La bicicletta di Einstein – Etienne Klein

 

I numeri, la matematica, la fisica, le stelle, la velocità, la luce, lo spazio, il tempo, i quanti, la relatività, equazioni, ricerche, studi scientifici tutte cose che faccio fatica a capire ma la figura, la sagoma, l’essere umano, l’uomo, insomma Albert Einstein è tutta un’altra questione; affascinante, curioso, gentile, romantico, intrigante, semplice, intuitivo, umano è stato il suo approccio con il mondo che me lo fa piacere subito, per sempre!

L’autore Etienne Klein, poi, ci mette quella poesia, quel modo personale di raccontare la vita di Einstein ripercorrendo attraverso la bicicletta le diverse città in cui lo scienziato ha studiato, vissuto che diventa un libro originale e piacevole.

Un libro che si divide tra le scoperte importanti nella fisica e il vissuto tra matrimoni, figli e viaggi, soprattutto viaggi, infatti Einstein nel suo perenne pensare a spiegare il mondo, è stato non solo a Berlino, ma a Berna, a Zurigo, Milano, Praga, Stati Uniti in un momento storico molto delicato come l’ascesa del nazismo.

Gli piaceva la musica che lo distraeva, lo aiutava e gli dava la spinta a risolvere enigmi sulla fisica impensabili, si sentiva parte del mondo, e non era per niente nazionalista, non si sentiva tedesco a tal punto che poi cambiò cittadinanza. Con la sua bicicletta e con il suo intuito, la sua intelligenza spiegava il mondo per come si presentava. Un autentico genio nella sua autentica semplicità umana.

“Sono un viaggiatore solitario, e non mi sono mai sentito pienamente a casa nè nel mio Paese, nè in famiglia, nè con i miei amici, nemmeno con i miei parenti più prossimi.”

 

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Come siamo diventati nordcoreani – Krys Lee

 

Stavolta siamo in Corea del Nord, poi al confine tra Corea del Nord e la Cina, dopo in Cina ed infine qualcuno è riuscito ad essere libero tra Seul e la Corea del Sud.. Sono 3 vite umane, 3 voci, 3 destini che scappano dalla dittatura dalla carestia in Corea del nord per trovarsi per caso al confine con la Cina nel tentativo disperato di trovare pace serenità che ognuno di noi meriterebbe in questo mondo completamente impazzito…

E’ un romanzo, ma sono storie vere, uomini e donne che affrontano un viaggio, una fuga per una speranza che non muore mai nonostante tutto contro. Si legge dolore, sofferenza e poche vie di uscite ma nel contempo si respira aria di volontà nel cambiare le cose, nel trovare una terra per cui vivere, amore tanto amore ho trovato in queste pagine crude e a volte tristi, sembra una questione di confini geografici, di identità che non permettono ad esseri umani di poter vivere in modo quanto meno dignitoso, mi sembra così assurdo ai giorni nostri, ma è così ragazzi, traspare nel libro l’assoluta intenzione di far capire che prima di essere nordcoreani, ma pure senegalesi o che ne so io, si è individui, esseri umani, i personaggi del romanzo che scappano dalla corea del nord, non sono più nordcoreani, sono uomini e donne con dei sentimenti, delle emozioni, insomma sono quello che siamo tutti noi. Un libro da far leggere a chi vuole invece creare barriere e quant’altro!

Metti un weekend a Misano per la motogp senza vale ma con le 3 teste di cazzo.

 

 

Me lo avete chiesto, e poi è arrivato, cosa? Misano. Ma direte chi ha mai chiesto di Misano? Nessuno ma le tre teste di cazzo si son organizzate mesi addietro per andare a vedere vale, una gara di Motogp, stare anche un pò al mare, fare insomma un weekend anzi l’ultimo weekend dell’estate all’insegna del caldo, delle moto e del resto!

Viaggio di andata credo perfetto, chi diceva farete ore ore di coda, ma dove? 3 ore e 44 minuti eravamo davanti al bellissimo hotel prenotato vicino al mare, diciamo: questo hotel deve essere stata una ex colonia nel suo losco passato, ma per noi uomini che non devono chiedere mai, è risultato funzionale per quello che doveva servire e cioè appoggiare gli zaini e dormire. Aperitivino di fronte al mare, gran mangiata di pesce, girettino sul lungomare e poi dritti a letto che la sveglia cantava alle 6.42.

Alle 7 c’è stato un raggio di sole che ha dato false illusioni del tempo che poi è stato e cioè pioggia dalle 7.56 alle 13.46. Parcheggiato distante dal circuito per non cadere al ritorno nel blocco totale delle macchine, subito Kway, ombrello e pedalare verso la mia prima gara della motogp senza però vale ahimè! ci siamo posizionati in una zona del prato dove si vedeva una buona parte del tracciato e via warm up delle tre classi, poi le tre gare. Il prato è diventato fangosissimo e la gente cadeva come birilli come una delle tre teste di cazzo che verso la fine si è fatto sdraiato mezzo prato. Ma nonostante la pioggia, il fango, la stanchezza è stata una giornata da ricordare, grande atmosfera, grande tensione per la gara e gran festa finale sotto il podio anche se ha vinto quello stronzo ma fortissimo Marquez fischiatissimo da molti.

Il ritorno è un’altra storia, una epopea, una serie di eventi che si sono succeduti uno dietro l’altro che han confermato che è stata una giornata memorabile: 9 ore di viaggio fatte tra pioggia, incendenti stradali, soste fatte, macchine che non uscivano dal parcheggio manco a morire per colpa del fango, ragazze che fanno il medio a 3 bravi ragazzi solo perchè (forse ma non lo sapremo mai) in un tratto di coda in autostrada, fermi, la mia macchina stava andando indietro con velocità pari allo zero e le ragazze hanno suonato in modo aggressivo, ma non ci siamo toccati per nulla, qualche risata, e 32 secondi dopo si superano col medio, succede anche questo alle povere tre teste di cazzo. Ma una cosa che mi ricorderò bene è quel bambino della repubblica ceca con i suoi genitori,  con il suo cappellino VR46, con le sue cuffie, con le sue moto giocattolo in mano, per lui la pioggia, il fango, il freddo faceva parte del gioco, erano motivi in più per ridere e sorridere!

Quante cose che ci devono insegnare i bambini!

 

 

Appunti per un naufragio – Davide Enia

 

 

C’è tanto odio in giro, si respira violenza fisica e verbale nei social, si ha come l’impressione che ci sia una tendenza suicida di chiudersi senza se e senza ma, stiamo navigando in acque molto pericolose, dove non vedo nessun approdo a niente, se non al fallimento umano, ma basta un libro, bastano delle pagine, dei racconti, delle crude verità, delle assurde tragedie che accadono a pochi chilometri dalle nostre case per capire che la speranza, la luce c’è in questo marasma in cui è caduto l’uomo.

Lampedusa, isola piccola, quasi chiusa ma testimone di quello che sta accadendo in questi anni: uomini, donne, bambini scappano senza niente su barconi sfidando la morte. E chi sta a Lampedusa ha solo il desiderio di salvare più vite umane possibili, perchè te che faresti in riva al mare e vedi all’orizzonte corpi in acqua che chiedono aiuto?

Un reportage di chi ha salvato e di chi viene salvato ed in mezzo l’autore di questo libro che cerca di comprendere questi eventi che travolgono l’animo umano, raccontando la sua vita e i suoi dolori, il rapporto col padre e con lo zio, non sono personaggi del romanzo o come vogliamo chiamarlo, sono persone reali, le senti le tocchi, ti fanno commuovere e ti fanno riflettere. Sono persone che lottano per un nuovo approdo, sono uomini che vivono la vita fino all’ultimo, sfidando la morte.  Un libro crudo, è dura leggerlo, forse, ma sono pagine chiare semplici che descrivono la situazione di adesso, di questo momento storico, sono vite umane come le nostre in un autentico dolore ma c’è e si avverte proprio leggendo, la speranza di chi vuole farcela di chi ci crede ancora nell’essere umano, nell’uomo, in noi!

Mi rendo conto di non aver reso bene l’idea di quanto mi abbia colpito sto libro come quando con il gomito becchi in modo casuale lo spigolo del tavolo e le bestemmie sono un intercalare istintivo! Già neanche così ho reso l’idea. Insomma mi è piaciuto assai punto!

“Non c’è spazio per la finzione narrativa e in queste circostanze la linea dell’azione fa differenza: di fronte alla sofferenza reale, le stesse persone che vomitano veleno sulle persone che arrivano sono le prime a essere generose” Davide Enia