Lui è tornato – Timur Vermes

 

 

Adolf Hitler si risveglia 66 anni dopo in quel bunker che ora non c’è più, adesso c’è un campetto di calcio, si sveglia con la sua divisa con la sua ferrea mentalità degli anni 40, con le sue folli idee, insomma quell’adolf Hitler che abbiamo studiato nei libri alla conquista dell’Europa, sterminando ebrei e non solo, conducendo invasioni su invasioni per mantenere integra la razza ariana riappare nei nostri anni…

Un romanzo assolutamente originale che impone diverse riflessioni sulle problematiche attuali del nostro tecnologico moderno democratico mondo.

Hitler 66 anni dopo sente ancora la vocazione la provvidenza, sente che la sua Germania abbia bisogno di una guida, di un comandante che la porti lontano dalle paure che l’avvolgono. Sente il dovere di continuare il progetto misteriosamente fallito decenni prima. Osserva Berlino, il suo popolo alle prese con le nuove tecnologie, la nuova televisione, internet, le pubblicità, le nuove guerre, il rapporto con gli stranieri e si rende conto che il suo intuito non aveva sbagliato. La Merkel la definisce “una donna tozza che infonde lo stesso ottimismo di un salice piangente”. Hitler per la seconda volta nella sua esistenza si sente il vero punto di riferimento per un paese completamente destabilizzato.

Ovviamente la gente che lo incontra non crede che sia il vero Hitler, ma un attore, un comico talmente abile che verrà alla ribalta in un programma televisivo di successo. Da qui si mescola realtà commedia scherzo e porterà il corso della storia a verità paradossali!

E se non fosse mai andato via, se non fosse mai morto insomma se qualcosa di quest’uomo che al solo pronunciare il nome mette i brividi fosse ancora presente nei nostri giorni??? eh si brividi ma brividi reali per la successioni di fatti eventi che ogni giorno accadono…

Il giardino dei cosacchi – Jan Brokken

 

 

 

C’era un periodo nei miei anni universitari che mi sono letteralmente mangiato i libri di Dostoevskij, non so il motivo ma mi piaceva leggerli, ero in un mondo così lontano ma tanto vicino ai sentimenti che si provano nel quotidiano che ero sempre sorpreso. E non potevo, nel nome dei ricordi dello scrittore russo letto, non farmi un giretto nel giardino dei cosacchi…

Il giardino dei cosacchi è un romanzo basato su testimonianze vere ovvero di lettere che si mandavano il buon vecchio Fedor e il coprotagonista di questo libro e cioè Alexander von Wrangel, barone russo, il quale assiste alla pena di morte non eseguita allo scrittore  (accusato di complotto allo zar) che si salva andando in Siberia a lavori forzati. Erano amici, super amici, hanno litigato, si son confidati e hanno vissuto uno dei momenti migliori della loro vita in questo giardino dei cosacchi…

Il giardino dei cosacchi era una tenuta, una dacia in pessime condizioni che in estate si moriva di caldo e piantando alberi, piante, fiori hanno trasformato un posto desolato in un posto fuori dal mondo, fiorito, di attrazione per tutti.

Con questo scambio di lettere tra i due amici andiamo a scoprire due vite fatte soprattutto di sofferenze amorose soprattutto per Dostoesvkij il quale oltre a subire una condanna ingiusta a lavori forzati lontano dagli affetti della famiglia, si innamora di una donna particolare, forse non adatta a lui, ma l’amore si sa che potere ha e lo scrittore russo ci passerà sotto, sopra e attraverso cercando di reagire e rinascere attraverso la scrittura creando tutte quelle opere che ora sono lette in tutto il mondo!

“Una montagna era solo una montagna….. L’assurdo, l’incredibile e lo sconcertante li trovava nell’uomo.”

Wondy – Francesca del Rosso

 

 

L’ho letto così velocemente, pagina dopo pagina, che non mi sembra vero di averlo già finito, è una testimonianza forte, fortissima, vera, sincera, cruda di una donna ed un male dentro di lei, la sua vita, prima, durante, dopo, questo male che quando ha scoperto di avere non se ne andrà mai più via, rimarrà con lei per 6 anni. Questo libro lo ha scritto quando si sperava di aver superato per la seconda volta la malattia, 3 anni duri per lei, per la famiglia, a chi sta attorno a questo evento che sbaraglia un pò tutto. Ma sono in fondo anche parole di speranza di vita di coraggio e voglia di lottare e di vivere che fanno un effetto incredibile almeno su di me poi pensando che a distanza di 3 anni dal libro ha lasciato questa terra che continuo a dire bella ma assolutamente maledetta.

Leggere è sicuramente un passatempo per divertirsi per rilassarsi ma anche in fondo per comprendere gli strani meccanismi della vita che accadano purtroppo ad ognuno di noi, volenti o nolenti. Lei, wondy è stato un esempio di volontà e voglia di resistere incredibile, mi ricorda chi mi è stato vicino anni fa, si in fondo leggere è anche ricordare delle stupende persone che rimarranno per sempre. Un bacio e grazie per la tua e vostra forza!

 

 

 

 

 

 

Sostiene Pereira – Antonio Tabucchi

 

 

 

 

 

 

 

Sostiene Pereira che non sapeva nulla di quello che gli stava capitando intorno alla sua Lisbona, eppure erano gli anni ’30 ’40, i movimenti nazionalfascisti si diffondevano in tutta l’Europa così come in Portogallo con la dittatura ferrea di Salazar.

Sostiene Pereira che lavorava per un giornale o meglio gestiva la pagina culturale di una piccola rivista pomeridiana di Lisbona, affascinato soprattutto dalla letteratuta francese eppure nonostante fosse un giornalista era poco coinvolto dalla politica interna ed estera, anzi cercava di non farne parte proprio.

Sostiene Pereira che casualmente conosce un giovane giornalista per farsi aiutare nella sua sezione culturale del giornale, ma tutto era tranne che un bravo redattore e aveva qualcosa che non andava, intuiva che c’entrasse qualcosa con quello che stava avvenendo nel mondo, eppure nonostante tutto queste cose Pereira aiutò il giovane apprendista sempre mantendendo un certo distacco da tutto.

Sostiene Pereira di aver assistito ad un pestaggio/omicidio a casa sua del suo giovane collega che non era certo un sostenitore del governo portoghese e dei movimenti nazionalisti che divampavano in Spagna, in Italia. E proprio lì prende consapevolezza della realtà di un regime totalitario e scrive un articolo su quello che ha visto. Scappa dal Portogallo e va vivere in Francia per non rischiare di subire le stesso trattamento del giovane pseudo giornalista.

Sostiene Pereira è una testimonianaza da leggere, da ricordare, da riflettere, porta via poco tempo e quel tempo che gli si dedica è molto prezioso per avere coraggio e speranza nel futuro.

 

 

 

 

Wow! Terra -Le luci della centrale elettrica

 

Un disco, un diario, musica, parole, immagini, suoni, mondi lontani, mondi vicini, guardare le costellazioni dalla terra, da qui, il nostro io, i mille io di altri paesi lontani chilometri, e poi internet che rende tutto così “boh”, le storie di altri, le storie nostre, in mezzo ad una terra immensa piena, maledetta, dalla quale non puoi comunque farne a meno, contatto con l’universo che ci rende piccoli e grandi in un attimo, musica che prende forma attraverso i ritmi di paesi così diversi tra loro ma così simili per la sopravvivenza ad una vita strana, bella, incredibile, vuota, complessa, imprevedibile come quegli occhi che mi guardano chiedendomi tutto e niente. Questo è Terra. Almeno per me, che lo sto ascoltando dopo una giornata di lavoro e di vita quotidiana, sento la bellezza, si la bellezza di qualcosa che c’è che abbiamo che a volte dimentichiamo.

Le luci della centrale elettrica è un progetto di Vasco Brondi, un ragazzetto ormai trentenne, con la barbona tutta nera che ogni volta stupisce, anzi che ogni volta mi stupisce, non segue schemi, mode, segue il suo istinto intraprendendo strade che forse neanche lui all’inizio pensava di percorrere e poi esce fuori questo disco di tante ed infinite cose, una musica pop indie pop o forse no, ma chisse ne frega, io direi musica del mondo che attraversa tutto il mondo toccando paesini del Veneto arrivando in Africa guardando gli scafisti del mare più pericoloso. Non voglio sdiminuire un lavoro per me assolutamente riuscito, ero diffidente dopo “costellazioni” album che aveva stupito tutti, pensavo non potesse fare qualcosa di simile invece si è superato, forse unica pecca solo dieci canzoni!

Bravo Vasco, ma quello con la barba nera, quello della sua amata Ferrara!

 

La prigione grande quanto un paese – Marco Drago

 

Questa è una storia pescata al buio, non avrei mai letto questa esperienza di Marco Drago se non si fosse “intromessa” una libraia che mi ha consigliato questo romanzo che (secondo lei) mi poteva interessare. Ci ha azzeccato in pieno anche perchè attraverso questa lettura, ho rivisto a flash una mia vacanza nel lontano 1992, nella lontana Hasting in Inghilterra.

Siamo nel 1988 un ragazzo 21enne della provincia di Asti decide così senza neanche una motivazione ben valida e convinta di fare una vacanza studio nella Germania dell’est ad imparare il tedesco e forse per vivere una realtà assolutamente diversa da quella italiana occidentale. Aveva una fidanzata, era innamorato e lasciarla per diverse settimane sola in Italia un pò lo preoccupava ma partì ugualmente nella convizione che l’amore vince su tutto.

Viaggio lungo diversi treni da prendere e poi arriva in questa cittadina con le sue regole, con la sua noia, con la sua incredibile arretratezza di modernità e di tutto. Conosce ragazzi/e americani, scozzesi, inglesi, inizia una vacanza pensando di studiare pensando al suo amore ma si ritrova a fare tutto l’opposto. Un vero Campus universitario in cui sesso, droga e il dolce fare niente vincerà su tutto. Eh si proprio lui che si dichiarava tanto legato alla fidanzata avrà una storia di sesso con una ragazza madre di Bratislava.

Finisce questa vacanza studio o meglio vacanza sesso droga e rocknroll con la perdita del passaporto. E vai a dire alla polizia tedesca dell’est che sei italiano che dovresti tornare in Italia ma che ti hanno rubato zainetto e documento d’identità… Intanto nel mondo nell’Europa qualcosa stava cambiando e soprattutto lì nella repubblica democratica tedesca qualcosa si stava sgretolando, infatti un anno dopo cadrà il muro di Berlino ed insieme cadranno tante certezze anche del protagonista..

Ah la mia vacanza nel 1992 molto bella da ricordare ma niente droga e sesso diciamo “un limone” che lo tengo come trofeo ma è stata una esperienza anche quella spartiacque non solo perchè avevo 18 anni ma perchè era la prima volta che stavo in un contesto fuori dall’Italia senza conoscere nessuno, inizio vacanza terribile poi piano piano mi sono adeguato e ho conosciuto persone e visioni di vita che mi hanno aperto a nuovi mondi mai esplorati prima!

Per non far morire ancora Stefano Cucchi! Il corpo del reato – Carlo Bonini

Lo hanno chiamato drogato di merda nelle ultime intercettazioni registrate tra carabinieri coinvolti in questa storia, una sorta di giustificazione o quanto meno una democratizzazione del pestaggio che un drogato di merda può subire, essendo un inetto, l’ultimo degli ultimi, una persona che ha sbagliato può e deve subire violenze. Ho sentito paura in queste parole, perchè stiamo andando, noi, esseri umani pensanti degli anni dell’era più tecnologica che ci sia verso la chiusura totale per chi ci sta attorno e non è solo una questione di etnia, di religione, di politica sembra proprio una questione sociale.

La storia di Stefano Cucchi è una storia incredibile (purtroppo e non unica) perchè leggendo veniamo a conoscenza di come  la giustizia, la sanità, la polizia, i carabinieri, insomma i servitori dello Stato, coloro che dovrebbero dare sostegno, aiuto e difesa ai cittadini invece sono semplicemente i nemici della legalità e della civiltà.

Stefano Cucchi era un ragazzo tossicodipendente che è stato trovato dai carabinieri a spacciare dell’erba. Era stato fermato, arrestato e il giorno dopo l’arresto inizia l’inferno per questo ragazzo che morirà una settimana dopo l’arresto. Il corpo senza vita di Stefano Cucchi fin dalla prima volta che viene visto dalla famiglia è una prova di quello che è successo: è un corpo torturato. Ma per la famiglia Cucchi inizierà un calvario che va avanti da 7 anni, era il 2009…infatti i processi che si succederanno non troveranno colpevoli o la causa del decesso, nonostante un corpo che gridava da solo verità!

Una storia spiegata passo dopo passo soprattutto dal punto di vista medico legale entrando anche nel tecnico ma rendendo la lettura assolutamente coinvolgente(nonostante un dramma raccontato). Si capisce da subito che il corpo di Stefano Cucchi sia la chiave per comprendere cosa abbia subito il ragazzo dall’arresto alla sua morte, ma depistaggi, bugie, negligenza, indifferenza hanno portato solo ai giorni d’oggi ad una perizia in cui si ipotizza che la morte può essere stata causata o da epilessia(poco plausibile) o da una vertebra rotta che ha causato poi una serie di complicazioni a livello cardiaco e neurologico. Poco alla volta la verità inizia a venire fuori, poco alla volta sono passati 7 anni, il libro fa capire la difficoltà che si sono incontrate in questi anni e con clamorose intercettazioni telefoniche, con nuove testimonianze si sta arrivando (speriamo) ad una verità giudiziaria.

Una storia brutta ma che può servire alle generazioni future, lo Stato funziona se la giustizia fa il suo dovere sennò siamo noi cittadini, soggetti di abuso di potere dello Stato.

Cose che nessuno sa – Alessandro D’Avenia 


Son in treno con tutte quelle immagini che mi passano veloci davanti guardando il finestrino e come non si fa a non avere un libro a portata di mano, e niente son riuscito a finire un altro libro di Alessandro D’Avenia, un’altra storia che mi ha coinvolto soprattutto relazionando quello ho letto a quello che sono in questa vita che è piena di misteri, dubbi, paure, domande appunto di cose che nessuna sa.

Abbiamo sempre quelle domande che non sai mai rispondere tipo cosa ci faccio al mondo, dio esiste, perché succedono disastri naturali o mille altre ancora, bene Alessandro D’Avenia cerca di affrontare queste tematiche attraverso i personaggi di questa intensa storia che son di generazioni diversa dalla nonna al professore dai genitori all’amica con unico comune denominatore: Margherita ragazzina di 14 anni, protagonista assoluta che ci porterà a vedere la vita con le sue ombre ma con più amore e  più comprensione per l’essere umano. 

Una storia che si raccoglie in una conchiglia in cui dentro c’è la vita, quella perla sinonimo di bellezza nata da dolori, imperfezioni, fallimenti. Ci si commuove, ci si rattrista ma c’è tanta speranza da crederci sempre nonostante la vita è così tenebrosa, a volte.

“La bellezza nasce dai limiti, sempre.”

“Ridevano, ridevano e ridevano nel modo più semplice che ha la vita quando smette di prendersi troppo sul serio.”

“Io non ci tengo a essere felici, io preferisco la vita, con le sue ombre. La felicità è una schifezza se non le insegni a vivere.”

“Perché ogni cosa bella troppo spesso è quel che resta di un naufragio.”

Forse non è la felicità – Fast animals and slow kids

 

Quando ti aspetti una cosa e poi ti arriva tutt’altro e ti piace e ti piace davvero nonostante senti le ferite di sempre gridare come la prima volta, questa è la sensazione che ho ascoltando questo disco, il loro quarto lavoro, per me il loro primo disco acquistato( gli altri li ho scaricati, o il magico spotify o via dicendo, mica si offenderanno?!) e sono sempre più soddisfatto ad ogni ascolto, ah scusate loro sono i Fast animals and slow kids, sento già i punti interrogativi dire “chiiiiiii??!!?” beh un gruppo italianissimo di Perugia ( cazzo non ci sono mai stato, sarà pure ora di farci una visititina), son di perugia e sono assolutamente ragazzi energetici ma soprattutto nel loro ultimo album sono vivi di ciò che li circonda di ciò che sentono nella loro pelle e sottopelle, di ciò che respirano e lo fanno con tanta semplicità e unicità che rendono ogni canzone una scoperta. Dicevo della sorpresa nel sentire le canzoni che me le aspettavo assolutamente super chitarrose indie punk rock, invece sento non solo questo ma una splendida complessità di suoni con aggiunta di una tastiera che riempono la loro musica in modo quasi perfetto perchè niente è perfetto almeno qui! si sente la malinconia che la vita ti da e musica e parole insieme colorano i pensieri di questi ragazzi che hanno solo una gran voglia di suonare e di resistere in questa maledetta terra! Bravi!

“Forse non è la felicità ciò che voglio, ma un percorso per raggiungerla….”

Auschwitz spiegato a mia figlia – Annette Wieviorka

 

Una madre, una figlia, il male assoluto, il nulla, i tanti perchè, senza avere le risposte, intanto gli anni passano e gli ultimi testimoni di quell’orrore salgono in cielo, rimane la storia, rimangono i libri, gli scritti di chi è sopravvissuto, rimane la memoria degli errori dell’uomo, serve leggere, serve non tanto ricordare ma smuovere quel sentimento che nasce quando si scopre cosa può fare l’uomo, dove può arrivare l’uomo, non si riuscirà mai a spiegare come si possa solamente pensare ad eliminare fisicamente un popolo per creare chissà quale cazzo di razza superiore.

La figlia chiede alla madre perchè, ma non c’è un perchè, è successo un qualcosa che può essere solo ricordato come un passato che fa parte della nostra memoria storica, ci può dare un senso al nostro futuro sempre senza mai dimenticare i tragici eventi passati.

E’ un libriccino che si legge in un’oretta, non si vuole trovare una ragionevole spiegazione ma solo smuovere le nostre coscienze, è vero, è lontano il 1942 il 1943, siamo ormai nel 2017, ma ogni tanto fa bene ricordarci cosa è successo quando ancora non eravamo nati.