Il bacio più breve della storia – Mathias Malzieu

 

 

Non riesco ancora capire se mi è piaciuto o meno questo bacio più breve della storia o forse distratto da altre cose personali non sono riuscito ad afferrare in pieno il significato di questo che è un piccolo intenso e surreale racconto, anche perchè si legge in pochissimo tempo (106 pagine) e mi sembra di aver ricevuto un’infinità di immagini anche di ricordi che poi alla fine rimani sorpreso e dici e quindi?

L’autore conferma ancora una volta come in La meccanica del cuore – Mathias Malzieu di avere uno stile unico e molto particolare quasi poetico nel descrivere una situazione assolutamente surreale e cioè assaporare un bacio di una ragazza sconosciuta che suscita forti emozioni positive ma che subito dopo il bacio la ragazza scompare, svanisce nel nulla e il desiderio del protagonista è assolutamente ritrovarla…. dovrà avvalersi di un investigatore in pensione anzi del pappagallo dell’investigatore che attraverso i sensi dell’olfatto del sapore riuscirà in qualche modo a rincontrarsi con la ragazza che alla fine è più vicina di quanto uno possa pensare.

Diciamo che si deve immaginare questa favola con la mente libera ed aspettarti cose assolutamente irreali ma può dare alcune interessanti interpretazioni dell’amore e non solo. Voi sapreste dirmi il sapore del vostro bacio ideale? Io facendomi sta domanda mi sono tornati in mente dei flash di baci che non potrò mai dimenticare non tanto per il sapore ma per l’emozione inaspettato che ti crea tra pelle cuore e cervello! Ch bel mix che può darti un bacio!! Zilly alla fine è un sentimentalone mannaggia a me!

 

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L’arminuta – Donatella Di Pietrantonio

I bambini sono lo specchio delle verità, delle emozioni e delle sensazioni che solo loro riescono a carpire e ad esternare anche senza parole ma con semplici gesti, atteggiamenti e sguardi. Se poi questi bambini subiscono traumi più o meno grandi siamo di fronte ad una realtà non certo idilliaca anzi drammatica ma capiamo come di esseri così piccoli hanno un’anima ed un cuore grandissimo.

E’ la storia della ritornata ovvero dell’arminuta che dopo aver passato l’infanzia e non solo con chi credeva suoi genitori viene riportata da quelli che sono i suoi veri ed effettivi papà e mamma. Da una situazione di gioia, agiata ad una realtà fatta di povertà e di pochi sentimenti, questa piccola protagonista si troverà affrontare una nuova vita senza perdersi d’animo con una grossa sofferenza ma i due anni della storia la porteranno a crescere ed imparare ad amare credo per sempre la sua sorella più piccola, Adriana, una vera forza della natura.

Mi ha colpito molto il rapporto delle due sorelline ritrovate perchè non si sono giudicate non hanno visto del marcio anzi hanno trovato l’una nell’altra un’ancora di salvezza per una vita che non ha fatto nessuno sconto! Ora mi chiedo come se la sta passando Adriana? Non ci sarà nessuno seguito forse, ma la fantasia l’immaginario è infinito!

” Mia sorella. Come un fiore improbabile, cresciuto su un piccolo grumo di terra attaccato alla roccia. Da lei ho appreso la resistenza. Ora ci somigliamo meno nei tratti, ma è lo stesso il senso che troviamo in questo essere gettate nel mondo. Nella complicità ci siamo salvate.”

30 (uguale ad infinito!)

30, che numero, possono essere gli anni di un bel giovane a caccia di belle ragazze, o sono gli anni di chi ancora non ha trovato il posto in cui stare in questo mondo o gli anni di una ragazza che sta per diventare madre o di chi laureandosi affronta il suo primo vero lavoro oppure semplicemente sono gli anni che manca da quel lontano 1987 e mi sa che sono 30 anni che non sono più cresciuto e vivere un mondo pazzo come il nostro restando indietro 30 anni non è certo facile, ma gli altri non lo sanno, non gliene frega niente e giudicano e chissà cosa c’è da giudicare, forse farà ridere non lo so anzi lo so, ma vivere i 42 anni restando tredicenne a volte è proprio snervante diciamola è una cosa innaturale ma a volte mi sento così, sarà che non parlarne mai, anzi nascondere sempre, rispondere solo non c’è più da quando avevo 13 anni e basta forse pesa, influenza, chiude. Certo ora sono 30 anni che non ci sei più materialmente ma sono 30 anni di un milione di pensieri di te da quel pensiero che saresti tornata da un momento all’altro e chiedersi cosa dirti a quel pensiero che non saresti più tornata e chiedersi come fare, da quel pensiero costante”ora sarei laureato pieno di marmocchi e tu lì a guardarmi” a quel pensiero di sperare che lei stesse accanto a giorni “agitati”, a quel pensiero chissà se mi sta guardando mentre suono o mi bacio una ragazza o sto facendo una cazzata e a quel pensiero eterno dell’ultima volta vista( che poi mi viene anche un pò da ridere per le domande che ti feci!). 30 anni quasi a farci una festa perchè sono ancora qui con una mancanza totale di te, ricordarti però lo faccio sempre, ho tante foto su quella mensola, una volta mi sparavo i mille album fotografici da piccolo in vacanza con te, ora non lo faccio quasi più, a volte lo facevo con la ragazza di turno un pò per intenerire un pò perchè ne avevo bisogno, anche se volevo solo piangere un pò, santo iddio, solo piangere un pò, ma non lo facevo mai. Trenta anni e credo di essermi fermato o forse ho solo cercato di cavarmela, pensando non fosse niente che tanto passa ma non passa mai, forse sarei stato diverso se magari fossi andato da uno psicologo boh forse ma non ci sono mai stato, pensando che me la sarei cavata ugualmente, sbagliavo e ora sono trent’anni di tentativi di dimenticare o di risollevarmi ma ho capito solo una cosa: passerà il doppio dei trenta ma non me la caverò mai, è successa, vero c’è a chi va molto peggio, sarà che però non si può neanche aggiustare una cosa che non c’è più ma certo non ci si deve fermare o sennò veramente sei perduto e forse un pò perduto lo sono. E ora sono qui nella stessa stanza di 30 anni fa ma l’assenza di te è totale o comunque uguale a quel giorno caldo pieno di sole di giugno che tra l’altro tra un pò arriverà puntuale a bussarmi sul cuore che solo tu in fondo conosci.

Non mi lascerà mai questa mancanza e forse giusto così, mi chiedo ancora dopo 30 anni come si faccia a rinascere da una totale mancanza, non me lo devo chiedere più, devo solo guardare avanti, magari forse camminandoci insieme a questa totale mancanza che in fondo è tutto quello che di più prezioso ho, in questa sacrosanta terra maledetta.

(Ero titubante se scrivere queste piccole cose perchè sono fatti miei che non frega a nessuno perchè ho paura di sdiminuire quello che è quello che sento ma poi ascoltando un disco ho capito che non è giusto essere sempre in difesa, coperti, non essere quello che si è, abbiamo solo una cazzo di vita ed è bello anche raccontarla a volte, forse, non lo so, ma 30 è un numero che non può rimanere in silenzio almeno ora, almeno in questi mesi, almeno per me).

 

 

 

 

A volte ritorno – John Niven

Ma che ve lo dico a fare! John Niven non sbaglia un colpo! Immaginate Dio che torna da una vacanza di secoli e chiede conto ai discepoli le ultime sulla Terra. E scopre che ci son guerre, terrorismo, povertà, religioni contro religioni, forme di razzismo di ogni genere, preti pedofili, e più ne ha e più ne mette. Dio è imbufalito e pensa che l’unica cosa che possa dare una svolta a queste sciagure sia il ritorno di suo figlio Gesù Cristo. Questo Gesù è a dir poco fantastico: fuma marijuana  beve l’impossibile e l’unica cosa che sa fare bene è suonare della buona sana musica rock! Eppure questo alternativo Gesù assomiglia tanto a quello vero…

Dissacrante, graffiante, super ironico, il sorriso te lo strappa anche tra riflessioni abbastanza forti, e questo Gesù buono aperto ai bisogni di tutti è assolutamente contrario alle credenze della Chiesa cristiana da risultare quasi blasfemo. 

Gesù si ritroverà a gareggiare in un talent musicale dove viene fuori anche il lato negativo di queste gettonate trasmissioni musicali in cui si cerca solo di sfruttare chi ha dei sogni. E tra le mille considerazioni mi son detto ma a me piacciono i talent? Direi di no, mi incuriosisce solo le opinioni dei giudici che si scontrano tra loro ma fondamentalmente è puro intrattenimento la musica fa da contorno. Non sono contro ma sicuramente non aiuta chi vuole fare musica. Sono andato fuori tema e allora dico leggetevi questo Gesù che fa il culo a tutti! Rock on!

Quello che l’acqua nasconde – Alessandro Perissinotto

 

 

Altro libro altro bel regalo, davvero. Ho intuito che era una storia che mi poteva incuriosire dalle considerazioni entusiastiche di chi ama i libri in generale e mi sono fiondato senza però sapere quanti argomenti potevano esserci in queste 300 pagine! Thriller psicologico, giallo, terrorismo, manicomi, anni sessanta settanta e una storia di un uomo che investe tutti questi argomenti che cerca di nascondere i vari strati di quello che alla fine è lui stesso ma poi il passato, i ricordi, le cose non dette tornano e c’è sempre una resa dei conti o comunque non puoi sfuggire ad un confronto finale con quello che sei!

Ho già detto che non sono capace a raccontare un libro ma sicuramente la sensazione che mi da questa storia è completa mi da una idea mi fa pensare a quello che è succceso quando ancora non ero nato, mi fa capire che comunque sia è importante ricordare e farlo presente e me lo fa riportare ai giorni d’oggi, come succede ai protagonisti di questo romanzo che devono affrontare il presente coscienti di un passato molto forte, misterioso, crudo con ancora dei enigmi da risolvere.

Che ne so io dei manicomi , cosa succedeva all’interno di questi luoghi in cui si doveva curare i matti, ma poi chi erano veramente questi matti, e poi scopri che i metodi con cui seguivano i pazienti cosidetti pazzi erano assolute torture, e attraverso questo romanzo si mette insieme finzione e realtà in modo così semplice che ti cattura ogni particolare di questo viaggio che passa dal passato al presente per raccontare una storia di uno che poi è stata una storia di molti e succede che da vittima si diventa carnefice e da carnefice a vittima proprio per quello che nascondi da una vita.