura la moglie chiederà la separazione da lui per la sua dedizione completa al lavoro, tralasciando lei e il figlio da parte.

Accanto a questo uomo con le sue naturali e umane contraddizioni in una situazione quasi irrisolvibile, c’è il poeta di Gaza, un uomo palestinese, conosciuto in Israele soprattutto per le sue posizioni moderate, incentrate sempre sulla pace e non sullo scontro. Si chiama Hani e ha un neo e cioè avere un figlio accusato di terrorismo che sta preparando qualcosa di tragico ma che non si riesce a capire cosa.

Per poter arrivare al figlio di Hani, si dovrà conoscere Daphna una scrittrice israeliana abbastanza famosa che ha legami stretti con il poeta di Gaza, ormai in fin di vita, malato proprio a Gaza.

Il protagonista venendo a contatto con Daphna e Hani, sarà influenzato nelle sue scelte prossime e riscopre il valore dei sentimenti, delle emozioni ormai prosciugate dal lavoro.

Nello sfondo di una diatriba infinita tra palestinesi ed israeliani, ci sono uomini donne che hanno le proprie vite e cercano come possono di sopravvivere, il finale sorprende come del resto la vita stessa.

“..le poesie di Hani non istigavano alla violenza, possedevano uno stile lirico et oni pacati, tuttavia lasciavano trasparire un senso di ingiustizia e l’intenso desiderio di tornare alle terre usurpate: era quello il motore della sua creazione.”

 

 

 

Fuocoammare

Che colpo, che isola, che vita

Che mare, che forza, che infinito

che isolani che pescatori che senso assurdo della vita

Dal 1991 Lampedusa una bellissima isola siciliana vive in prima persona il problema degli immigrati, si alterna vita semplice quotidiana degli isolani a barconi stracolmi di persone che scappano disperate dalla guerra, si alterna vita di bimbi con la passione della fionda e di simulare le guerre ad un medico che dedica la propria vita per curare persone che hanno sfidato il mare. Gente semplice che accetta tutto quello che viene dal mare nel bene e nel male.

Film documentario forte, triste, a tratti anche lento ma questo è il mondo di oggi vicino a noi e non volerlo comprendere e capire è da stronzi.

Sti maiali!!! La fattoria degli animali di George Orwell

 

Una favola contro tutti gli estremismi, contro tutti i regimi totalitari, si dice che sia un racconto contro il regime comunista staliniano( e sicuramente è così con chiari riferimenti a periodi e pensieri di uomini politici), ma io che l’ho letto, sarà l’ignoranza mia, ma ci ho visto una forte critica in forma satira contro chi fa la rivoluzione per abbattere il potere forte per poi restaurare il potere forte, cambiare per non cambiare alla fine della fiera.

I protagonisti sono gli animali che si ribellano contro l’uomo e cacciano il loro padrone umano per governare da soli una fattoria, ottimi presupposti per una nuova era, ma sono fuochi di paglia, perchè gli animali, in testa i maiali( la nuova classe dirigente) iniziano una propaganda falsa, cercano di usufruire il guadagno solo per loro, attraverso corruzione facendo credere che le cose sono in continuo sviluppo e miglioramento, ingannando tutti gli animali della fattoria.

Cavalli, maiali, pecore, galline, cani, oche, conigli, topi ognuno descritto in modo geniale per creare una situazione che se vai a vedere si può benissimo presentare pure oggi.

Beh io ci vedo una favola di ieri, di oggi e ahimè di domani, insomma di sempre…

« Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri. » scritta nel 1945 sono passati più di 70 anni che cosa è cambiato?