Bambini contro il potere di sempre, chi vince? Bacio feroce – Roberto Saviano

 

Si ritorna a quei bambini che col tempo un pò sono anche cresciuti, ma poi neanche così tanto, sono la paranza dei bambini, quella banda che nasce nelle strade di Forcella, in una Napoli sempre segnata e ferita dalla illegalità, dalla corruzione e dalla malavita che (sembra almeno a Napoli)  venga sempre più comandata da ragazzi che non superano la maggiore età.

Questo romanzo chiude, nel primo “la paranza dei bambini” apre, inizia, nasce, in questo bacio feroce sembra finire o morire qualcosa quasi per un ciclo naturale ma poi forse invece tutto ritorna, intanto però questi bambinacci la fanno proprio grossa, comandano quasi tutto, sembrano pronti per gestire tutta Napoli, hanno il controllo della droga e della sua distribuzione, hanno imparato ad organizzarsi, hanno l’istinto del bacio feroce che si prende tutto, non hanno paura di niente, ma poi arriva il momento che a qualcuno non va più bene questa situazione, e i nemici di sempre si alleano per tornare allo status quo di una volta, e i protagonisti di questa storia devono fare i conti forse con qualcosa di più grande di loro e giorno dopo giorno la paranza dei bambini viene decimata mentre la vita quotidiana di Napoli segue la sua strada in modo disinteressato o quasi.

Si dice che in qualche modo attraverso questi libri e serie televisive come gomorra si voglia quasi idealizzare in senso positivo tutto ciò che è la camorra ma in realtà se leggete ogni singola pagina di questo libro o guardate con attenzione le scene della serie tutto si vorrebbe fare tranne che essere parte di una cosa che crea solo morte, dolore, sofferenza e disperazione.  Almeno è quello che suscita in me ogni volta che mi avvicino a questo genere di tema.

 

 

Annunci

Eureka street – Rober Mcliam Wilson

 

Consiglio di lettura di chi ama tutto quello che è libro e dintorni, e niente sulla fiducia preso, comprato e in un attimo mi sono trovato in una città molto amata dallo scrittore, Belfast, nella quale c’è tutta la vita che puoi respirare, amicizia, amore, violenza, dolore, lavoro, sogni, politica, manifestazioni, bombe, protestanti, cattolici, divisioni politiche sociali ma in tutto questo caos nasce, sopravvive, rimane una storia di amicizia tra due persone completamente diverse forse, essì uno protestante, l’altro cattolico, uno grassottello bruttarello e l’altro un bel figliolo, uno molto chiuso, silenzioso e l’altro più aperto a quello che succede eppure in eureka street quella storia è autentica, vera come quella città dilaniata da bombe rivendicazioni violenze, ma di notte sembra essere ancora più bella con tutte quelle storie di chi la abita perchè in fondo “tutte le storie sono storie d’amore”( il libro inizia proprio così!)

Volevo mettere alcune frasi di questo splendido libro, ma fate prima leggerlo tutto, ci sono 2 capitoli che rimarrete a bocca aperta, lo scoppio di una bomba in un bar e Belfast di notte, rimarrete rapiti da emozioni diverse ma almeno io sono rimasto stupito come la parola possa dare una forma a sensazioni, emozioni che non si possono toccare ma solo sentire!

Che bellissima dichiarazione d’amore per una città e per la vita!

(La mia Eureka Street è il lungotram, un giorno ve lo racconterò ma devo ancora leggere migliaia di libri per poterlo scrivere!)

Chissà!

Chissà in questa bella piazza quanti incontri ci sono stati, molto belli, alcuni magari spiacevoli e altri invece da ricordare

Chissà quanti pensieri hanno riempito questa piazza piena di gente in cerca di tutto e in cerca di niente, pensieri di speranza, di rassegnazione e di semplice voglia di esserci.

E poi ci sono storie da raccontare lunghe almeno 15 anni e basta questa bellissima piazza per azzerare tutto e sorridere anche dei “guai”, almeno per poche ore..

Fanculo al razzismo! La ferrovia sotterranea – Colson Whitehead

 

La ferrovia sotterranea è uno strumento di salvezza, un modo per sopravvivere, una autentica speranza ma perchè? Siamo nella prima metà dell’ottocento in America ed era normale che chi nasceva bianco avesse una vita agiata o quanto meno una vita degna di essere chiamata così e chi nasceva di colore non avesse libertà, nasceva schiavo di qualcuno, che poi diventava schiavo di qualcun’altro, era soggetto alle più deprovevoli condizioni di sopravvivenza, fin dalla nascita chi aveva questa “colpa indegna” di avere la pelle scura subiva un trattamento disumano: violenza, maltrattamenti, schiavitù, soprusi.

La ferrovia sotterranea è però come ho detto una speranza, non è solo male, non è solo storie di uomini, donne, bambini, bambine che provano a vivere nonostante tutto contro, non puoi sfuggire a questo modo di pensare, devi solo adeguarti al pensiero dominante di chi è convinto di poter sottomettere per una differenza di colore di pelle, questa ferrovia sotterranea è creata da chi non la pensa così e in qualche modo dà coraggio per affrontare l’inverosimile.

Il bianco nel romanzo ha anche paura dei neri perchè alla fine quest’ultimi sono anche numericamente di più, e più hanno paura e più aumenta la violenza e la schiavitù. In questa storia seguiremo le vicende di una famiglia di donne: nonna, figlia e nipote, l’ultima è la protagonista, Cora,  che continua a scappare, a crederci, a disilludersi, per poi scappare, crederci e riscappare nuovamente, incontrando persone nella stessa sua condizione. Non smetterà mai di provarci fino a raggiungere forse ma dico forse un pò di pace.

Ma io mi chiedo oggi come siamo messi a razzismo? come siamo messi con l’integrazione tra culture diverse , come siamo messi?

Io direi proprio male. Vero non c’è più la schiavitù, ma la diversità è ancora oggi una cosa quasi intollerante. Ahimè.

Ben vengano questi libri  forse forti, duri ma che fanno riflettere ancora oggi nel 2017.

 

Furore – John Steinbeck

 

Storico, famigliare, drammatico, totale, doloroso, tragico, naturalistico, naturale, globale, umano, diretto, un salto nel passato ma per ritrovarsi nei tempi di oggi, fame, molta fame, poco lavoro, niente lavoro, paesaggi infiniti e miseria infinita, illusione, disillusione, eppure si va avanti, c’è la crisi economica, la grande depressione negli stati uniti, i raccolti sono scarsi, le banche si riprendono le terre della povera gente che è costretta a lasciare casa per trovare lavoro altrove, ma altrove dove? in california dicono che c’è la raccolta della frutta, del cotone, c’è lavoro, si lascia la propria terra per l’incerto, un salto nel buio ma dicono che lì si sta bene, non è una famiglia che ha perso lavoro casa e terra, ma migliaia e migliaia che viaggiono in cerca di qualcosa che non c’è, ma loro continuano, vivono, soffrono, lottano fino all’estremo, lottano contro l’uomo, contro la natura, vita, morte, c’è una linea ben marcata, ma la povertà, la fame, la miseria, l’assenza di lavoro non fanno perdere speranza a questi uomini, donne, bambini che hanno l’unica colpa di essere nati in un periodo economicamente negativo.

La famiglia Joad è numerosa, c’è chi è stato in galera, c’è chi aspetta un figlio, c’è chi è ancorato al passato, c’è chi vuole giocare, c’è la mamma che tiene salda la famiglia prendendo le decisioni importanti, prendendosi tutte le responsabilità, c’è il padre, in teoria l’uomo di casa, arrendevole e poco incisivo, si leggono i legami famigliari come si uniscono, come esplodono, come dividono, possiamo anche riconoscere qualche dinamica che abbiamo e stiamo vivendo noi. La forza della parola è attraverso questo romanzo infinita e magica, rimani incantato dalle descrizioni dei paesaggi che cambiano che influenzano le vite degli uomini. Questo libro deve stare sul vostro comodino, nella vostra libreria o dove volete basta averlo e leggere qualche pagina per iniziare un viaggio incredibile che non finisce ma continua anche dopo l’ultima pagina!

Definirlo un classico è poco e niente, ripeto la forza della parola e dei pensieri è qualcosa di meraviglioso! Come al solito non sono soddisfatto di quello che ho scritto, vorrei ogni volta scrivere quello che ho provato nel leggerlo, non ci sono riuscito forse, l’unico modo è leggere questo “Furore” e capirete! Zilly folgorato!

 

 

 

Blocknotes!

Svuotare per caso un armadio e trovare di tutto

Poi arriva un blocknotes stropicciato piegato da buttare proprio

e proprio con superficialità aprirlo e scoprire un fuoco che sembrava spento, quasi dimenticato

Tutto tranne che spento e dimenticato ci trovo parole, parole e parole con disegni sfoghi, sensazioni

di due giovani ragazzi che vivevano la loro storia d’amore a distanza. 2 pazzi

Quanto erano belli quei due ragazzi che si erano inventati un diario loro, quanta cazzo di malinconia che mi è venuta addosso!!! Mannaggia a loroooo!

Il mare dove non si tocca – Fabio Genoevesi

 

Io da qualche parte ma ahimè non so dove siano, ho una centinaia di fogli a righe su cui ho scritto tutta o quasi tutta la mia adolescenza tra confessioni, sofferenze, entusiasmi, vittorie, sconfitte, sensazioni, impressioni, e proprio questo libro di Fabio Genovesi mi ha fatto ricordare attraverso il suo protagonista, guarda caso, Fabio, la mia crescita tra alti e bassi dalle scuole elementari fino alle superiori e più.

Si, questo libro parla di un ragazzino, parla dal suo punto di vista, parla di quello che gli capita intorno partendo in primis dalla sua numerosa famiglia, bella, unica ma assolutamente particolare perchè avere tanti zii che si considerano per lui dei veri e propri nonni è quanto meno strano, al rapporto con i suoi coetaeni, con la scuola, con i suoi pochi amici, con quello che può essere il suo primo amore fino a vivere un dramma che lo porterà a crescere forse più in fretta, o forse no.

Il mare dove non si tocca è proprio quella sensazione lì, quando ti buttano in acqua e tu non sei capace di nuotare, sei solo con il tuo corpo ad affrontare il mare, o la vita in figura retorica, la paura che abbiamo quando viviamo una situazione in cui stare a galla sembra un’impresa, ecco il mare dove non si tocca è quella roba lì, serve per crescere, andare avanti, ad apprezzare la vita, i giorni che si susseguono, e te sei costretto ad imparare sempre cose nuove per godere di tutto quello che ti arriva nel bene e nel male.

“E questo mare dove non si tocca” ce lo spiega a suo modo un ragazzino di 6 anni che cresce va a scuola, elementari, medie, trova difficoltà con i suoi coetanei, è quasi sempre escluso dalle feste, insomma ha sempre un gran casino da affrontare un pò come noi adulti che a volte o direi spesso ci troviamo in situazioni che sembrano impossibili da superare e poi arriva un momento che si trova quella forza per andare avanti.

Un libro ironico, perchè fabio Genoevesi non ha lasciato da parte il suo modo assolutamente divertente di descrivere situazioni ma nello stesso tempo si soffre per gli accadimenti che succedono al piccolo e grande protagonista. La storia di Fabio è la storia di chi legge in fondo perchè nelle parole del bambino almeno io mi sono rivisto nei banchi a scuola, mi sono rivisto nelle pause di ricreazione in cui cercavi lo sguardo della ragazzina che ti piaceva, mi sono rivisto anche nel dolore che la vita ti costringe ad affrontare, alle difficoltà e alle prese in giro con i tuoi compagni di scuole e al di fuori.

Un libro che parla di vita, di noi con parole che fanno sorridere e ricordare!

Bravo Fabio! Tutte e due ovviamente!

“Perchè imparare le cose della vita è come svuotare il mare con un bicchiere: prima di cominciare ti sembra un’impresa difficile, ma se ti fai coraggio e ci provi, allora capisci che è proprio impossibile.”

La bicicletta di Einstein – Etienne Klein

 

I numeri, la matematica, la fisica, le stelle, la velocità, la luce, lo spazio, il tempo, i quanti, la relatività, equazioni, ricerche, studi scientifici tutte cose che faccio fatica a capire ma la figura, la sagoma, l’essere umano, l’uomo, insomma Albert Einstein è tutta un’altra questione; affascinante, curioso, gentile, romantico, intrigante, semplice, intuitivo, umano è stato il suo approccio con il mondo che me lo fa piacere subito, per sempre!

L’autore Etienne Klein, poi, ci mette quella poesia, quel modo personale di raccontare la vita di Einstein ripercorrendo attraverso la bicicletta le diverse città in cui lo scienziato ha studiato, vissuto che diventa un libro originale e piacevole.

Un libro che si divide tra le scoperte importanti nella fisica e il vissuto tra matrimoni, figli e viaggi, soprattutto viaggi, infatti Einstein nel suo perenne pensare a spiegare il mondo, è stato non solo a Berlino, ma a Berna, a Zurigo, Milano, Praga, Stati Uniti in un momento storico molto delicato come l’ascesa del nazismo.

Gli piaceva la musica che lo distraeva, lo aiutava e gli dava la spinta a risolvere enigmi sulla fisica impensabili, si sentiva parte del mondo, e non era per niente nazionalista, non si sentiva tedesco a tal punto che poi cambiò cittadinanza. Con la sua bicicletta e con il suo intuito, la sua intelligenza spiegava il mondo per come si presentava. Un autentico genio nella sua autentica semplicità umana.

“Sono un viaggiatore solitario, e non mi sono mai sentito pienamente a casa nè nel mio Paese, nè in famiglia, nè con i miei amici, nemmeno con i miei parenti più prossimi.”

 

Come siamo diventati nordcoreani – Krys Lee

 

Stavolta siamo in Corea del Nord, poi al confine tra Corea del Nord e la Cina, dopo in Cina ed infine qualcuno è riuscito ad essere libero tra Seul e la Corea del Sud.. Sono 3 vite umane, 3 voci, 3 destini che scappano dalla dittatura dalla carestia in Corea del nord per trovarsi per caso al confine con la Cina nel tentativo disperato di trovare pace serenità che ognuno di noi meriterebbe in questo mondo completamente impazzito…

E’ un romanzo, ma sono storie vere, uomini e donne che affrontano un viaggio, una fuga per una speranza che non muore mai nonostante tutto contro. Si legge dolore, sofferenza e poche vie di uscite ma nel contempo si respira aria di volontà nel cambiare le cose, nel trovare una terra per cui vivere, amore tanto amore ho trovato in queste pagine crude e a volte tristi, sembra una questione di confini geografici, di identità che non permettono ad esseri umani di poter vivere in modo quanto meno dignitoso, mi sembra così assurdo ai giorni nostri, ma è così ragazzi, traspare nel libro l’assoluta intenzione di far capire che prima di essere nordcoreani, ma pure senegalesi o che ne so io, si è individui, esseri umani, i personaggi del romanzo che scappano dalla corea del nord, non sono più nordcoreani, sono uomini e donne con dei sentimenti, delle emozioni, insomma sono quello che siamo tutti noi. Un libro da far leggere a chi vuole invece creare barriere e quant’altro!

Metti un weekend a Misano per la motogp senza vale ma con le 3 teste di cazzo.

 

 

Me lo avete chiesto, e poi è arrivato, cosa? Misano. Ma direte chi ha mai chiesto di Misano? Nessuno ma le tre teste di cazzo si son organizzate mesi addietro per andare a vedere vale, una gara di Motogp, stare anche un pò al mare, fare insomma un weekend anzi l’ultimo weekend dell’estate all’insegna del caldo, delle moto e del resto!

Viaggio di andata credo perfetto, chi diceva farete ore ore di coda, ma dove? 3 ore e 44 minuti eravamo davanti al bellissimo hotel prenotato vicino al mare, diciamo: questo hotel deve essere stata una ex colonia nel suo losco passato, ma per noi uomini che non devono chiedere mai, è risultato funzionale per quello che doveva servire e cioè appoggiare gli zaini e dormire. Aperitivino di fronte al mare, gran mangiata di pesce, girettino sul lungomare e poi dritti a letto che la sveglia cantava alle 6.42.

Alle 7 c’è stato un raggio di sole che ha dato false illusioni del tempo che poi è stato e cioè pioggia dalle 7.56 alle 13.46. Parcheggiato distante dal circuito per non cadere al ritorno nel blocco totale delle macchine, subito Kway, ombrello e pedalare verso la mia prima gara della motogp senza però vale ahimè! ci siamo posizionati in una zona del prato dove si vedeva una buona parte del tracciato e via warm up delle tre classi, poi le tre gare. Il prato è diventato fangosissimo e la gente cadeva come birilli come una delle tre teste di cazzo che verso la fine si è fatto sdraiato mezzo prato. Ma nonostante la pioggia, il fango, la stanchezza è stata una giornata da ricordare, grande atmosfera, grande tensione per la gara e gran festa finale sotto il podio anche se ha vinto quello stronzo ma fortissimo Marquez fischiatissimo da molti.

Il ritorno è un’altra storia, una epopea, una serie di eventi che si sono succeduti uno dietro l’altro che han confermato che è stata una giornata memorabile: 9 ore di viaggio fatte tra pioggia, incendenti stradali, soste fatte, macchine che non uscivano dal parcheggio manco a morire per colpa del fango, ragazze che fanno il medio a 3 bravi ragazzi solo perchè (forse ma non lo sapremo mai) in un tratto di coda in autostrada, fermi, la mia macchina stava andando indietro con velocità pari allo zero e le ragazze hanno suonato in modo aggressivo, ma non ci siamo toccati per nulla, qualche risata, e 32 secondi dopo si superano col medio, succede anche questo alle povere tre teste di cazzo. Ma una cosa che mi ricorderò bene è quel bambino della repubblica ceca con i suoi genitori,  con il suo cappellino VR46, con le sue cuffie, con le sue moto giocattolo in mano, per lui la pioggia, il fango, il freddo faceva parte del gioco, erano motivi in più per ridere e sorridere!

Quante cose che ci devono insegnare i bambini!