Divorziare con stile – Diego De Silva

 

Quest’estate sembra proprio dura leggere, una personale crisi probabilmente passeggera di lettura, per cercare di combattere questa poca dedizione alla “carta”, ho scelto un libro uscito da poco, un autore e soprattutto un personaggio che mi ha conquistato dalle prime battute del primo libro che lessi l’anno scorso. Eh si sto parlando del buon vecchio avvocato Vincenzo Malinconico.

Divorziare con stile è il quarto episodio di questo protagonista e mi sembra sempre meglio, fin dalle prime pagine ridi ed entri nella vita di Malinconico con il sorriso e ne rimani stupito dalla follia dei personaggi che sono assolutamente reali, chi di noi non ha avuto un amico pazzarello, scansafatiche, con idee bizzarre e assolutamente simpatico? Malinconico si mostra sempre per quello che è, un avvocato maldestro, non abilissimo forse, ma assolutamente coi piedi per terra, molto intelligente nelle sue riflessioni nel lavoro, con i suoi figli, un pò meno nelle relazioni sentimentali che cerca di mantenersi sempre distaccato, molto acuto nelle sue mille battute ironiche che costringe il lettore a ridere e a pensare contemporaneamente!

Un uomo più incline alle sconfitte che alle vittorie ma per questo gli voglio più bene perchè reale, vero, e comunque riesce sempre rialzarsi nonostante le mille cadute, in fondo chi di noi non è soggetto a mille sfighe quotidiane ma continuare a pensare che domani sarà un altro giorno?

Ci voleva questa lettura ironica, divertente e brillante!

Leggo poco?!

 

 

Se avete seguito o meglio letto l’ultimo post prima di questo, le tre teste di cazzo sono state in Sardegna, tra le teste di cazzo ci sono pure io( ma quanta bella pubblicità mi faccio, a volte mi stupisco), e pensavo…davanti ad un mare azzurro, blu scuro, blu chiaro, blu verde che si immischiava con un cielo perfettamente azzurro, si lì si che c’è la perfezione il resto è noia, ma cosa sto scrivendo? alt rewind pensavo davanti a questo mare infinito che sto leggendo poco, ma cazzo ma perchè? ma soprattutto quando sto in vacanza è più forte di me distrarmi da tutto quello che mi circonda che quasi quasi mi ricorda quello che leggo nei libri e cioè la fantasia, l’infinito, le persone, comunque faccio meno il poetico, leggo poco, constato ciò, mi chiedo perchè. e proprio in quel momento uno dei due miei compagni di viaggio mi invita a fare un bagno e allora ditelo, e va bene ora sto a Milano o meglio a Bresso, questa bellissima caldissima cementata cittadina a pochi passi dalla grande metropoli che è poi Milano, non riuscirò a fare un discorso con un senso logico lo sapete? cmq dicevo leggo poco… ma poi non è vero in questi 10 giorni di fancazzismo ho letto questo libriccino del corriere della sera che parla di come si impara a scrivere o meglio come nascono i racconti attraverso i racconti Cechov, e la prima cosa che dovremmo fare anzi che dovrei fare è imparare a leggere, a capire ogni quadro che lo scrittore pone al lettore, saper pesare ogni frase, ogni descrizione, e sapete quale sarebbe un mio grande sogno oltre a diventare la più grande rockstar di tutti i tempi? Assolutamente essere in grado a scrivere un romanzo e viaggiare per l’Italia nostra a presentare il mio cazzutissimo libro, Ok zilly punta la sveglia, 5.00 am che la coop mi aspetta…

 

3 teste di cazzo (il titolo doveva essere W la Sardegna ma poi)

Son stato via e poi neanche tanto, ma tanto per non scrivere in questo cazzo di blog, penso sempre chi lo può leggere (questo cazzo di blog) e chi gliene può fregare di quello che mi passa per ‘sta testa che mi ritrovo, comunque dove sono stato?

ci sono voluti 43 anni (minchia quanti), ma poi arriva, anzi no c’è il problemone, siamo in tre, direi tre teste di cazzo( so già che mia zia mi direbbe ma quante parolacce, ma siamo 3 teste di cazzo, non c’è altra definizione), come ci si arriva a Malpensa? macchina, mezzi, taxi, metro, autobus, taxi no ma meglio il malpensa express, no sono stanco, cazzo facciamo, prima di partire i tre sono quasi alle mani per come arrivare all’aeroporto, vabbè si è scelto di andare in taxi, ve l’ho detto che siamo tre teste di cazzo, imbarco, controlli, io sono stato fermato ispezionato pure nel didietro per non essere volgare, ma non hanno trovato nulla, tiè, si parte, si ma dove? Sardegna, Olbia, San Teodoro, le tre teste di cazzo han preso la macchina e via, ci sistemiamo in casa di una nostra amica in comune, e così si inizia, prima volta in Sardegna, Ichnusa dappertutto, il 21 era pure il compleanno di uno dei 3, che ve lo dico a fare, si mangia si beve in macelleria, ci si innamora di una cameriera che avrà neanche 19 anni, bella è bella ma è pure piccola e no per qualcuno è la ragazza più bella mai vista finora, ve l’ho detto che siamo 3 teste di cazzo, si continua a bere in posta, cioè in un locale chiamato la posta, bello è bello, ma la musica santiddio, deejay cambia musica, eddai cazzo, niente, musica dance house a tutto volume che induce me medesimo alla sonnolenza nonostante 2 cocktails, primo giorno andato, saranno 8 giorni di devasto fisico, alcolico, ma anche di divertimento di tre teste di cazzo che non si erano mai trovati a fare una vacanza insieme e soprattutto non si erano mai trovati a fare una domenica in sardegna con il mare più bello del mondo a fare trekking, si aspetta che lo ripeto trekking, o meglio la domenica si svegliamo e guardando su una cartina vediamo questa zona con il monte nieddu passeggiata, e abbiamo camminato per 20 santissimi chilometri su e giù per sto monte ma che erano poi mille di monti, sotto il sole più caldo dell’anno alle 13.07 senza più acqua, senza cibo ma solo noi le nostre gambe e soprattutto le nostre inossidabili bestemmie alla vista di rampe di salite infinite, ma alla fine ce l’hanno fatta hanno completato il giro e poi dritti ad una spiaggia a bere 12 litri d’acqua senza pausa, ogni giorno una risata, una fatica, una mangiata, una bevuta, una spiaggia, tanti bagni, tanti pensieri, tanti bei ricordi, potrei andare avanti a raccontare le gesta delle tre teste di cazzo( e ce ne sarebbero compreso quella di una scommessa persa per una mancata uscita con 3 ragazze, devo pure pagare una birra, uno smacco) ma mi basta la foto che ho messo, lo zaino, il racchettone, quella ragazza mai conosciuta, il mare colorato che incontra il cielo e il gioco è fatto!

(Ah un saluto alle due teste di cazzo che insieme a me fanno le tre teste di cazzo che hanno riempito questo piccolo forse inutile spazio virtuale!)

19 luglio 1992

Pensando a dov’ero quel giorno lì, mi son ricordato che ero nella mia prima vacanza da solo in un paese lontano dall’Italia, ero in un college inglese ad Hastings ad un’oretta da Londra, c’ho passato un mese a provare ad imparare l’inglese in una struttura dove c’erano studenti italiani e spagnoli ed insegnanti madrelingua, mi ricordo i primi giorni di panico perchè non conoscevo nessuno ed in più dovevo arrangiarmi con una lingua che non era l’italiano. Poi piano piano ho fatto amicizie, addirittura un amore veloce estivo e proprio in quei giorni l’Italia veniva sconvolta da una nuova strage.

Io ero un 18enne in piena esplosione di ormoni e di egoismi ludici che non ne sapeva proprio nulla di mafia, di cosa nostra, di magistrati, di giustizia, legalità, e mi fa rabbia un pò non essermi addentrato già ai quei tempi di queste tematiche ma in fondo neanche adesso ne so molto, ma mi informo, leggo, e cerco delle risposte che non trovo, dicevo ero un 18enne spensierato, fortunato e probabilmente ho vissuto l’adolescenza in un clima più sereno grazie anche alla mia famiglia, ma penso sempre se fossi invece nato in una situazione inguaiata con problemi di illegalità, di sopravvivenza come me la sarei cavata, come si può contrappore una forza che non si vede? I libri, la cultura, la diffusione di valori di coscienza civile di legalità possono dare uno stimolo a guardare la realtà per com’è. Ma come dice qualcuno “anche qui dove stiamo a Bresso c’è la mafia cosa credi? cosa credi che un libro possa fermare un mostro infinito invisibile che volente e nolente influenza le nostre scelte anche se ignari?”

Io oggi mi commuovo a sentire parlare Falcone e Borsellino, e mi fa rabbia che dopo 25 anni non siamo andati avanti a combattere questo mostro che sembra essere ancora bene radicato, posso almeno continuare a leggere parlarne e guardare le persone condividendo questi uomini che hanno lasciato tanto in questa maledetta terra??

Dove cazzo voglio andare?

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Mi sono accorto che sto scrivendo poco, leggendo meno perchè mi è venuta sta strana voglia di andare in bicicletta che non so se è una voglia passeggera o lo spirito di Pantani mi sta chiamando da qualche parte, fatto sta che ogni giorno un’oretta di bici me la sparo. Ma le gambe sono molli e mi faccio battere anche da questa splendida vecchietta che sta impennando in foto. Ma zilly dove vuoi andare??

Già dove cazzo voglio andare?

Intanto pedalo e sfido i sessantenni a furia di scatti assassini in salita di 20 metri!!

Che bellissima iniziativa! L’agenda ritrovata – Sette racconti per Paolo Borsellino

 

 

Non è solo un libro, non sono solo sette racconti di sette scrittori ambientati in sette luoghi d’Italia diversi, non è solo bellezza narrativa, a volte drammatica, a volte spiazzante ma sempre evocativa non è solo il ricordo di un uomo anzi di uomini che hanno dato la propria vita alla lotta contro la mafia, è un progetto bellissimo, ambizioso, forte, è una ciclo staffetta che si porta dietro questa agenda ritrovata; da Milano son partiti con biciclette e carovan e hanno toccato varie parti d’Italia con questa agenda ritrovata rossa ovviamente simbolica con su tutte le testimonianze di chi ha voluto parteciapre mettendo anche solo una semplice firma, ora sono in Sicilia e dopo domani si concluderà in via D’Amelio per testimoniare che il lavoro di Paolo Borsellino, Giovanni Falcone e tutti quelli che hanno perso la vita non è andato per niente perso anzi, c’è una volontà, un sentimento di unione e di partecipazione nel voler combattere la mafia che soprattutto ora è da combattere, attraverso la conoscenza, la memoria, la divulgazione delle idee di uomini di una cultura civile fatta di legalità, diffondere la cultura del e nel territorio.

Sì perchè sono 25 anni dalla morte di Paolo Borsellino, e sono 25 anni che quella agenda rossa di Paolo Borsellino non si sa dove diavolo sia potuto finire, e allora con la scusa dei 25 anni si vuole ribadire la voglia di giustizia, di legalità fatta attraverso la bicicletta, la partecipazione dei paesi coinvolti dalla ciclostaffetta e le parole di questi sette racconti che vanno a toccare momenti, ricordi, azioni, idee, sentimenti di un periodo che sembra passato ma che non lo è ancora oggi.

Aiutiamoci, leggiamo questa testimonianza!

Paolo Borsellino e l’agenda rossa

 

 

Sarà tutto collegato ma mi ha preso la voglia di andare in bicicletta anche se ci sono 35 gradi fuori, anche se non ho gambe e non ho fiato (sono da buttare!), anche se non ho nessun motivo apparente mi sono ritrovato su una sella nuova di una bici e via, fatica, sudore, ma anche tanta vita, paesaggi, chi corre, chi cammina, chi chiacchiera, chi mangia, chi dorme, vedi tutti in bici, poi è iniziato pure il tour de france (e qui è doveroso salutare il mio marco pantani!) e soprattutto amava tanto andare in bicicletta un uomo che ha combattutto fino alla fine per la legalità, per scovare i segreti dei segreti che si celano dietro a false facciate, per scoprire legami tra stato e mafia e proprio tra pochi giorni saranno 25 anni dal quel 19 luglio 1992 in cui perse la vita Paolo Borsellino e gli uomini della sua scorta. Questo libro è una testimonianza di chi ancora oggi non ci sta a pensare che tanti altri colpevoli siano ancora liberi; quella agenda rossa (in cui Paolo Borsellino segnava incontri appuntamenti numeri e chissà altro) che portava sempre con sè non è mai stata più ritrovata. C’è una ricostruzione degli eventi di quella strage in via D’Amelio, ma fin dall’inizio ci sono tante incongruenze su come si siano evolute le cose a riguardo della scoperta della borsa del giudice. Testimonianze di chi arrivò sul posto, di carabinieri che non sono mai uguali, differiscono sempre, foto che creano dubbi, sospetti. Quell’agenda rossa è un mistero che ancora oggi non si riesce a capire dove sia andata a finire ma dalle parole dei famigliari c’è la certezza che Paolo Borsellino in via D’amelio dove era andato a prendere la madre ce l’aveva assolutamente con sè.

Dicevo sono 25 anni e sono 25 anni che non si dimentica anzi proprio in questi giorni il fratello di Paolo assieme ad una associazione e non solo hanno organizzato una mega ciclo staffetta che è partita il 25 giugno da milano e arriverà proprio il 19 luglio a Palermo proprio in via D’Amelio con una agenda rossa denominata agenda ritrovata con tutte le firme di chi vorrà dare un suo contributo nel nome della legalità, della verità e della giustizia. Io ho partecipato con la presenza, con una firma e comprando un libro che assolutamente leggerò nei prossimi giorni! Sono storie da raccontare ai ragazzini, da subito per capire per conoscere per non sbagliare la strada da percorrere!

 

“..Paolo mi disse che non sarebbe stata la mafia a ucciderlo, della quale non aveva paura, ma sarebbero stati i suoi colleghi e altri a permettere che ciò potesse accadere..”

Agnese Borsellino

 

La perfezione non è di questo mondo – Daniela Mattalia

 

La mia consigliatrice di libri mi ha suggerito 2 dolcissimi vecchietti, una ragazza e un ragazzo, due fantasmi e un cane. L’intreccio di questi vite fanno la perfezione non è di questo mondo! Un affresco di scene quotidiane di uomini e donne alle prese con i loro problemi, con i loro ricordi, con i propri fantasmi, con le proprie paure tanto che poi ti affezioni ai personaggi!

Il mondo dei giovani e il mondo degli anziani si incrociano, si aiutano, si completano nonostante una differenza di età grande ma è più forte la sensibilità e la voglia di prendersi cura dell’altro che a volte manca in questa maledetta e bella terra!

Scorrevole, semplice, ironico, strappa sorrisi per me sotto l’ombrellone questo piccolo affresco di vita è perfetto!!

Radio Aut – Peppino e i suoi compagni

 

Ogni tanto è sano leggere o rileggere o quanto meno sapere che ci sono vite belle, non facili, semplici, forti, volenterose, impegnate; danno, almeno a me, un sollievo nel pensare che in questo mondo siamo circondati anche da uomini e donne di una gran forza intellettuale e civile da prendere assolutamente esempio: insomma Peppino Impastato.

E’ un libriccino piccolo che traccia attraverso le testimonianze delle sue parole e dei suoi compagni un impegno politico civile sociale. La radio fu fondamentale negli anni ’77 ’78 perchè era un mezzo che poteva arrivare a molte persone e creare quella controinformazione giusta più bilanciata rispetto a quella cosidetta di regime di governo. Aveva creato questa radio, radio Aut in cui si alternavano notiziari internazionali, nazionali, regionali e quelli di paese come Cinisi a programmi totalmente musicali e programmi a prendere proprio per i fondelli la mafia, si la mafia che a quei tempi era già scandaloso dire mafia, perchè molti non credevano che ci fosse la mafia, era una parola da non dire quasi, beh Peppino Impastato attraverso ricerche, documentazioni, riviste, numeri ha tracciato uno scenario politico e non solo inquietante ma reale, assolutamente veritiero, mostrandolo attraverso mostre fotografiche, manifestazioni e trasmissioni radiofoniche. Non ci stava a vedere il suo paese cadere sotto l’egemonia di organizzazioni criminali che tramavano nel buio, che tramavano con la politica di governo. Era un ragazzo molto motivato soprattutto cercava di coinvolgere più persone possibili nei suoi progetti.

Oggi come oggi avremmo bisogno di Peppino Impastato, del suo coraggio, del suo spirito civile sociale perchè saremo pure nel 2017 ma le cose da cambiare sono tante come negli anni di Peppino nostro!

 

Senza coda – Marco Missiroli

 

 

Un bambino, un gran cacciatore di lucertole e i suoi amici Luigi e il buon vecchio giardiniere Nino che asseconda le fantasie di un bambino che deve affrontare il buio della sua famiglia, un padre violento, autoritario e la mamma vittima del carattere del marito.

Si chiama Pietro, questo bambino, ed ha l’età di chi dovrebbe giocare si con le lucertole correre, giocare con il pallone ma lui prega il Gesù bambino che possa il padre essere più buono e che la madre non abbia più nessun livido e poi prega perchè non vuole andare dall’amico misterioso del padre, Carmine.

Entriamo nell’infanzia di un bambino in modo brutale, netto, c’è l’ombra della mafia, cosa oscura per i bambini, ma pietro che è ancora nell’età di non sapere bene la differenza tra bene e male arriverà a capire il senso della cattiveria, della perdita e del lutto.

Inizio forse lento, forse più che lento delicato e fantasioso per avventurarci nell’infanzia difficile di un bambino poi però prende la narrazione che corre su vari binari, insomma un libro che ti tiene incollato alle pagine fino alle ultime speranze di Pietro!