In fuga con la zia – Miriam Toews

Come può un libro essere così divertente, ironico, tra virgolette sorridente, se nello stesso tempo è di una profondità unica, è di una drammaticità senza respiro, è di una sofferenza reale, la risposta è la storia di questi personaggi bellissimi, tenerissimi, a volte deboli e a volte fortissimi che sono i nipoti Logan, Thebes, la zia Hattie e la mamma Min.

Min è la sorella di Hattie e da quando è nata ha dei disturbi psichiatrici non indifferenti, il marito di Min non ce la fa a combattere e a convivere con questi sali e scendi di lei che l’abbandona, lasciando anche i due figli piccoli. Ma per fortuna c’è la zia, c’è Hattie che non sta passando un buon momento con il suo lui e decide di tornare dalla sorella e nipoti.

Nel ritrovarli Hattie sente l’esigenza di scoprire e trovare il loro padre perchè la situazione a casa non è più gestibile con la mamma che ha sempre bisogno di qualcuno. Ed ecco che si inventa il viaggio con i due nipoti. E’ un viaggio non solo fisico, dal Canada andranno in California e al confine col Messico ma è un viaggio di testa, di spirito, di conoscenza, di vita, di dolore.

Io mi sono letteralmente affezionato alla piccola Thebes, 11 anni, parla in continuazione, si porta dietro un dizionario e ad ogni parola che non sa va a vedere il suo significato, da piccola ha subito un intervento alla testa e sfortuna vuole che un pezzo di bisturi le si è incastrato dentro la testa, e pensa a come potrà toglierselo, un mix di tenerezza, vivacità e naturalezza che travolge in pieno la zia che poco per volta comprende cosa conta di più in questa vita maledetta. Logan il fratello di Thebes ha 15 anni, è più complicato, più aggressivo, più ribelle, si capisce che soffre per la separazione del papà eppure si fa carico di sua sorella e la mamma, ha la fissa del basket, è un ragazzino che si sta affacciando nell’adolescenza e le premesse non sono certo facili.

Si tifa per loro fino alla fine, fino all’ultima pagina e quando finisce l’ultima pagina ci si sente un pò soli senza quei personaggi che mostrano il bello e il brutto della nostra vita..

 

Annunci

Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino – Christiane F.

 

Da 20 anni che inseguivo questo libro, ma perchè poi? e all’improvviso così ,me lo sono trovato in una bancarella a milano tra mille altri vecchi libri, la copertina era ben tenuta e mi sono detto” e’ arrivato il momento!”.

Storia vera, un colpo duro allo stomaco da non avere fiato, da non credersi, da maledire eppure a sta ragazza vuoi (almeno io) che possa sopravvivere o meglio che possa uscire da un tunnel dal quale non riesce proprio ad uscire. E’ un maledetto diario dell’orrore, sono gli anni ’70, anzi sono gli anni in cui sono nato, e proprio lì vicino a Berlino cresceva una ragazzina in una famiglia piena di problemi di vita quotidiana, quanto è importante la famiglia, mi son detto, cazzo, la famiglia è alla base di tutto, certo anche dove nasci è importante, se non hai nulla intorno, in qualche modo cadi, se non hai la forza di andare via, i genitori sono la base della crescita dei figli, se il padre è violento e subisci violenza fisica, psicologica, la tua infanzia ed adolescenza è influenzata sicuramente, e questa ragazza, Christiane F. ci racconta come è stata dura il suo passare degli anni senza genitori, in mezzo ad altri bambini nella stessa sua condizione; arriva la noia, l’apatia, la voglia di essere proprio assente, la voglia di farsi male, di evadere, di trasgredire in un luogo quasi senza futuro, parliamo di Berlino degli anni ’70 appunto.

A 13 anni cerchi di essere più grande di quello che sei, è umano, tutti hanno avuto questa voglia incontenibile, e ce l’ha avuta pure Christiane F. che di nascosto iniziava andare ad una discoteca che sentiva spesso nominare, era la meta degli adolescenti per eccellenza, poi ci vai e scopri che non c’è proprio niente, solo musica assordante e tanta droga vecchia e nuova che veniva assunta da tutti i ragazzi del locale. Una volta rifiuti, la seconda anche poi inizi a provare uno spinello, un cilum, poi l’alcol e si scopre un mondo all’interno del mondo solito, sembra un ponte per la salvezza, appunto sembra.

A 13 anni io giocavo al computer e giocavo a basket, e non uscivo mai alla sera se non in estate che scendevo nel mio cortile a giocare con gli spruzzini messi dal portinaio per rinfrescare il giardino del condominio. Mentre lei si drogava piano piano step dopo step dall’erba, alle pasticche per poi sniffare eroina mentre i suoi amici, coetaeni già si bucavano…

Questione di carattere, di famiglia, di stimoli, di sentimenti, eh si sentimenti…anche lei si innamora, peccato che sti ragazzi a 13/14 anni sono già nel tunnel senza luce, sta eroina è proprio devastante, irreversibile, non si torna più indietro, e poi sta eroina costa, alla faccia, ti riduce una merda, e costa pure tanto, e qui il gioco o meglio l’orrore si moltiplica, perchè i ragazzini a 13/14 anni non hanno soldi, non hanno un lavoro, i genitori sono assenti e allora tocca inventarsi un modo per fare soldi e quindi si ruba, si vende le cose che si ha in casa ma soprattutto si fanno le marchette, insomma si prostituisce, e l’orrore diventa realtà quotidiana, prima si ha la sensazione che si possa smettere quando si vuole poi si arriva al terrore di non avere i soldi a sufficienza per avere la pera appena svegli la mattina.

Una vita autodistruttiva, eppure lei ha provato ben sei volte a smettere a disintossicarsi, sembrava potesse funzionare, ma bastava quell’attimo di essere soli che subito si riandava in quello zoo in cui era casa con la c maiuscola, dove prostituzione e spaccio era devastante, dove i ragazzi di sempre come detlef, Stella erano lì alla presa di questo maledetto circolo vizioso,i bagni erano sporchi e occupati da giovanissimi con le siringhe nelle braccia, un cazzo di inferno, quell’inferno di Dante sembra la fotografia reale di quei tempi. La madre ha provato mille volte e più a cercare una soluzione per lei, ma lei ci ricascava sempre, ha provato anche il padre con il suo atteggiamento rigido ma niente, poteva essere pulita una settimana due, ma poi l’angoscia tornava, alla fine lei arriva anche a pensare al “buco finale” quello della morte, l’overdose che ha ucciso anche delle sue amiche, ma per fortuna come soluzione estrema la madre la porta dai suoi parenti ad amburgo, cambiando luogo si sperava che potesse arrivare la svolta che c’è stata in qualche modo perchè ora ha 56 anni, è ancora viva, con un corpo e uno spirito forse ancora troppo segnato dal passato, ma è ancora lì a raccontare la sua storia.

Oggi ci sono altre droghe, ma i meccanismi che portano i ragazzini alla droga è sempre la stessa, la noia, pochi stimoli, assenza della famiglia, e molto altro. Ma non trovate che oggi si parla poco di droga? Come se non ci fosse o come se fosse qualcosa che c’è che fa parte della nostra vita, quindi quasi poco rilevante. Ecco perchè ho trovato questa storia, questo libro, questo orrore ancora molto attuale e utile per capire noi nel mondo.

La mafia uccide solo d’estate – secondo capitolo

 

Niente, volevo solo dire che non esiste solo netflix, sky, amazon ma ci sono produzioni che possono far riflettere, commuovere, ricordare, raccontare il nostro passato, e  questa è una serie tv che ogni volta che la guardo, mi colpisce e sta seconda stagione ne è stata la conferma,  perchè parla di mafia in modo diretto, chiaro, semplice, prendendo in giro i grandi boss di casa nostra, tutto raccontato, visto da un bambino di 10 anni che si trova a vivere la guerra di mafia di cosa nostra a sua insaputa e senza volerlo, e il punto di vista di un ragazzino colpisce, il confine tra il bene e il male sembra così netto ma poi entri dentro la vita di una semplice famiglia siciliana a Palermo e questo confine non sembra così netto, c’è sempre l’amore, c’è sempre la nostra vita fatta di cose stupide, belle, brutte, profonde e poi c’è quella cosa invisibile che si insidia nella legalità e crea in ognuno di noi smarrimento, ci vuole coraggio, ci vuole una scuola presente, ci vuole cultura, ci vuole una famiglia che trasmetta sani valori, ci vuole l’innocenza, anche l’ingenuità e il non aver paura di niente dei bambini e assolutamente ci vuole che si veda questa serie che ricorda uomini e donne valorosi che hanno combattuto questa piaga che sembra non morire mai.

Il cardellino – Donna Tartt

 

Non ero sparito, non sono neanche andato via ( o quasi, mi sono fatto 5 giorni al mare) e non stavo neanche in quei periodi di noia, era solamente colpa di questo libro, di queste 892 pagine, di questo dipinto, il cardellino e del suo piccolo protagonista Theo che lo conosciamo piccolo e lo lasciamo abbastanza grande per scegliere il suo futuro nonostante la vita…

Un bellissimo romanzo che passa diversi generi; drammatico, di formazione, thriller ed un finale degno di un saggio, certo è che le 892 pagine non aiutano nell’apprezzarlo nella sua totalità, forse, dico forse, ma questo tomone mette a dura prova il lettore (tempo e dedizione su tutto), ma la scorrevolezza, la concatenazione di eventi che si sviluppano attorno ai personaggi ben delineati, ben studiati e ben curati fan si che le 892 pagine le si affrontano con meno paura e più passano le pagine più hai la convinzione di una storia memorabile che non vuoi mollare mai.

L’inizio è travolgente figlio e mamma e i loro problemi di vita quotidiana, poi un attentato terroristico nel museo in cui mamma e figlio stanno visitando danno il la ad una storia non certo banale e noiosa, la mamma perde la vita e il figlio, Theo tredicenne si trova da solo ad affrontare tutti e tutto, la vita. Sarà il quadro a rilanciare ogni volta la trama, ci sarà un amore forte che non si concretizza per una ragazza( anche a lei la vita non fa sconti), ci sarà la ricomparsa di un padre che lo aveva abbandonato per problemi di soldi e alcol, ci sarà un amico, anzi il migliore amico con un padre non modello, ci sarà la droga, la caduta, la rinascita e in questo viaggio di formazione si ritorna al punto di partenza domandandosi se vale sempre la pena nonostante la vita sia così meschina, lo vediamo crescere, lo vediamo cascarci ogni volta come fosse la prima volta, lo vediamo maturato nonostante il pessimismo che cova dentro di lui.

Non credevo proprio che questo libro potesse piacermi, io dell’autrice Donna Tartt avevo letto il suo secondo romanzo e non mi era piaciuto per niente, ma questo mi ha coinvolto proprio, come una serie tv, che non vedi l’ora di sapere cosa succede nella prossima puntata, come un romanzo thriller perchè poi questo quadro, il cardellino che sopravvive all’attentato terroristico grazie al protagonista che se lo tiene per sè(nel ricordo di sua mamma) farà il giro del mondo, passerà in mani sbagliate e metterà ogni volta in grave pericolo Theo e i suoi amici. La parte finale è meno pregna di accadimenti sconvolgenti ma ti fa riflettere su cosa è per il protagonista e non solo, la vita. Quella cosa che sta tra la realtà e l’illusione che stimola a continuare a crederci sempre, ho avuto proprio la sensazione di leggere 4 libri in uno. Bello assolutamente! Per chi ha pazienza e tempo, iniziate andarlo a leggere. Subito, senza se e senza ma!