Solo bagaglio a mano – Gabriele Romagnoli

 

 

Bene, ci penso, e dico ma perchè, poi ci ripenso alle pagine lette di questo libro, senza aver la consapevolezza di aver capito questo solo bagaglio a mano, e rifletto sul fatto che tutto ciò che è scritto in queste non tante pagine sta agli antipodi di quello che faccio quotidianamente, sto sempre fermo, do importanza a tante ed innumerevoli cazzate e tra l’altro ci rimango pure male tra queste cazzate, ho paura del cambiamento, a volte penso che il cambiamento sia il disorientamento più totale, paura dell’assenza, paura di quello che non so, paura che mi possa mancare qualcosa, senza però pensare che tutto quello mi fa paura, mi da ansia sia invece un valido trampolino di lancio per un futuro migliore e più sereno. Cazzo questo libro così breve così schietto, ti fa pensare e non poco!

E’ una sfida pazzesca quella di distruggere il superfluo delle cose in una società piena di iphone, Suv, Pc, cazzi e mazzi; e ci si riesce quando soprattutto è la vita che ci mette alle strette come un lutto, un trasloco, un cambio di lavoro. Non avere certezze è in questo libro fondamentale, essere più leggeri, più aperti alla vita, alle esperienze e alle cose che accadono senza un perchè, stare sempre in movimento, non fermarsi, rigenerarsi, essere affascinati dalle cose che cambiano in continuazione, insomma portarsi un solo bagaglio a mano e via andare ed iniziare a vivere.

Un libro che mi ha lasciato di stucco perchè come dicevo all’inizio, mi consiglia di fare l’opposto di quello che faccio e sono, forse c’ha pure ragione cazzo ma mi chiedo ma perchè io mi tengo sempre così ancorato a certezze, cose che in realtà non mi aiutano a sbloccarmi anzi mi tengono chiuso al mondo che nonostante tutto il male che c’è, è bello viverlo?

” Nel bagaglio a mano due o più vite non ci stanno, c’è spazio per una soltanto, quella che hai.”

” Di fronte a una valigia grande si tende a riempirla con quello che ci sta. Nel bagaglio a mano entra quel che si vuole”.

“…perdere è avere un’occasione. Invece si ha paura di perdere e di perdersi.”

” se hai avuto abbastanza, prenditi la vita e portala a spasso, per mano, con tutto l’amore che resta.”

” Si può rimanere senza qualcosa e stare meglio di prima, soprattutto se quella cosa la si è donata ad altri.”

 

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Fottitore o fottuto? La paranza dei bambini – Roberto Saviano

 

Non capisco perchè su questo libro ci deve essere intorno tanta polemica o comunque  della critica verso Saviano invece di cogliere la sua essenza che è una realtà che c’è, non è che non c’è e non siamo lontani dall’Italia, ci siamo proprio dentro, a Napoli e non si racconta di 20 anni fa, si racconta di adesso, di oggi, di questo momento preciso; a me pare molto sterile la polemica nel dire che” si parla male senza motivazione di Napoli quando invece ne si dovrebbe parlare in un altro modo.” Facciamo che la realtà che descrive Saviano sia circoscritta a poche zone della città, vi sembra normale che i nuovi gestori di droga prostituzione di camorra siano bambini o comunque ragazzini? Vi pare normale che un bambino a 10 anni abbia già chiaro cosa voglia fare, abbandonando la scuola per intraprendere strade assolutamente illegali pericolose direi mortali per cosa poi? per ottenere successo soldi fama, tutto e subito? Non credo che l’intento di Saviano sia di mortificare una città ma bensì di salvarla da un’ondata criminale giovanile che vuole prendere possesso della città stessa. Molti criticano affermando “perchè non viene qui lui a Napoli a risolvere i problemi”, credo che lui descriva una situazione e mette anche in rilievo quali possono essere i punti per poter contrastare questo male: uno tra tutti la scuola, una rivalutazione della scuola per incanalare meglio i giovani pensieri che si affacciano al mondo adulto.

Questo libro è un romanzo, non è un libro inchiesta, è assolutamente una storia di fantasia ma radicata nella storia odierna attuale di Napoli, si parla di ragazzini che a 13, 14 15 anni iniziano ad avvicinarsi allo spaccio di droga, ai clan camorristici; mi ha fatto specie poi come un bambino o ragazzino anche 18enne abbia già chiaro le varie realtà dei boss, le varie zone gestite dai clan, le complicate relazioni che intercorrono tra le famiglie che gestiscono un vero e proprio potere.

Io a 15 anni giocavo al pc o tutt’al più mi facevo una partita di pallone nel cortile sotto casa mia, i miei sogni restavano quelli di un bambino che vuole diventare giocatore di pallone o di basket. Ma non mi è mai sfiorata per la testa l’idea di poter diventare ricco attraverso un pistola. Credo faccia pensare, credo debba far pensare, credo invece di criticare Saviano si debba pensare seriamente a contrastare questa corrente giovanile e proprio perchè giovanile quindi non ancora cresciuta ancora più pericolosa, perchè se crescono con valori totalmente sballati è certo che poi si arriva a situazioni sempre più radicali e paradossali.

Un libro di soprannomi di ragazzini che vogliono fare gli adulti come Dentino, Briatò, Dumbo, Maraja, Biscottino, Drone, Tucano e altri, mi hanno fatto anche tenerezza perchè nella loro violenza c’è quella paura di rimanere fuori dal mondo, di rimanere indietro nonostante c’è in loro la sensazione che qualcosa di sbagliato ci sia, ma vale molto di più essere un “fottitore” che essere un “fottuto”… Una distinzione tra i due termini che già all’età di 10 anni è fin troppo chiara!

 

 

 

Gilgi, una di noi – Irmgard Keun

Cara Gilgi, sarai vissuta pure negli anni ’30, nella fredda, grigia Colonia, in quella Germania nazista dove ordine, rigore, ricchezza era tutto ma io ci ho visto una ragazza dei nostri tempi, giovane e determinata che si espone al mondo con una volenterosa indipendenza, affrontando temi così attuali nel nostro moderno 2017 come la maternità, aborto e soprattutto l’amore.

Già l’amore, lei così chiara nei suoi obbiettivi, come lavoro e futuro programmato per avere una indipendenza economica e lui, artista, scrittore, sregolato in ogni settore della vita, squattrinato ma bello come il sole bello come solo la natura può essere. E questo incontro fa barcollare tutte le certezze della nostra cara amica Gilgi che si ritroverà un pò disorientata ma certa del suo amore.

E’ un amore attuale, forte, intenso e nelle strade, intanto, si vivono situazioni drammatiche dovute al periodo storico economico, c’è chi ce la fa e chi no, e con una scrittura semplice, ironica il lettore entra negli anni 30 per potersi poi calare nei suoi anni con grande naturalezza. Gilgi non è solo amore ma anche amicizia che non sempre è sinonimo di volersi bene anzi a volte come succede con il suo amico Pit è puro scontro tra caratteri che sembrano non incontrarsi mai.

Cara Gilgi buona fortuna e vorrei tanto avere quello spirito di incoscienza e di intraprendenza che hai tu!

“chi è sano e non soffre la fame semplicemente non ha il diritto di essere infelice.”

“Che non ci si può nascondere nella collettività, che si è soli. Questo bisogna imparare: bisogna imparare a essere una persona, bisogna imparare a sapere che una risata costa mille lacrime, sapere che un’ora di felicità va pagata con mille ore di dolore…”

Sbirri e Padreterni – Enrico Bellavia

 

Proprio oggi finisco questo libro con una copertina nera, nera com’è stata la storia interna della nostra Italia e non della sola Sicilia, proprio oggi dicevo perchè è una data di una nascita di un simbolo di lotta contro la mafia, Peppino Impastato nasceva 69 anni fa, e proprio lui non riusciva a vivere convivendo con le mille trame mafiose intorno e questo libro è un incredibile viaggio all’interno dei misteri, fantasmi, trattative tra lo Stato, polizia, servizi segreti, mafia, cosa nostra attraverso una testimonianza, si dice, molto attendibile del pentito, collaboratore di giustizia, ex boss corleonese, Franco Di Carlo.

Leggerlo, sembra di essere in quelle famose ed avvincenti serie tv su netflix, non vedi l’ora di vedere il prossimo episodio, ma qui si tratta di realtà, qui si tratta di morti vere, qui si tratta di uomini contro uomini che si ammazzano per detenere un potere fuori dalla legalità; la cosa che mi ha inquietato di più è l’assurda ambiguità di uomini che rappresentano le istituzioni,che dovrebbero difendere i cittadini, la legalità delle cose invece si trovano nelle trame più controverse e più vergognose della storia italiana.

La mafia era ed è forte grazie a questo legame quasi inscindibile tra Stato, Polizia, Politica, Servizi segreti e gli ambienti mafiosi, un vero e proprio cancro che trova sempre ed in ogni modo uno sbocco per espandersi. Sembrerà assurdo ma i boss sono ancora più potenti  se stanno in carcere, anzi sembra quasi che dalle carceri di qualsiasi città d’Italia la mafia possa essere diretta con molta più precisione. Questo per dire anche come la polizia, i servizi segreti erano collusi, una vera e proprio piovra fatta da nomi non solo mafiosi ma ahimè da uomini delle istituzioni, della politica. Ma per fortuna non tutti erano dei doppigiochisti infami, e non poche sono state le persone che hanno scoperto e messo alla luce tutti questi giri loschi patti non detti trame inverosimili come i due giudici per eccellenza come Falcone e Borsellino, ma guarda caso sempre ostacolati perfino dal loro stesso ambiente.

Rimani esterrefatto perchè le cose non sono cambiate certo oggi non c’è quel sangue degli anni 80 e 90, non ci sono stragi, bombe ma si sente quell’aria di dubbi, di paure, di verità non dette quando senti il telegiornale che parla della nostra politica interna ma pure quella estera. Inquietante come del resto lo sono le parole di Salvatore Riina nel negare ogni responsabilità di qualsiasi fatto avvenuto, nel dichiararsi estraneo a tutto ma nello stesso tempo far intendere dell’esistenza di Cosa nostra, di essere lui il capo dei capi, di sapere qualsiasi cosa ma che non dirà mai nulla fino alla fine. Sì proprio come una serie tv. Inquietante.

Mi riprendo un pò pensando ad un ragazzo fantastico: Peppino Impastato.

“Io voglio scrivere che la mafia è una montagna di merda! Noi ci dobbiamo ribellare. Prima che sia troppo tardi! Prima di abituarci alle loro facce! Prima di non accorgerci più di niente!”