Grazie! L’arte di essere fragili – Alessandro D’Avenia

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Questo fine 2016 mi ha riservato dei libri incredibili e questo è uno di questi senza ombra di dubbio. Un libro che appena lo si apre sprigiona luce su chi legge, sui pensieri di chi legge, sul mondo di chi legge; una luce, non certo la soluzione dei problemi della vita, ma una luce per come affacciarsi a questo mondo così tanto bistrattato. Ho avuto la sensazione come quando ti insegnano come stare a tavola con la sedia dritto spalle ecc, ecco una sorta di suggerimenti a guardare la vita che sembra così ostica, così dura e difficile con altri punti di vista e come lo fa? Parlando delle opere e della vita di Giacomo Leopardi per molti l’incarnazione del pessimismo, del negativismo, della depressione ed invece attraverso le parole semplici ma colte, dirette ma chiare, leggere ma incisive di Alessandro D’Avenia scopriamo un Leopardi assolutamente inedito e sorprendente, un uomo amante della vita, della bellezza, dell’infinito, del mondo, di quello che gli sta attorno che non smette mai nonostante il suo aspetto esteriore poco piacente, la sua malattia agli occhi, il suo essere sempre rifiutato in amore, a descrivere la vita per quella che è: indifferentemente bella.

Non è un saggio, un romanzo, una storia; è più una sorta di lettere dell’autore rivolte a Giacomo Leopardi per ringraziarlo di aver capito il senso del suo vagare in questa vita confusionaria dove sembra che tutto sia fatto per lasciarsi morire mentre Leopardi 2 secoli prima attraverso la sua esperienza fatta di scoperte, ferite, delusioni ci dice apertamente, ci sprona a cercare quella meraviglia, quello stupore che si ha quando si è adolescenti e che si perde con la maturità ma anche con l’avvicinarsi della morte non smette di cercare e mettere in poesia la bellezza delle cose come le stelle, i fiori e tutto il resto; ci invita a guardare dentro noi, il dolore, per scoprire che proprio da lì che si deve iniziare a vivere come un seme, fragile lì solo nella terra poi cresce attraverso le stagioni per poi diventare un fiore, un albero o quello che è.

Caro Alessandro, tu hai scritto a Leopardi ma indirettamente hai scritto a noi lettori e io mi sento di scrivere a te con lo stesso intento: ringraziarti. Son 200 pagine che mi hanno investito e mi han fatto guardare il percorso mio, e mi sento anch’io sfigato, assolutamente poco realizzato, ho 42 anni e non ho ancora trovato un posto in questo bellissimo dannato mondo, ma tu hai toccato diverse corde per potermi rilanciare, primo fra tutti che non sono solo ad essere disorientato, che essere fragili, insicuri non è sempre una condanna ma assolutamente una valida partenza per riproporsi nonostante le cadute eventuali che ci saranno; attraverso le tue parole ho trovato un punto indelebile in me che ancora oggi faccio fatica a sbrogliare, dovrò farne tesoro, ho passato una vita a dimenticare o cercare di non farci caso, ma forse è il caso invece nonostante sia passato un’infinità di tempo di comunicare di gridare quello che mi manca e forse non vergognarmene, che tenere tutto nascosto non fa bene; ed ultima cosa (poi non ti rompo più ma ci sarebbero da dire e parlarne per ore) che mi ha colpito che in qualche modo mi ha fatto dire “cavoli pure io cazzo” è quando parli di Leopardi, delle sue passeggiate notturne a guardare le stelle, a contarle, il suo esserne meravigliati ogni volta sempre di più, ho avuto un flashback di 15 anni prima, quando la domenica mattina prima di incontrare la mia ragazza di allora mi facevo una camminata in un sentiero affiancato da un fiume che portava ad un boschetto, io mi perdevo tra il rumore dell’acqua, le foglie degli alberi e i mille suoni di ogni animaletto presente in quel luogo che sembrava così incantato.

Fatevi un regalo. Leggete “L’arte di essere fragili”

“Mi fermo e chiedo: riuscireste voi a trasformare in canto il dolore della vita, i vostri fallimenti, la vostra inadeguatezza? A nutrirvi del vostro destino, più o meno fortunato, per farne un capolavoro immortale?

“Copriamo la nostra fragilità di una corazza tecnologica che ci consenta di non sentirla.”

“Le cose tornano a reclamare i loro diritti, la loro tenerezza, la loro impurità, la loro ombra luminosa, la loro fragilità.”

Sì, no, Sto cazzo

Sì, no, sto cazzo, non lo so vedo sento leggo tutti agguerriti pure incattiviti ed io non ho ancora capito, tutti bravi e sapientoni nelle loro posizioni io invece no, ho provato a leggere la riforma non ho capito un cazzo, me la son fatta spiegare e mi dico ma non è male poi arriva quello del no che mi spiazza e mi dice che ci inculano tutti che andiamo incontro ad una dittatuta d’altri tempi, ma cazzo è un referendum su una riforma della costituzione la quale riforma è stata comunque vista letta da tutto sto cazzo di parlamento che però ora è diviso come se non ci fosse un domani. Cazzo avete fatto una riforma che poi non la volete votare boh. Non capisco. Non capisco questo senato che scompare che però invece viene costituito da un insieme di uomini scelti dal governo, no ragazzi, è vero sono ignorante al quadro e sicuramente dovrò rileggere tutto e per bene. Mi informerò ancora. Certo è una cosa, io non mi sento per niente sicuro di quello che andrò a votare perchè non vedo chiaro le cose o almeno non sono in grado in questo momento di dire se è buona o no la riforma. e mi chiedo quanti italiani saranno nella mia situazione? Per me tanti ma tra questi tanti si faranno abbindolare dal fatto che sia più un voto politico che un voto per migliorare la nostra costituzione. Voto SI allora sto con Renzi, Voto no stai con Grillo o Salvini(oddio non voterei no solo per Salvini). Io vorrei votare pensando di migliorare l’Italia che litiga con sè stessa ma non basterebbe fare leggi giuste per tutti? la politica non serve a questo?

Zilly ma dove cazzo vivi? leggiti i libri e non rompere il cazzo.

ok. ma giuro mi informerò fino al 4 di dicembre.

Tiè!

 

 

La morbidezza degli spigoli – Keith Stuart

 

Quando un libro ti parla e racconta qualcosa che ti incuriosisce, ti colpisce, quando un libro ti prende e ti domanda cose tue personali e allora vuol dire che arriva ti entra dentro. Eppure la storia di questo romanzo sembra lontana da me, eppure mi ha fatto tante volte fermare e riflettere sulle mie cose. Il potere del libro!

Un papà, un figlio e lo spettro di autismo che boh neanche gli esperti a volte sanno bene cosa vogliono dire, certo un figlio diverso dai suoi coetanei che fa fatica a seguire le regole i ritmi, le parole di chi ha attorno, forse perchè lui sta in un mondo dove è tutto ben delineato e se si affaccia nel mondo dei ragazzi della sua età si sente spaesato ed inizia ad avere reazioni a volte bizzarre, a volte violente,  insomma spaventato. Crescere un figlio non è mai stato facile, e questo padre sembra non trovare nessuna soluzione all’impotenza in cui si ritrova e sembra fuggire, non sembra, scappa proprio dal matrimonio e dal figlio nonostante l’amore che possa provare per il figlio e per la moglie.

Succede che il ponte che unisce due punti che sembrano così irrangiungibili così diversi, così lontani è un qualcosa che sarebbe da evitare a priori. Già perchè questo padre e figlio iniziano ad interagire con un videogioco, in una realtà virtuale in cui il figlio sa come muoversi e gestire le sue paure. Un videogioco in cui si costruiscono cose attraverso personaggi. E sembra paradossale ma Sam, il figlio, inzia a parlare e risponde alle domande del padre, si scopre quanto sia bravo a giocare e quanta profondità ci sia dentro ad un bambino che di primo impatto rifiuta il mondo esterno. Lui, infatti, ascolta, capisce e piano piano fa entrare nel suo mondo il suo papà.

Non sono padre, ahimè, ma mi ci sono rivisto in questo padre smarrito da sempre, non tanto per un figlio che non sa come affrontare, ma per l’atteggiamento alla vita a volte troppo remissivo e poco propenso alle opportunità che capitano ma che sbadatamente non vediamo subito.

E’ proprio vero che a volte gli spigoli sono così morbidi da restare incantati!

 

Ligabue e la sua Italia! Made in Italy

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E poi arriva Riko che vive in Italia che sogna fin da bambino una vita bella serena e poi si trova a fare un lavoraccio non certo quello che ha sempre sognato ma per fortuna sua arriva il venerdì e non rompetegli i coglioni che per stasera si pensa ad altro che il lunedì fa presto arrivare. Perchè i pensieri della vita lo mettono sempre all’angolo, e poi arriva Sara, un matrimonio, un figlio, e i problemi si moltiplicano. Il tempo crea ostacoli tra lei e lui, ma saranno più vittime o più complici di una storia prosciugata e che non si riesce al momento a riprendere. A volte si dice meno male con vergona forse che non è toccato a me la sorte di chi si sta vicino, quel meno male un pò egoista che lo fa sentire più vivo e più cosciente in una giungla dove sembra oramai non essersi più regole. Ma in tutto questo marasma, in tutto questo caos che c’è fuori ha la sensazione di avere avuto una illusione di farcela e non solo per lui. Ma in questa bolla di illusione succede che ti ritrovi in una manifestazione e accidentalmente stare in mezzo a scontri tra chi non si capisce neanche poi tanto. E Rico è all’ospedale con 11 punti sulla testa a diventare famoso per poco tempo per una manganellata di un povero giovane poliziotto che chiede scusa. Ma in fin dei conti non è andata poi male perchè dalla botta in testa si è risaliti e la storia con Sara è ripartita piano piano fino a fare una seconda luna di miele in Italia, come in Italia? perchè no, fare un viaggio di nozze per i paesi belli della bella Italia è proprio una gran figata alla fine. C’è bisogno di fare, di non stare fermi di imparare a guardare e vedere un’altra realtà che non sempre è poi così brutta.

Un viaggio di canzoni attraverso un personaggio, un album che racconta una storia, un concept album, un disco che si intreccia intorno alle disavventure e non di un italiano che vive il suo tempo. Questo è il nuovo Liga 2016, ci regala 14 canzoni scritte e registrate senza tanto pensarci troppo( almeno così si dice), con melodie rock raggae pop, non si annoia mica, un album forse non immediato che arriva ascoltandolo poco per volta, per molti sarà un disco troppo pretenzioso che mira chissà dove, credo sia un disco piacevole proprio per la sua varietà, nonostante magari non abbia un singolo di impatto commerciale. ora lo riascolto per la seconda volta magari cambio idea o magari no ma solo il fatto che lo voglio riascoltare forse è un buon segno!

E chi di noi non si è sentito un pò un Riko un pò un antieroe un pò sfigato nella nostra bella e dannata Italia?

Dal congo alla stazione Termini! Io sono con te – storia di Brigitte – Melania Mazzucco

 

La storia di Brigitte è la storia di persone che non vediamo ma che ci sono, che ce ne freghiamo ma esistono, è la storia nella storia del mondo che siamo noi, è la storia che arriva da lontano, dall’africa, dal congo, da Matidi e approda nella stazione Termini di Roma. E’ una storia che dopo l’ultima pagina del libro sta continuando, non è finita, c’è speranza ma ci sono mille ostacoli da superare, è una storia che ti prende a schiaffi, ti scuote ti fa stare all’angolo del ring e non puoi scappare devi solo prendere, devi solo ascoltare, devi solo leggere e renderti conto di quante persone fantasma ci sono intorno a noi e non capiamo le difficoltà di chi scappa e di chi si trova senza niente in una città che non si conosce, di cui non si conosce la lingua, non si conosce neanche il valore dei soldi. Il passato è un fuoco che brucia inesorabilmente dentro, il presente non fa sconti e il futuro sembra solo un incubo. Ecco Brigitte, una ragazza infermiera che gestiva due cliniche nel congo, madre di 4 figli, si trova sola per caso a Roma senza più nulla.

E’ un viaggio incredibile assolutamente tragico, assurdo ma vero, sembra proprio che sto baratro non abbia fine eppure la protagonista nella più totale sofferenza crede in Dio, crede nelle buone maniere, nei buoni propositi, nell’aiutare gli altri e nell’essere aiutata, crede nell’umanità delle persone, e da qui nascono incontri bellissimi dal padre Santone all’amica Francesca per arrivare alla scrittrice Melania Mazzucco la quale poco per volta si avvicina in punta di piedi al mondo di Brigitte che a sua volta si confiderà a lei con grande naturalezza.

Brigitte nel raccontare la sua storia ha in mente date certe, e nel libro la scrittrice inizia a raccontarsi anche lei, si chiede ma quando brigitte dormiva alla stazione termini io dov’ero cosa stavo facendo, è un bellissimo incrocio di strade, certo duro, crudo ma da conoscere.

Mi ha colpito la descrizione iniziale di questa anima vagante nella caotica stazione di Roma, perchè ho avuto la sensazione di esserci con lei, di avere le immagini davanti ai miei occhi…come quando passo e cammino veloce nella stazione centrale di Milano.. un libro che fa male e bene, leggetelo e guardiamoci di più intorno a noi e proviamo a pensare per una volta anche con la testa di chi arriva da lontano, da un mondo completamente diverso dal nostro.

 

 

La casa della moschea – Kader Abdolah

 

Sempre più convinto che seguire, ascoltare persone entusiaste per un libro sia una via di salvezza dal torpore in cui noi stessi e solo noi stessi caschiamo inesorabilmente! Senza averne mai saputo nulla(ignoranza mia è infinita) sono entrato in una scatola lilla piena di libri a Milano e ho acquistato questo libro e mi sono aperto una porta forse antica, forse arruginita, forse lontana anni luce dalla Milano di oggi, dico forse perchè attraversando questa porta mi sono catapultato in un mondo che solo entrandoci si può capire un pochettino di più i giorni convulsi, frettolosi, misteriosi del mondo di oggi.

Sì, ho avuto questa sensazione, leggendo già le prime pagine del libro, di aprire la porta della casa della moschea ed osservare un micorcosmo in movimento, fatto di persone, di lavorazioni di tappeti, di credenze religiose, dell’Islam, di una famiglia che vive il proprio tempo serenamente, almeno in parte, perchè siamo a ridosso del 1969 in Iran dove l’incontro tra il pensiero occidentale americano e quello orientale diventa una scintilla irreversibile ed inizia una rivoluzione in cui i personaggi del libro vengono travolti, facendo capire come  il fondamentalismo religioso radicale distorce la realtà a tal punto da vivere in condizioni medievali vietando qualsiasi cultura se non quella islamica estremista.

Aga Jan è il ricco commerciante di tappeti,  gestisce la vita di questa casa antica che sorge dietro alla moschea, ma la storia cambierà gli equilibri della casa e proprio la storia metterà i vari personaggi e famigliari della casa a prendere una posizione sulla rivoluzione di Khomeini che punisce il più delle volte con la morte gli oppositori.

Tutto nasce da una contrapposizione di cultura che esiste in Iran e nell’occidente, in quest’ultimo c’è un forte vento di modernità, di apertura mentale con mezzi nuovi come la televisione, la radio, il cinema mentre in Iran ad esempio si è ancorati alle antiche tradizioni che non davano spazio a cambiamenti. L’avvicinamento di Teheran agli Stati Uniti ha creato negli iraniani una duplice reazione; una assolutamente favorevole e l’altra contraria ma in questa contraria nascono due correnti di pensiero una fondamentalista radicale quella di Khomeini che non dava spazio a nulla se non alla religione islamica e l’altra molto più moderata in cui volevano tenere salde le tradizioni ma dando anche spazio al rinnovamento. Kadel Abdolah attraverso la sua scrittura prova a descrivere come ogni uomo e donna venga influenzato da questo momento storico e Aga Jan, uomo buono ma risoluto, paziente ma pur sempre emozionale rimane ancorato ad un islam diverso da quello che oggi siamo abituati a vedere con l’Isis, un Islam assolutamente umano con attaccamento alle proprie origini e alla propria terra ma non certo violento e brutale come ancora oggi viene descritto. Un libro sorprendente, emotivo che non finisce coll’ultima pagina perchè nella nostra mente deve continuare a far riflettere!

“Così fa la vita

gioca con te

a volte ti ama

a volte ti umilia.”

 

 

 

Peppino Impastato – Salvo Vitale

 

Chi di noi, oggi, presta il proprio tempo personale per combattere, lottare e divulgare le verità più scomode del proprio paese; chi di noi avrebbe coraggio di andare contro logiche di poteri invincibili quasi immortali, portando nelle strade le prove tangibili di un male che è difeso e protetto da chi invece dovrebbe sconfiggerlo e chi di noi, oggi, oltre alle parole, alla buona retorica mette la faccia, l’anima, il corpo ed idee per fermare la piaga della mafia che ancora oggi nel 2016 è così radicata?  Non lo so, so solo che la storia di Peppino Impastato è una storia che deve essere ricordata, gridata e divulgata nelle scuole per avvicinarsi a concetti fin troppo abusati o addirittura dimenticati come l’antimafia, la legalità e il vivere con coscienza civile.

Chi scrive questo libro è un amico e compagno di lotta di manifestazioni di radio di Peppino Impastato, quindi è una visione diretta, viva, sincera, concreta di tutto quello che è stato Peppino Impastato; si parte dalle radici storiche del paese natale Cinisi per passare alla famiglia ed attraversare tutto quel mondo sempre in evoluzione di Peppino che non ha mai smesso di credere nelle proprie idee e non ha mai smesso di perdere il coraggio di fronte ad ostacoli insormontabili.

Colpiscono molto le parole di peppino su come affrontare la questione della mafia della speculazione edile sul traffico di droga, colpiscono le sue parole alla radio come prende in giro il capo dei capi degli anni ’70 Gaetano Badalamenti e i suoi sudditi, colpiscono perchè non sono accuse campate per aria, hanno un fondamento reale fatto di ricerche intuzioni scoperte che potranno essere solo accertate quasi vent’anni dopo. Un ragazzo che ha creato un circolo cultura musica,che ha creato una radio, c’era tanta politica, forse pure troppa, ma c’era tanta dedizione per la giustizia vera legale, insomma quella giusta. Un ragazzo che cercava di coinvolgere i suoi compaesani che per istinto si rintanavano in situazioni di comodo piuttosto che affrontare le cose della vita in modo onesto.

9 maggio 1978 per non dimenticare e per vivere con più coraggio e speranza!

 

 

Arrivederci Harry!( Harry Potter e i doni della morte)

Caro  Harry, sono arrivato alla fine delle tue avventure, mo sei pure padre, ti ho visto crescere tra mille paure, insicurezze, ti ho visto praticamente nascere e diventare un ragazzino con dei poteri che manco conoscevi, affrontare cose vertiginose, a guardarti dentro, a cercare di capire in che mondo pazzo sei nato e dove continui a vivere(almeno credo), ti dirò il nostro mondo quello reale, purtroppo, è pieno di tanti Voldemort, e non sai quanti cazzi di mangiamorte ci siano a scorazzare per le strade in nome di un Voldemort qualunque, ok ok non devo nominare quel nome o se no vengo impalato in qualche camera segreta o addirittura rinchiuso nella spaventosa prigione di Azkaban con quei dissennatori rompiballe. Ho perso il filo Harry, allora, dicevo, ah si, il tuo mondo poi non è tanto così lontano dal nostro ma certo è che mi sono addentrato senza pensieri e per diverse ore mi sono divertito nelle tue scorribande a cercare tutti i pezzi mancanti per combattere e sconfiggere sto Vold.. ops.. colui che non deve essere nominato..

In questo ultimo capitolo c’è di tutto, forse anche troppo, colpi di scena, morti, bacchette che non funzionano o che funzionano solo in mano al proprietario reale, convinzioni, bugie, verità, illusioni, doppi giochi; addirittura quasi si capovolgono i giudizi su Silente, grandissimo mago che combatte per il bene ma si scopre avere un passato non certo da santo, o Piton personaggio oscuro e fin dal primo libro ostile ad Harry e poi si scopre in realtà che in tutti questi anni e in tutti questi libri svolgeva un ruolo fondamentale per difendere il nostro maghetto in nome di un amore assolutamente puro.

Ma in tutto ciò, in tutto questo dispiegarsi di forze e verità che a poco a poco si mostrano mi è mancato qualcosa, fin dall’attesissimo confronto finale Harry Voldemort che si risolve in una frazione di secondo ma è possibile che dopo 7 libri mi fai morire così un nemico così tanto temuto? Ho atteso invano dei retroscena dagli zii di Harry soprattutto dalla sorella della madre di Potter, Petunia, zero. Il ruolo di Draco Malfoy a me è poco chiaro, ho sentito poco pathos quando si scopre il vero volto di Piton mentre mi è piaciuto molto il riscatto finale di Neville che fin dai primi libri era un ragazzino sfigatello e preso in giro da tutta la scuola e poi alla fine determinante ad uccidere Nagini, ed infine toccante il momento in cui muore il povero Dobby.

Caro Harry mi dicono che l’ultimo libro appena uscito ora sia una boiata pazzesca e allora mi fermo qui con la promessa che magari ti rileggerò per apprezzare un pò di più questa saga indubbiamente da leggere. Salutami Ron ed Hermione, splendidi esempi di amicizia che noi esseri umani (o babbani che siamo) vorremmo per una vita intera!