Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino – Christiane F.

 

Da 20 anni che inseguivo questo libro, ma perchè poi? e all’improvviso così ,me lo sono trovato in una bancarella a milano tra mille altri vecchi libri, la copertina era ben tenuta e mi sono detto” e’ arrivato il momento!”.

Storia vera, un colpo duro allo stomaco da non avere fiato, da non credersi, da maledire eppure a sta ragazza vuoi (almeno io) che possa sopravvivere o meglio che possa uscire da un tunnel dal quale non riesce proprio ad uscire. E’ un maledetto diario dell’orrore, sono gli anni ’70, anzi sono gli anni in cui sono nato, e proprio lì vicino a Berlino cresceva una ragazzina in una famiglia piena di problemi di vita quotidiana, quanto è importante la famiglia, mi son detto, cazzo, la famiglia è alla base di tutto, certo anche dove nasci è importante, se non hai nulla intorno, in qualche modo cadi, se non hai la forza di andare via, i genitori sono la base della crescita dei figli, se il padre è violento e subisci violenza fisica, psicologica, la tua infanzia ed adolescenza è influenzata sicuramente, e questa ragazza, Christiane F. ci racconta come è stata dura il suo passare degli anni senza genitori, in mezzo ad altri bambini nella stessa sua condizione; arriva la noia, l’apatia, la voglia di essere proprio assente, la voglia di farsi male, di evadere, di trasgredire in un luogo quasi senza futuro, parliamo di Berlino degli anni ’70 appunto.

A 13 anni cerchi di essere più grande di quello che sei, è umano, tutti hanno avuto questa voglia incontenibile, e ce l’ha avuta pure Christiane F. che di nascosto iniziava andare ad una discoteca che sentiva spesso nominare, era la meta degli adolescenti per eccellenza, poi ci vai e scopri che non c’è proprio niente, solo musica assordante e tanta droga vecchia e nuova che veniva assunta da tutti i ragazzi del locale. Una volta rifiuti, la seconda anche poi inizi a provare uno spinello, un cilum, poi l’alcol e si scopre un mondo all’interno del mondo solito, sembra un ponte per la salvezza, appunto sembra.

A 13 anni io giocavo al computer e giocavo a basket, e non uscivo mai alla sera se non in estate che scendevo nel mio cortile a giocare con gli spruzzini messi dal portinaio per rinfrescare il giardino del condominio. Mentre lei si drogava piano piano step dopo step dall’erba, alle pasticche per poi sniffare eroina mentre i suoi amici, coetaeni già si bucavano…

Questione di carattere, di famiglia, di stimoli, di sentimenti, eh si sentimenti…anche lei si innamora, peccato che sti ragazzi a 13/14 anni sono già nel tunnel senza luce, sta eroina è proprio devastante, irreversibile, non si torna più indietro, e poi sta eroina costa, alla faccia, ti riduce una merda, e costa pure tanto, e qui il gioco o meglio l’orrore si moltiplica, perchè i ragazzini a 13/14 anni non hanno soldi, non hanno un lavoro, i genitori sono assenti e allora tocca inventarsi un modo per fare soldi e quindi si ruba, si vende le cose che si ha in casa ma soprattutto si fanno le marchette, insomma si prostituisce, e l’orrore diventa realtà quotidiana, prima si ha la sensazione che si possa smettere quando si vuole poi si arriva al terrore di non avere i soldi a sufficienza per avere la pera appena svegli la mattina.

Una vita autodistruttiva, eppure lei ha provato ben sei volte a smettere a disintossicarsi, sembrava potesse funzionare, ma bastava quell’attimo di essere soli che subito si riandava in quello zoo in cui era casa con la c maiuscola, dove prostituzione e spaccio era devastante, dove i ragazzi di sempre come detlef, Stella erano lì alla presa di questo maledetto circolo vizioso,i bagni erano sporchi e occupati da giovanissimi con le siringhe nelle braccia, un cazzo di inferno, quell’inferno di Dante sembra la fotografia reale di quei tempi. La madre ha provato mille volte e più a cercare una soluzione per lei, ma lei ci ricascava sempre, ha provato anche il padre con il suo atteggiamento rigido ma niente, poteva essere pulita una settimana due, ma poi l’angoscia tornava, alla fine lei arriva anche a pensare al “buco finale” quello della morte, l’overdose che ha ucciso anche delle sue amiche, ma per fortuna come soluzione estrema la madre la porta dai suoi parenti ad amburgo, cambiando luogo si sperava che potesse arrivare la svolta che c’è stata in qualche modo perchè ora ha 56 anni, è ancora viva, con un corpo e uno spirito forse ancora troppo segnato dal passato, ma è ancora lì a raccontare la sua storia.

Oggi ci sono altre droghe, ma i meccanismi che portano i ragazzini alla droga è sempre la stessa, la noia, pochi stimoli, assenza della famiglia, e molto altro. Ma non trovate che oggi si parla poco di droga? Come se non ci fosse o come se fosse qualcosa che c’è che fa parte della nostra vita, quindi quasi poco rilevante. Ecco perchè ho trovato questa storia, questo libro, questo orrore ancora molto attuale e utile per capire noi nel mondo.

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Il cardellino – Donna Tartt

 

Non ero sparito, non sono neanche andato via ( o quasi, mi sono fatto 5 giorni al mare) e non stavo neanche in quei periodi di noia, era solamente colpa di questo libro, di queste 892 pagine, di questo dipinto, il cardellino e del suo piccolo protagonista Theo che lo conosciamo piccolo e lo lasciamo abbastanza grande per scegliere il suo futuro nonostante la vita…

Un bellissimo romanzo che passa diversi generi; drammatico, di formazione, thriller ed un finale degno di un saggio, certo è che le 892 pagine non aiutano nell’apprezzarlo nella sua totalità, forse, dico forse, ma questo tomone mette a dura prova il lettore (tempo e dedizione su tutto), ma la scorrevolezza, la concatenazione di eventi che si sviluppano attorno ai personaggi ben delineati, ben studiati e ben curati fan si che le 892 pagine le si affrontano con meno paura e più passano le pagine più hai la convinzione di una storia memorabile che non vuoi mollare mai.

L’inizio è travolgente figlio e mamma e i loro problemi di vita quotidiana, poi un attentato terroristico nel museo in cui mamma e figlio stanno visitando danno il la ad una storia non certo banale e noiosa, la mamma perde la vita e il figlio, Theo tredicenne si trova da solo ad affrontare tutti e tutto, la vita. Sarà il quadro a rilanciare ogni volta la trama, ci sarà un amore forte che non si concretizza per una ragazza( anche a lei la vita non fa sconti), ci sarà la ricomparsa di un padre che lo aveva abbandonato per problemi di soldi e alcol, ci sarà un amico, anzi il migliore amico con un padre non modello, ci sarà la droga, la caduta, la rinascita e in questo viaggio di formazione si ritorna al punto di partenza domandandosi se vale sempre la pena nonostante la vita sia così meschina, lo vediamo crescere, lo vediamo cascarci ogni volta come fosse la prima volta, lo vediamo maturato nonostante il pessimismo che cova dentro di lui.

Non credevo proprio che questo libro potesse piacermi, io dell’autrice Donna Tartt avevo letto il suo secondo romanzo e non mi era piaciuto per niente, ma questo mi ha coinvolto proprio, come una serie tv, che non vedi l’ora di sapere cosa succede nella prossima puntata, come un romanzo thriller perchè poi questo quadro, il cardellino che sopravvive all’attentato terroristico grazie al protagonista che se lo tiene per sè(nel ricordo di sua mamma) farà il giro del mondo, passerà in mani sbagliate e metterà ogni volta in grave pericolo Theo e i suoi amici. La parte finale è meno pregna di accadimenti sconvolgenti ma ti fa riflettere su cosa è per il protagonista e non solo, la vita. Quella cosa che sta tra la realtà e l’illusione che stimola a continuare a crederci sempre, ho avuto proprio la sensazione di leggere 4 libri in uno. Bello assolutamente! Per chi ha pazienza e tempo, iniziate andarlo a leggere. Subito, senza se e senza ma!

Nessuno ci può insegnare ad essere chi siamo!! E tu splendi – Giuseppe Catozzella

Estate, bambini che trascorrono l’estate nelle terre dei genitori al sud, guardare il mondo dal punto di vista di un bambino che deve crescere che ha appena perso la mamma, un dolore che si consuma dentro insieme alla sua sorellina, un dolore come un cane che ti abbaia dentro che ti morde ma che tieni stretto ebbene in questa estate al sud sulle montagne della Lucania il piccolo protagonista Pietro inizierà a prendere coscienza di quello che è lui , scoprendo il tradimento, l’ingiustizia, la morte e la paura dello straniero.

Già lo straniero… pensate in un piccolo paese sperduto tra le montagne dove nessuno viene da fuori e molti, invece, escono da quel paese, si viene a sapere che c’è una piccola famiglia di stranieri che bivacca in una torre abbandonata. Questa è una bomba per il paese che viene messo sotto sopra da questa notizia, si intuisce l’arretratezza, l’ignoranza e la malavita che circola in questo piccolo borgo rurale, si respira l’atteggiamento passivo degli abitanti, la rassegnazione, la rabbia che però fa da contrapposizione all’animo di Pietro che attraverso questi eventi cresce e capisce o percepisce una verità assoluta: ognuno ha diritto di splendere e che nessuno ci può insegnare ad essere chi siamo, non si può splendere se non si conoscono i propri limiti, quindi crescere è questo passaggio nel diventare grandi.

Caro Pietro hai solo 11 anni e hai un’intera vita davanti da attraversare e conoscere ma mi hai insegnato un sacco di cose, quello splendore che siamo lo cerco ogni giorno con fatica ma ci provo ogni giorno! Salutami la tua sorellina Nina e fammi sapere come ti va!

” I destinati a essere morti non hanno certo gioventù splendenti: ed ecco che essi ti insegnano a non splendere. E tu splendi, invece, Gennariello.” Pier Paolo Pasolini

Il cerchio – Dave Eggers

 

Voi che fareste se foste sempre ripresi da una videocamera che apre le porte al mondo intero? Sareste più corretti, onesti? più umani? meno stronzi? più altruisti? ci sarebbero meno omicidi? o comunque riusciremmo in fretta e con prove certe a trovare i colpevoli di qualsiasi tipo di crimine commesso? Forse si, ci atteniamo molto al valore estetico più che al valore etico…ecco a voi il cerchio…una società di web marketing che attraverso la tecnologia, internet, i social network, cerca di inglobare tutti in unico tutto, tutti devono sapere tutto di tutti e del mondo intero nelle sue più variabili trasformazioni, un tema molto attuale che affronta mille altri temi che fanno riflettere, fanno disperare, fanno sorridere, fanno soprattutto pensare a quale futuro potrebbe incontrare l’uomo di oggi.

Un libro che mi ha colpito nella sua scorrevolezza con temi che come dicevo stuzzicano e in automatico ci danno un’idea di come va il mondo oggi, ed inizi, almeno io, a immedesimarsi nella protagonista Mae che diventa poco per volta punto di riferimento totale di questo cerchio, e pensi come ti saresti comportato tu al posto di Mae, diciamo che la fine mi lascia perplesso, mi viene da dire no cazzo, rivoglio il telefono coi fili e tanti saluti al mondo super moderno tecnologico ma poi però in fondo siamo tutti dentro ad un cazzo di smartphone o no?????

 

Tatiana e Alexander – Paullina Simons

 

Troppo tempo o poco tempo non lo so, ma ho finito il libro! Non è un bell’inizio di presentazione di un libro ma diciamo che sono state 670 pagine nelle quali in alcune parti l’ho trovato un pò ripetitivo, allora questo romanzo fa parte di una trilogia e questo è il secondo( il primo l’ho letto più di un anno fa) e diciamo che per chi come me non si ricordava nulla quelle pagine in più servono per fare mente locale sul tutto però non so mi ha un pò snervato tra virgolette! In ogni caso una gran bella storia d’amore che nasce, cresce muore e rinasce con l’inizio della seconda guerra mondiale, ci spostiamo dall’America alla Russia per passare in Polonia e Germania. Passiamo da Stalin ad Hitler, una storia travagliata che non si fa mancare neanche di quell’amore che manco davanti a perdite di cari, sofferenze di guerra, di prigionia, di maltrattamenti, di lontanza riuscirà a dissolversi!

Una storia nella storia, le vicende storiche che hanno segnato la vita di tutti gli uomini di ieri di oggi e di domani sono fondamentali sempre e comunque. Adesso che ci penso forse è un libro che mi è piaciuto proprio perchè ha percorso un periodo importante da non dimenticare mai.

Ora mi toccherà leggere l’ultimo capitolo, ma cari Tatiana e Alexander, ora mi faccio una lunga pausa ma vi riprenderò sicuramente, o miei piccioncini!

 

 

Un ragazzo normale – Lorenzo Marone

 

E’ una storia che racconta la vita di una famiglia, di un condominio, di una piazza, di fratelli, di amici, di amori, di passioni, accompagnata da una vita ahimè spezzata troppo presto di un ragazzo di 26 anni, giornalista, Giancarlo Siani.

Attenzione non è la storia di Giancarlo Siani, ucciso dalla camorra, per i suoi articoli scritti per Il Mattino, ma è la storia di un ragazzo normale che vive il suo tempo e ha la fortuna di abitare nello stesso condominio di questo giovane e bravo giornalista.

Siamo a Napoli nel 1985, anno caratterizzato da un inverno che ha portato la neve e da una estate e da un fine estate caratterizzato da una forte tragedia, in questa ambientazione c’è un ragazzino 12enne che non gli piace il calcio, le macchine ma al contrario dei suoi coetanei gli piace leggere un sacco, è incuriosito dalla scienza, noi oggi lo definiremmo un Nerd, ai tempi del ’85 era un ragazzo che aveva difficioltà ad esprimere il suo io interiore e per caso conosce Giancarlo Siani, il quale nei rari momenti in cui staranno insieme lo guiderà nella crescita e nell’affrontare la brutta bestia che è l’adolescenza.

Il protagonista il bambino Mimì vede in Siani un supereroe, ma imparerà in fretta, che non esistono supereroi ma uomini e donne normali che hanno voglia di combattere, di farcela, di resistere, di conoscere la verità, di non soccombere davanti ai torti subiti, Mimì vive la sua adolescenza tra alti e bassi un pò come tutti noi, chi di noi non ha avuto un migliore amico che tutto d’un tratto scompare, un amore non corrisposto ma che poi tanto non corrisposto non è, i nonni anzi l’amore dei nonni, il papà e la mamma apprensivi davanti ad un figlio che ha interessi completamente diversi dai suoi coetanei, il tornare da scuola e mangiare con le telenovole di un tempo seguite da mamma, nonna come sentieri, General hospital, ecco in questo contesto di vita reale ci sono uomini che danno un senso al loro stare al mondo attraverso le parole come nel caso di Giancarlo Siani…

Mi accorgo che da un pò di tempo sto leggendo di storie di bambini, di estati, di formazione, beh forse i bambini, la loro curiosità e il loro istinto sono un punto importante per conoscere il nostro mondo. Sbaglio?

 

 

Maschio etero bianco

 

Straffottente, volgare, scialacquattore di denaro, scrittore, alcolizzato, consumatore di droghe, eppure, Kennedy Marr si fa voler bene (almeno da me) perchè ti strappa in continuazione una risata, perchè in fondo questo stronzo irlandese che fa i soldi negli Stati Uniti con tre libri è come tutti noi fragile e assolutamente umano, perchè John Niven non sbaglia mai un colpo e mette a nudo l’uomo dei giorni d’oggi, assolutamente debole.

Da squattrinato, il nostro protagonista, si sposa e il giorno stesso si fa beccare a letto con un’altra che non è la sposa, è da guinness dei primati, ha una figlia che non vede mai, stando negli USA a fare la bella vita coi soldi incassati dal suo terzo libro, ne combina di tutti i colori, ma la provenienza, la famiglia lo porterà a fare i conti con sè stesso e il lettore scoprirà che quest’uomo spendaccione con belle macchine, belle donne ha un cuore, ha una storia, ha delle cicatrici, ha delle paure e delle colpe, è un essere umano come del resto tutti noi.

Ancora un altro bel libro di John Niven che non sarà, forse, come il suo primo “a volte ritorno” ma assolutamente forte, bello, vivace in tutti i sensi!

E voi? Vi sentite sempre in pace con la vostra coscienza?

 

 

Il poeta – Michael Connelly

 

Nonostante non sia un fan dei gialli, dei thriller mi ritrovo nel 2018 a leggere un secondo libro( e credo che non sarà l’ultimo) di questo genere ad alta tensione, e questo è proprio un thrillerone, certo è che se non fosse stato per un mio amico non mi sarei mai imbattutto in questo poeta, direi pure maledetto..

Il fratello del protagonista di questa storia si è apparentemente suicidato, apparentemente perchè il protagonista, un giornalista che scrive di morti e dintorni non crede assolutamente a questo suicidio, per lui è un omicidio, da qui parte la trama che però non vado a raccontare…

Si legge molto bene, scorrevole, forse in alcuni punti a me risulta un pò contorto, ma sembra di vedere quei film di Hollywood pieno di colpi di scena, di segreti e fino alla fine il poeta, il serial killer non ha una identità anzi sembra una poi un’altra e poi un’altra ancora, insomma il lettore viene rapito dagli eventi del caso fino all’ultima pagina, chiedendosi ma sarà morto?

 

 

 

 

La frontiera – Alessandro Leogrande

 

E poi arrivano questi racconti, questi libri e per un momento tutto si ferma, ma si sa che tutto si muove e si va avanti sempre, tutto scorre, si continua lasciandoci alle spalle dolori, emozioni, sofferenze, tragedie, si prosegue con assoluta indifferenza a tutto, si deve andare, ma ripeto poi arrivano questi racconti, questi libri e ci raccontano di una frontiera, di una linea che divide, una linea che anche lei si muove, cambia posizione, ma stacca il mondo in due parti, il mondo diciamo occidentale quello diciamo moderno, diciamo quello ricco, diciamo quello tecnologico e consumistico da un mondo distrutto da guerre, persecuzioni, dittature, povertà senza un benchè minimo di democrazia. Questa linea è la frontiera che si muove a secondo degli eventi geopolitici in corso costituita da puntini da migliaia di puntini che cercano di andare dall’altra parte per salvarsi, per sopravvivere, per illudersi, per trovare una minima dignità, questa frontiera è fatta da uomini, da storie, la maggior parte tragiche, di uomini, donne, anche bambini che scappano che nonostante l’esito sia impossibile loro piuttosto che stare dove stanno provano ad uscire dal tunnel e trovare una luce una speranza, una frontiera che gli possa dare motivo di continuare.

Ci sono ancora oggi segni inequivocabili dei disastri del colonialismo italiano, carceri, e posti usati ai tempi del colonialismo, ora riusati come carceri per i profughi che cercano di scappare. Ci sono storie nelle storie che ti rimandano indietro e al presente, ci sono viaggi incredibili, disumani di persone che spendono migliaia di euro per stare in viaggio mesi e mesi per poi morire o rischiare di morire nel mar mediterraneo, alle coste di Lampedusa, c’è chi ce la fa o meglio chi riesce a sopravvivere a questi interminali viaggi della morte e grazie ai loro racconti si può dare una idea di cosa stia succedendo dall’altra parte del mondo, in Eritrea, in Libia, in Somalia, in Turchia, in Siria e altri ancora.

Si parla di uomini come noi, come me, come voi ma che stanno dall’altra parte, si porta all’attenzione degli ultimi di chi ha tutto contro, di chi ha subito violenze senza avere nessuna colpa si cerca di dare un volto a chi un volto ha paura di mostrare. Non vi chiedete mai che cazzo di fortuna avete avuto a nascere, crescere in paesi liberi ancora democratici(non so dopo il 4 marzo che succederà), cerco solo di capire perchè io si e altri purtroppo no.

Invece mi date del buonista del cazzo che devo ospitarli io a casa mia perchè sono un buonista del cazzo.  Solo quello sapete dire e basta.

 

I bastardi di pizzofalcone – Maurizio De Giovanni

 

Sono tornato, direi son sopravvissuto, perchè ho passato le ultime due settimane in balia dell’influenza bastarda, con problemi di salute del padre, insomma settimane caotiche in cui non è stato per niente facile fare nulla, per fino leggere mi risultava una fatica enorme o forse avevo cose più urgenti da risolvere che ho tralasciato un pò tutto, anche la fame mi mancava, già son magro con sta cazzo di influenza ho perso 3 kg, sta di fatto che son sopravvissuto e ora sto tornando ad una vita un pò più serena e tranquilla, ma incrocio le dita, perchè la sfiga è sempre dietro l’angolo, e in questo marasma influenzale ho letto un libro di un genere che non amo, il giallo, ma sapete che comunque sia mi ha fatto compagnia? e non mi ha per niente stufato soprattutto perchè i bastardi di Pizzofalcone sono personaggi autentici, umani, ognuno con i propri problemi e ha reso la trama molto più avvincente. Questo è un primo libro di una serie di libri che parlano di questi bastardi di pizzafalcone e quasi quasi ne leggerò un altro..

I bastardi di Pizzafalcone in realtà sono dei poliziotti corrotti che vengono sostituiti da una nuova squadra di uomini e donne che devono tirare su questo commissariato visto male dagli abitanti della zona. I nuovi arrivati si trovano all’inizio con una sensazione di impotenza davanti a questa situazione che si è creata dai loro predecessori, ma poco alla volta, troveranno il modo per riscattarsi e riportare un pò di luce in una zona abbandonata a sè stessa.

E’ una bella squadra quella di Pizzofalcone capitanata dal commissario Palma, attento e vigile, c’è l’ispettore Lojacono che insieme al suo agente Aragona troveranno intuizioni non facili per un delitto passionale, c’è la signorina Alex, un pò aggressiva con la pistola e con una vita al di fuori della polizia non certo regolare, Francesco Romano è un uomo anche lui un pò aggressivo con una vita privata che lo tormenta, Ottavia Calabrese, bella donna, apparentemente con una bella famiglia, ma ahimè solo apparentemente e Giorgio Pisanelli un uomo alle prese con idee non facili da condividere. Ripeto dei bei personaggi che mi hanno convinto che mi hanno tenuto compagnia in questi giorni di malattia, insomma un libro perfetto per quanto non si sta bene, anche per chi non è amante dei gialli come me!