Radio Aut – Peppino e i suoi compagni

 

Ogni tanto è sano leggere o rileggere o quanto meno sapere che ci sono vite belle, non facili, semplici, forti, volenterose, impegnate; danno, almeno a me, un sollievo nel pensare che in questo mondo siamo circondati anche da uomini e donne di una gran forza intellettuale e civile da prendere assolutamente esempio: insomma Peppino Impastato.

E’ un libriccino piccolo che traccia attraverso le testimonianze delle sue parole e dei suoi compagni un impegno politico civile sociale. La radio fu fondamentale negli anni ’77 ’78 perchè era un mezzo che poteva arrivare a molte persone e creare quella controinformazione giusta più bilanciata rispetto a quella cosidetta di regime di governo. Aveva creato questa radio, radio Aut in cui si alternavano notiziari internazionali, nazionali, regionali e quelli di paese come Cinisi a programmi totalmente musicali e programmi a prendere proprio per i fondelli la mafia, si la mafia che a quei tempi era già scandaloso dire mafia, perchè molti non credevano che ci fosse la mafia, era una parola da non dire quasi, beh Peppino Impastato attraverso ricerche, documentazioni, riviste, numeri ha tracciato uno scenario politico e non solo inquietante ma reale, assolutamente veritiero, mostrandolo attraverso mostre fotografiche, manifestazioni e trasmissioni radiofoniche. Non ci stava a vedere il suo paese cadere sotto l’egemonia di organizzazioni criminali che tramavano nel buio, che tramavano con la politica di governo. Era un ragazzo molto motivato soprattutto cercava di coinvolgere più persone possibili nei suoi progetti.

Oggi come oggi avremmo bisogno di Peppino Impastato, del suo coraggio, del suo spirito civile sociale perchè saremo pure nel 2017 ma le cose da cambiare sono tante come negli anni di Peppino nostro!

 

Senza coda – Marco Missiroli

 

 

Un bambino, un gran cacciatore di lucertole e i suoi amici Luigi e il buon vecchio giardiniere Nino che asseconda le fantasie di un bambino che deve affrontare il buio della sua famiglia, un padre violento, autoritario e la mamma vittima del carattere del marito.

Si chiama Pietro, questo bambino, ed ha l’età di chi dovrebbe giocare si con le lucertole correre, giocare con il pallone ma lui prega il Gesù bambino che possa il padre essere più buono e che la madre non abbia più nessun livido e poi prega perchè non vuole andare dall’amico misterioso del padre, Carmine.

Entriamo nell’infanzia di un bambino in modo brutale, netto, c’è l’ombra della mafia, cosa oscura per i bambini, ma pietro che è ancora nell’età di non sapere bene la differenza tra bene e male arriverà a capire il senso della cattiveria, della perdita e del lutto.

Inizio forse lento, forse più che lento delicato e fantasioso per avventurarci nell’infanzia difficile di un bambino poi però prende la narrazione che corre su vari binari, insomma un libro che ti tiene incollato alle pagine fino alle ultime speranze di Pietro!

 

Romanzo criminale – Giancarlo De Cataldo

 

Libanese, Freddo, Dandi, Bufalo, Trentadanari, il nero, il secco, Ricotta, Botola, il nercio, er sorcio, Fierlocchio, Scrocchiazeppi non è una squadra di ragazzini di periferia di calcio, ma è una vera e crudele organizzazione criminale che ambiva letteralmente comandare Roma tra gli anni settanta e ottanta. Insomma la banda della magliana…

Dalle origini fino alla fine di questa banda che percorre anni veramente drammatici per l’Italia come stato democratico alle prese con le brigate rosse, con una politica corrotta e con la mafia siciliana e la camorra napoletana a fare da padroni nel vuoto statale di quegli anni economicamente “brillanti”.

E’ un romanzo ma è storia vera, e nonostante ormai siano passati diversi anni le cose non sembrano cambiate; nel descrivere l’ascesa di questi giovani criminali (che se ne infischiano della politica ma che alla fine verranno inglobati nelle trame losche di palazzo), vengono in risalto gli stretti legami che intercorrono tra stato, criminalità, polizia corrotta, servizi segreti deviati, imprenditoria, è una vera e una continua guerra tra bande per avere il potere e il comando assoluto sulla droga, prostituzione e gioco d’azzardo.

Il Libanese, il Freddo il Dandi sono ragazzi, senza lavoro, senza nessuno stimolo se non quello di rubare, spacciare, che hanno come modello cosa nostra insomma sono giovani senza motivazioni che vogliono tutto e subito e rischiano la vita ogni minuto della loro esistenza; leggendo questo libro a me viene voglia di tutto tranne che organizzare una struttura malavitosa perchè fanno una vita rinchiusa, nascosta, senza poter dormire tranquilli mai, e allora perchè hanno scelto di fare questa vita? Non avevano alternative? Erano stufi? e poi di cosa? Questi libri mi fanno pensare molto, queste storie mi fanno riflettere tantissimo perchè mi fanno capire quanto possa contare la famiglia, la realtà in cui nasci e vivi, le persone che incontri e frequenti e basta un attimo per trovarti nel buio più totale e quanto sia difficile poter affrontare una situazione più grande di te. Mi viene in mente sempre Peppino Impastato, il suo coraggio, la sua determinazione, la sua voglia di cambiare le cose per la giustizia quella giusta per tutti nessuno escluso.

Ora come un italiano medio mi guarderò la serie tv che dicono sia molto bella. Ma in realtà di bello non c’è proprio un cazzo…

 

 

 

 

 

Il bacio più breve della storia – Mathias Malzieu

 

 

Non riesco ancora capire se mi è piaciuto o meno questo bacio più breve della storia o forse distratto da altre cose personali non sono riuscito ad afferrare in pieno il significato di questo che è un piccolo intenso e surreale racconto, anche perchè si legge in pochissimo tempo (106 pagine) e mi sembra di aver ricevuto un’infinità di immagini anche di ricordi che poi alla fine rimani sorpreso e dici e quindi?

L’autore conferma ancora una volta come in La meccanica del cuore – Mathias Malzieu di avere uno stile unico e molto particolare quasi poetico nel descrivere una situazione assolutamente surreale e cioè assaporare un bacio di una ragazza sconosciuta che suscita forti emozioni positive ma che subito dopo il bacio la ragazza scompare, svanisce nel nulla e il desiderio del protagonista è assolutamente ritrovarla…. dovrà avvalersi di un investigatore in pensione anzi del pappagallo dell’investigatore che attraverso i sensi dell’olfatto del sapore riuscirà in qualche modo a rincontrarsi con la ragazza che alla fine è più vicina di quanto uno possa pensare.

Diciamo che si deve immaginare questa favola con la mente libera ed aspettarti cose assolutamente irreali ma può dare alcune interessanti interpretazioni dell’amore e non solo. Voi sapreste dirmi il sapore del vostro bacio ideale? Io facendomi sta domanda mi sono tornati in mente dei flash di baci che non potrò mai dimenticare non tanto per il sapore ma per l’emozione inaspettato che ti crea tra pelle cuore e cervello! Ch bel mix che può darti un bacio!! Zilly alla fine è un sentimentalone mannaggia a me!

 

L’arminuta – Donatella Di Pietrantonio

I bambini sono lo specchio delle verità, delle emozioni e delle sensazioni che solo loro riescono a carpire e ad esternare anche senza parole ma con semplici gesti, atteggiamenti e sguardi. Se poi questi bambini subiscono traumi più o meno grandi siamo di fronte ad una realtà non certo idilliaca anzi drammatica ma capiamo come di esseri così piccoli hanno un’anima ed un cuore grandissimo.

E’ la storia della ritornata ovvero dell’arminuta che dopo aver passato l’infanzia e non solo con chi credeva suoi genitori viene riportata da quelli che sono i suoi veri ed effettivi papà e mamma. Da una situazione di gioia, agiata ad una realtà fatta di povertà e di pochi sentimenti, questa piccola protagonista si troverà affrontare una nuova vita senza perdersi d’animo con una grossa sofferenza ma i due anni della storia la porteranno a crescere ed imparare ad amare credo per sempre la sua sorella più piccola, Adriana, una vera forza della natura.

Mi ha colpito molto il rapporto delle due sorelline ritrovate perchè non si sono giudicate non hanno visto del marcio anzi hanno trovato l’una nell’altra un’ancora di salvezza per una vita che non ha fatto nessuno sconto! Ora mi chiedo come se la sta passando Adriana? Non ci sarà nessuno seguito forse, ma la fantasia l’immaginario è infinito!

” Mia sorella. Come un fiore improbabile, cresciuto su un piccolo grumo di terra attaccato alla roccia. Da lei ho appreso la resistenza. Ora ci somigliamo meno nei tratti, ma è lo stesso il senso che troviamo in questo essere gettate nel mondo. Nella complicità ci siamo salvate.”

30 (uguale ad infinito!)

30, che numero, possono essere gli anni di un bel giovane a caccia di belle ragazze, o sono gli anni di chi ancora non ha trovato il posto in cui stare in questo mondo o gli anni di una ragazza che sta per diventare madre o di chi laureandosi affronta il suo primo vero lavoro oppure semplicemente sono gli anni che manca da quel lontano 1987 e mi sa che sono 30 anni che non sono più cresciuto e vivere un mondo pazzo come il nostro restando indietro 30 anni non è certo facile, ma gli altri non lo sanno, non gliene frega niente e giudicano e chissà cosa c’è da giudicare, forse farà ridere non lo so anzi lo so, ma vivere i 42 anni restando tredicenne a volte è proprio snervante diciamola è una cosa innaturale ma a volte mi sento così, sarà che non parlarne mai, anzi nascondere sempre, rispondere solo non c’è più da quando avevo 13 anni e basta forse pesa, influenza, chiude. Certo ora sono 30 anni che non ci sei più materialmente ma sono 30 anni di un milione di pensieri di te da quel pensiero che saresti tornata da un momento all’altro e chiedersi cosa dirti a quel pensiero che non saresti più tornata e chiedersi come fare, da quel pensiero costante”ora sarei laureato pieno di marmocchi e tu lì a guardarmi” a quel pensiero di sperare che lei stesse accanto a giorni “agitati”, a quel pensiero chissà se mi sta guardando mentre suono o mi bacio una ragazza o sto facendo una cazzata e a quel pensiero eterno dell’ultima volta vista( che poi mi viene anche un pò da ridere per le domande che ti feci!). 30 anni quasi a farci una festa perchè sono ancora qui con una mancanza totale di te, ricordarti però lo faccio sempre, ho tante foto su quella mensola, una volta mi sparavo i mille album fotografici da piccolo in vacanza con te, ora non lo faccio quasi più, a volte lo facevo con la ragazza di turno un pò per intenerire un pò perchè ne avevo bisogno, anche se volevo solo piangere un pò, santo iddio, solo piangere un pò, ma non lo facevo mai. Trenta anni e credo di essermi fermato o forse ho solo cercato di cavarmela, pensando non fosse niente che tanto passa ma non passa mai, forse sarei stato diverso se magari fossi andato da uno psicologo boh forse ma non ci sono mai stato, pensando che me la sarei cavata ugualmente, sbagliavo e ora sono trent’anni di tentativi di dimenticare o di risollevarmi ma ho capito solo una cosa: passerà il doppio dei trenta ma non me la caverò mai, è successa, vero c’è a chi va molto peggio, sarà che però non si può neanche aggiustare una cosa che non c’è più ma certo non ci si deve fermare o sennò veramente sei perduto e forse un pò perduto lo sono. E ora sono qui nella stessa stanza di 30 anni fa ma l’assenza di te è totale o comunque uguale a quel giorno caldo pieno di sole di giugno che tra l’altro tra un pò arriverà puntuale a bussarmi sul cuore che solo tu in fondo conosci.

Non mi lascerà mai questa mancanza e forse giusto così, mi chiedo ancora dopo 30 anni come si faccia a rinascere da una totale mancanza, non me lo devo chiedere più, devo solo guardare avanti, magari forse camminandoci insieme a questa totale mancanza che in fondo è tutto quello che di più prezioso ho, in questa sacrosanta terra maledetta.

(Ero titubante se scrivere queste piccole cose perchè sono fatti miei che non frega a nessuno perchè ho paura di sdiminuire quello che è quello che sento ma poi ascoltando un disco ho capito che non è giusto essere sempre in difesa, coperti, non essere quello che si è, abbiamo solo una cazzo di vita ed è bello anche raccontarla a volte, forse, non lo so, ma 30 è un numero che non può rimanere in silenzio almeno ora, almeno in questi mesi, almeno per me).

 

 

 

 

A volte ritorno – John Niven

Ma che ve lo dico a fare! John Niven non sbaglia un colpo! Immaginate Dio che torna da una vacanza di secoli e chiede conto ai discepoli le ultime sulla Terra. E scopre che ci son guerre, terrorismo, povertà, religioni contro religioni, forme di razzismo di ogni genere, preti pedofili, e più ne ha e più ne mette. Dio è imbufalito e pensa che l’unica cosa che possa dare una svolta a queste sciagure sia il ritorno di suo figlio Gesù Cristo. Questo Gesù è a dir poco fantastico: fuma marijuana  beve l’impossibile e l’unica cosa che sa fare bene è suonare della buona sana musica rock! Eppure questo alternativo Gesù assomiglia tanto a quello vero…

Dissacrante, graffiante, super ironico, il sorriso te lo strappa anche tra riflessioni abbastanza forti, e questo Gesù buono aperto ai bisogni di tutti è assolutamente contrario alle credenze della Chiesa cristiana da risultare quasi blasfemo. 

Gesù si ritroverà a gareggiare in un talent musicale dove viene fuori anche il lato negativo di queste gettonate trasmissioni musicali in cui si cerca solo di sfruttare chi ha dei sogni. E tra le mille considerazioni mi son detto ma a me piacciono i talent? Direi di no, mi incuriosisce solo le opinioni dei giudici che si scontrano tra loro ma fondamentalmente è puro intrattenimento la musica fa da contorno. Non sono contro ma sicuramente non aiuta chi vuole fare musica. Sono andato fuori tema e allora dico leggetevi questo Gesù che fa il culo a tutti! Rock on!

Quello che l’acqua nasconde – Alessandro Perissinotto

 

 

Altro libro altro bel regalo, davvero. Ho intuito che era una storia che mi poteva incuriosire dalle considerazioni entusiastiche di chi ama i libri in generale e mi sono fiondato senza però sapere quanti argomenti potevano esserci in queste 300 pagine! Thriller psicologico, giallo, terrorismo, manicomi, anni sessanta settanta e una storia di un uomo che investe tutti questi argomenti che cerca di nascondere i vari strati di quello che alla fine è lui stesso ma poi il passato, i ricordi, le cose non dette tornano e c’è sempre una resa dei conti o comunque non puoi sfuggire ad un confronto finale con quello che sei!

Ho già detto che non sono capace a raccontare un libro ma sicuramente la sensazione che mi da questa storia è completa mi da una idea mi fa pensare a quello che è succceso quando ancora non ero nato, mi fa capire che comunque sia è importante ricordare e farlo presente e me lo fa riportare ai giorni d’oggi, come succede ai protagonisti di questo romanzo che devono affrontare il presente coscienti di un passato molto forte, misterioso, crudo con ancora dei enigmi da risolvere.

Che ne so io dei manicomi , cosa succedeva all’interno di questi luoghi in cui si doveva curare i matti, ma poi chi erano veramente questi matti, e poi scopri che i metodi con cui seguivano i pazienti cosidetti pazzi erano assolute torture, e attraverso questo romanzo si mette insieme finzione e realtà in modo così semplice che ti cattura ogni particolare di questo viaggio che passa dal passato al presente per raccontare una storia di uno che poi è stata una storia di molti e succede che da vittima si diventa carnefice e da carnefice a vittima proprio per quello che nascondi da una vita.

 

Santa mamma – Giulio Cavalli

 

Che dire, ogni volta che mi domando perchè leggo e continuo a leggere in modo a volte così “convulso” e confusionario la risposta sta quando leggo “Santa mamma”, c’è tutto, vita, sofferenza, gioia, disperazione, finzione, paura di essere poi chi?, voglia di ricominciare, sorpresa che forse non siamo soli nel nostro dolore, che in fondo tutti abbiamo dei buchi dei vuoti con cui lottiamo o cerchiamo di dimenticare, genitori, figli, figli e genitori ma che poi la trama sarebbe la storia di un bimbo adottato a tre anni di età in una famiglia che gli da tutto, poi si scopre per caso “eroe” della legalità lasciando tutto quello che faceva prima per fare il clown in un circo da 4 soldi, si ritrova a  vivere sotto scorta e la sua vita viene di nuovo scombussolata dalla scoperta di un fratello che lo smuoverà a tappare quei buchi che combattiamo fin dalla nascita. Ma a parte questo, il tutto è un romanzo che parla di noi, dello stesso scrittore, di tutti noi lettori, ho avuto la sensazione in alcuni passaggi che parlasse pure della mia vita e dei miei cazzo di buchi scusate il termine.

Ho sempre detto che non sono bravo a spiegare un libro, ma questo libro non deve essere spiegato ma assolutamente letto per entrare ognuno nella propria esistenza e fare i conti con i propri demoni o problemi che siano e aprire altre fragilità che ci rendono unici e comunque sia belli.

Un titolo che tocca le mie corde e che un giorno proverò a raccontare anche se a nessuno frega, io sento sempre più il bisogno di gridare!

«Sì, ma nessuno si mette a leggere i tuoi miseri vizi privati. Nessuno si prende la briga di capire i tuoi drammi così patetici. La tua grandezza era solo la grandezza dei tuoi nemici. Non del fratello matto o delle tue paturnie».

La vendetta dei nani – Markus Heitz

 

Quanto tempo, ma quanto tempo, incredibile, penso siano passate 3 settimane con in mezzo la Pasqua, Pasquetta e questo bellissimo ma grigio 25 aprile, quanto tempo soprattutto per leggere questo libro, voi direte, un libro fantasy, leggero, pieno di cose inventate, fila liscio, invece è stata più dura del solito, siamo sempre in quel mondo dei nani che è la terra nascosta ma cosa c’è al di là della terra nascosta, in questo terzo libro ne vengono fuori di ogni. Ma come dicevo ho fatto una fatica immane, 600 pagine lunghissime se non per le ultime 60 pagine divorate in un ‘oretta, il finale è assolutamente intrigante perchè ti costringe a prendere il seguito, apre troppi scenari in sospeso. Insomma mi è piaciuto o no? Insomma boh, ma la fine mi ripaga di 3 settimane di sofferenza sempre per una questione di una sensazione di allungare la brodaglia ma poi quando si arriva al sodo mi prende e va dritto alla curiosità del lettore, il protagonista nano Tungdil si innamora, si disannomara e si rinnamora, combatte, perde, entra in una fase di instabilità per poi rinascere ricombattendo coi suoi valori di sempre, ci sono le stirpi dei nani, che sono ben 5, ci sono gli elfi, amici o nemici dei nani? I nani si divideranno, nuovi mostri, nuovi nemici, nuovi maghi o magie, la difficoltà seria di convivere tra umani, nani, elfi, umani, poi mi domando se è solo un fantasy o qualcosa di reale c’è, se pensi alle guerre di oggi, ai migranti, ai bambini che muoiono, alle dittature, pensi se quel nano che si crede imperatore di tutti i nani che odia a prescindere gli elfi sia solo una invenzione letteraria o in qualche modo è una realtà che nel nostro mondo attuale c’è ed esiste?

Tornando alla saga dei nani, ovvio che comprerò il seguito che è “il destino dei nani”, ma ora assolutamente voglio uscire dalla terra nascosta dei nani per rituffarmi nel mio mondo, ma sarà meglio o peggio?  Mah!!