Senza salutare nessuno – Silvia Dai Prà

E’ una storia, che però non rivela tutto, perchè si tende a non dire, a chiudersi in silenzio per sopravvivere e per non far si che il ricordo possa intaccare sul presente, la scrittrice indaga sulla sua famiglia, sui nonni, su una storia mai raccontata, si parla di foibe, si va nelle terre di confine tra Italia, Ex Jugoslavia, si entra in un periodo storico sicuramente non felice per gli esseri umani, il nazismo, il fascismo, il comunismo, la seconda guerra mondiale, il post seconda guerra mondiale, ideali che si contrappongono con uomini e donne che hanno la colpa di vivere in terre di confine dove si evidenzia quanto male ha prodotto la politica di uno e la politica dell’altro, perchè sono terre che fino alla fine della seconda guerra mondiale sono controllate e governate rigidamente dai regimi fascisti nazisti che poi però devono fare i conti con l’opposizione dell’ondata comunista che arriva sia dall’interno dell’italia che dall’esterno e in questo caso dalla Jugoslavia di Tito, che vuole riprendere terre perse in passato riprendendo croazia , slovenia e cercano di prendere le terre italiane di Venezia Giulia, Istria, Fiume, con un obbiettivo unico considerare nemici del popolo i fascisti, nazisti, gli italiani non comunisti, o chi aveva qualcosa a che fare con la destra di quel tempo, e qui vengono torturati e gettati nelle foibe, tanti uomini e donne e il silenzio di questa storia è in ogni caso assordante..

Tutto nasce da un desiderio di conoscere, di capire, di indagare dell’autrice sulla sua famiglia, di sua nonna, ma se chiede direttamente a sua nonna, la risposta è un silenzio incomprensibile, e dopo anni dalla morte della nonna, nasce questa ricerca, questo libro che vuole dare un volto e una dignità a persone che sono state coinvolte purtroppo in una vicenda che divide che poco se ne parla ma che sicuramente ha fatto tanti morti in nome di cosa poi, a me sembra inspiegabile, il libro ha una sua connotazione storica, si sente il dolore e il peso del ricordo e delle vicende, ma è nello stesso tempo leggero nella sua stesura, mi piace il verso che cita la scrittrice, di Ungaretti: “Cessate d’uccidere i morti, non gridate più.” Si è il momento della memoria, del ricordo e sperare sempre in un futuro migliore.