Sbirri e Padreterni – Enrico Bellavia

 

Proprio oggi finisco questo libro con una copertina nera, nera com’è stata la storia interna della nostra Italia e non della sola Sicilia, proprio oggi dicevo perchè è una data di una nascita di un simbolo di lotta contro la mafia, Peppino Impastato nasceva 69 anni fa, e proprio lui non riusciva a vivere convivendo con le mille trame mafiose intorno e questo libro è un incredibile viaggio all’interno dei misteri, fantasmi, trattative tra lo Stato, polizia, servizi segreti, mafia, cosa nostra attraverso una testimonianza, si dice, molto attendibile del pentito, collaboratore di giustizia, ex boss corleonese, Franco Di Carlo.

Leggerlo, sembra di essere in quelle famose ed avvincenti serie tv su netflix, non vedi l’ora di vedere il prossimo episodio, ma qui si tratta di realtà, qui si tratta di morti vere, qui si tratta di uomini contro uomini che si ammazzano per detenere un potere fuori dalla legalità; la cosa che mi ha inquietato di più è l’assurda ambiguità di uomini che rappresentano le istituzioni,che dovrebbero difendere i cittadini, la legalità delle cose invece si trovano nelle trame più controverse e più vergognose della storia italiana.

La mafia era ed è forte grazie a questo legame quasi inscindibile tra Stato, Polizia, Politica, Servizi segreti e gli ambienti mafiosi, un vero e proprio cancro che trova sempre ed in ogni modo uno sbocco per espandersi. Sembrerà assurdo ma i boss sono ancora più potenti  se stanno in carcere, anzi sembra quasi che dalle carceri di qualsiasi città d’Italia la mafia possa essere diretta con molta più precisione. Questo per dire anche come la polizia, i servizi segreti erano collusi, una vera e proprio piovra fatta da nomi non solo mafiosi ma ahimè da uomini delle istituzioni, della politica. Ma per fortuna non tutti erano dei doppigiochisti infami, e non poche sono state le persone che hanno scoperto e messo alla luce tutti questi giri loschi patti non detti trame inverosimili come i due giudici per eccellenza come Falcone e Borsellino, ma guarda caso sempre ostacolati perfino dal loro stesso ambiente.

Rimani esterrefatto perchè le cose non sono cambiate certo oggi non c’è quel sangue degli anni 80 e 90, non ci sono stragi, bombe ma si sente quell’aria di dubbi, di paure, di verità non dette quando senti il telegiornale che parla della nostra politica interna ma pure quella estera. Inquietante come del resto lo sono le parole di Salvatore Riina nel negare ogni responsabilità di qualsiasi fatto avvenuto, nel dichiararsi estraneo a tutto ma nello stesso tempo far intendere dell’esistenza di Cosa nostra, di essere lui il capo dei capi, di sapere qualsiasi cosa ma che non dirà mai nulla fino alla fine. Sì proprio come una serie tv. Inquietante.

Mi riprendo un pò pensando ad un ragazzo fantastico: Peppino Impastato.

“Io voglio scrivere che la mafia è una montagna di merda! Noi ci dobbiamo ribellare. Prima che sia troppo tardi! Prima di abituarci alle loro facce! Prima di non accorgerci più di niente!”

 

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