La casa della moschea – Kader Abdolah

 

Sempre più convinto che seguire, ascoltare persone entusiaste per un libro sia una via di salvezza dal torpore in cui noi stessi e solo noi stessi caschiamo inesorabilmente! Senza averne mai saputo nulla(ignoranza mia è infinita) sono entrato in una scatola lilla piena di libri a Milano e ho acquistato questo libro e mi sono aperto una porta forse antica, forse arruginita, forse lontana anni luce dalla Milano di oggi, dico forse perchè attraversando questa porta mi sono catapultato in un mondo che solo entrandoci si può capire un pochettino di più i giorni convulsi, frettolosi, misteriosi del mondo di oggi.

Sì, ho avuto questa sensazione, leggendo già le prime pagine del libro, di aprire la porta della casa della moschea ed osservare un micorcosmo in movimento, fatto di persone, di lavorazioni di tappeti, di credenze religiose, dell’Islam, di una famiglia che vive il proprio tempo serenamente, almeno in parte, perchè siamo a ridosso del 1969 in Iran dove l’incontro tra il pensiero occidentale americano e quello orientale diventa una scintilla irreversibile ed inizia una rivoluzione in cui i personaggi del libro vengono travolti, facendo capire come  il fondamentalismo religioso radicale distorce la realtà a tal punto da vivere in condizioni medievali vietando qualsiasi cultura se non quella islamica estremista.

Aga Jan è il ricco commerciante di tappeti,  gestisce la vita di questa casa antica che sorge dietro alla moschea, ma la storia cambierà gli equilibri della casa e proprio la storia metterà i vari personaggi e famigliari della casa a prendere una posizione sulla rivoluzione di Khomeini che punisce il più delle volte con la morte gli oppositori.

Tutto nasce da una contrapposizione di cultura che esiste in Iran e nell’occidente, in quest’ultimo c’è un forte vento di modernità, di apertura mentale con mezzi nuovi come la televisione, la radio, il cinema mentre in Iran ad esempio si è ancorati alle antiche tradizioni che non davano spazio a cambiamenti. L’avvicinamento di Teheran agli Stati Uniti ha creato negli iraniani una duplice reazione; una assolutamente favorevole e l’altra contraria ma in questa contraria nascono due correnti di pensiero una fondamentalista radicale quella di Khomeini che non dava spazio a nulla se non alla religione islamica e l’altra molto più moderata in cui volevano tenere salde le tradizioni ma dando anche spazio al rinnovamento. Kadel Abdolah attraverso la sua scrittura prova a descrivere come ogni uomo e donna venga influenzato da questo momento storico e Aga Jan, uomo buono ma risoluto, paziente ma pur sempre emozionale rimane ancorato ad un islam diverso da quello che oggi siamo abituati a vedere con l’Isis, un Islam assolutamente umano con attaccamento alle proprie origini e alla propria terra ma non certo violento e brutale come ancora oggi viene descritto. Un libro sorprendente, emotivo che non finisce coll’ultima pagina perchè nella nostra mente deve continuare a far riflettere!

“Così fa la vita

gioca con te

a volte ti ama

a volte ti umilia.”

 

 

 

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