Il sale della terra – Jeanine Cummins

Il sale della terra – Jeanine Cummins

Ultimo libro del 2021, che conferma la mia difficoltà a leggere tanti libri come facevo pochi anni fa, ma questo romanzo è tante cose, ha tanti spunti per cui vale la pena leggerlo, prima di tutto è una storia che ti porta via per un attimo da questo momento attuale incredibile che stiamo vivendo, ma restando in ogni caso attuale come l’immigrazione, perchè se ci pensate ok ci sarà il covid, ci sarà la malegestione di questa pandemia tra tamponi, cure e altro, ma gli altri problemi gravi che attanagliano il mondo non scompaiono, anzi si rafforzano, o comunque ci sono, poi c’è il narcotraffico e ci sono mondi, paesi, zone di questa terra dove vivere è quasi impossibile e l’autrice ci porta nel Messico, ci porta al confine con gli Stati Uniti, ci porta a vivere una famiglia che viene decimata dalle logiche del narcotraffico e seguire il loro viaggio della speranza mai vinte..

Si sono un piccolo figlio, genio della geografia e sua madre, che gestisce una libreria che un bel giorno si ritrovano ad avere tutta la famiglia ammazzata, per un articolo che il loro padre/marito scrive al suo giornale smascherando il capo dei capi dell’organizzazione criminale, e dall’avere tutto si ritrovano madre e figlio in una corsa contro il tempo per sfuggire ad un destino che sembra segnato e per fare ciò devono scappare e andare a nord negli stati uniti..

una storia di avventura, di coraggio, di dolore che ti tiene in apprensione, dove si evidenzia che quelle persone che scappano, che cercano una casa dove stare, sono uguali a noi, sono essere umani come noi che non hanno nulla di diverso se non uno sfortunato destino..

Carnaio – Giulio Cavalli Che schiaffo!

 

Uomini morti catapultati, lanciati, dal mare verso una città chiamata DF, prima li trovi in spiaggia, poi in strada, sui marciapiedi, vicino il parcheggio delle macchine, poi montagne di carcasse umane depositate sulla spiaggia, poi invadono completamente la città intera, uccidendo chi ci vive e te che fai? Te che faresti? Il sindaco e chi governa iniziano a costruire muri su muri per controbattere queste ondate di morti lanciati dal mare( ma dove cazzo provengono? ma chissene frega, stanno distruggendo una città), poi sfruttano questi corpi inanimati per tutto quello che può servire a chi vive: dal mangiare al vestiario, cose dell’altro mondo, cose assurde eppure questa Df prospera, si arricchisce, diventa la città più potente della terra, questi morti diventano la fonte di arricchimento da chiudersi e dividersi dal mondo intero perchè in fondo non hanno bisogno di nessuno se non di questi morti. Ma qualcosa andrà storto, qualcosa romperà questo assurdo incantesimo, questa maledetta illusione di fare a meno degli altri e sarà carnaio…

Una storia inventata ma mica tanto, una storia assurda ma mica tanto, una storia frutto di una mente bacata ma mica tanto, io ci vedo tanto e troppo di quello che succede ora, adesso, in questo istante. Mi son visto i Salvini, i Di Maio, la destra, I Renzi,  la sinistra che non c’è a trovare soluzioni, ho intravisto i Travaglio, i Vespa, I Saviano, ognuno con le loro verità, intanto che questa politica fa danni, si fa bella, perde tempo, c’è chi muore..

Fa male, uno schiaffo, è una storiella… una storiella un cazzo, si muore punto, per cosa poi?

I ragazzi hanno grandi sogni – Alì Ehsani – Francesco Casolo

 

Afghanistan, Grecia, Turchia, Venezia, Roma, 5 anni in perenne pericolo, anni di viaggi impensabili, di difficoltà estreme, perdendo davanti ai suoi occhi le persone più care, i genitori per la guerra, il fratello per un viaggio in mare andato a male, questa è la vita di Alì Ehsani, un ragazzino afghano lontano dal nostro mondo eppure mi ci sono trovato nei suoi pensieri, nelle sue paure, nelle sue insicurezze davanti ad un mondo totalmente sconosciuto.

Il libro parla della vita che affronta nei centri di accoglienza a Roma, ma si alternano i ricordi, i momenti dei 5 anni passati prima, è un ragazzo che dalla sua sfortuna trova una forza per rinascere, un bell’esempio, riusciamo entrando nella vita di Alì a comprendere i meccanismi che scattano nelle teste dei ragazzi dei centri di accoglienza, un meccanismo è quello del fallimento, del non essere compreso, di non deludere la propria famiglia e quando non ce la fai più si intraprende la strada più facile, quella della illegalità, dei soldi facili, una strada che apparentemente sembra quella giusta ma ti porta dritto in carcere ed entrare in un circolo vizioso in cui anche se non sei un delinquente poi lo vuoi essere perchè sei alla frutta, se no c’è il meccanismo che scatta in Alì ed è quello di ritenersi fortunato, di trovare un modo di rinascere, studiando, lavorando, cercando una indipendenza che sembra non arrivare mai, ma con ostinazione poi piano piano si conquista.

E’ un ragazzino afghano che ci da una lezione di vita a noi stronzi che abbiamo tutto ma che in realtà ci manca tanto di quella forza di quel coraggio, di quel buon senso che ha permesso al protagonista di questa storia di poter uscire dal tunnel della sopravvivenza e riuscire a vivere con dignità.

C’è tanta speranza e positività in questa vita non certo fortunata, certo con le parole siamo capaci tutti, ma lui Alì Ehsani è riuscito coi fatti ad intraprendere un percorso luminoso nonostante il buio pesto!

Grazie!

La frontiera – Alessandro Leogrande

 

E poi arrivano questi racconti, questi libri e per un momento tutto si ferma, ma si sa che tutto si muove e si va avanti sempre, tutto scorre, si continua lasciandoci alle spalle dolori, emozioni, sofferenze, tragedie, si prosegue con assoluta indifferenza a tutto, si deve andare, ma ripeto poi arrivano questi racconti, questi libri e ci raccontano di una frontiera, di una linea che divide, una linea che anche lei si muove, cambia posizione, ma stacca il mondo in due parti, il mondo diciamo occidentale quello diciamo moderno, diciamo quello ricco, diciamo quello tecnologico e consumistico da un mondo distrutto da guerre, persecuzioni, dittature, povertà senza un benchè minimo di democrazia. Questa linea è la frontiera che si muove a secondo degli eventi geopolitici in corso costituita da puntini da migliaia di puntini che cercano di andare dall’altra parte per salvarsi, per sopravvivere, per illudersi, per trovare una minima dignità, questa frontiera è fatta da uomini, da storie, la maggior parte tragiche, di uomini, donne, anche bambini che scappano che nonostante l’esito sia impossibile loro piuttosto che stare dove stanno provano ad uscire dal tunnel e trovare una luce una speranza, una frontiera che gli possa dare motivo di continuare.

Ci sono ancora oggi segni inequivocabili dei disastri del colonialismo italiano, carceri, e posti usati ai tempi del colonialismo, ora riusati come carceri per i profughi che cercano di scappare. Ci sono storie nelle storie che ti rimandano indietro e al presente, ci sono viaggi incredibili, disumani di persone che spendono migliaia di euro per stare in viaggio mesi e mesi per poi morire o rischiare di morire nel mar mediterraneo, alle coste di Lampedusa, c’è chi ce la fa o meglio chi riesce a sopravvivere a questi interminali viaggi della morte e grazie ai loro racconti si può dare una idea di cosa stia succedendo dall’altra parte del mondo, in Eritrea, in Libia, in Somalia, in Turchia, in Siria e altri ancora.

Si parla di uomini come noi, come me, come voi ma che stanno dall’altra parte, si porta all’attenzione degli ultimi di chi ha tutto contro, di chi ha subito violenze senza avere nessuna colpa si cerca di dare un volto a chi un volto ha paura di mostrare. Non vi chiedete mai che cazzo di fortuna avete avuto a nascere, crescere in paesi liberi ancora democratici(non so dopo il 4 marzo che succederà), cerco solo di capire perchè io si e altri purtroppo no.

Invece mi date del buonista del cazzo che devo ospitarli io a casa mia perchè sono un buonista del cazzo.  Solo quello sapete dire e basta.

 

Appunti per un naufragio – Davide Enia

 

 

C’è tanto odio in giro, si respira violenza fisica e verbale nei social, si ha come l’impressione che ci sia una tendenza suicida di chiudersi senza se e senza ma, stiamo navigando in acque molto pericolose, dove non vedo nessun approdo a niente, se non al fallimento umano, ma basta un libro, bastano delle pagine, dei racconti, delle crude verità, delle assurde tragedie che accadono a pochi chilometri dalle nostre case per capire che la speranza, la luce c’è in questo marasma in cui è caduto l’uomo.

Lampedusa, isola piccola, quasi chiusa ma testimone di quello che sta accadendo in questi anni: uomini, donne, bambini scappano senza niente su barconi sfidando la morte. E chi sta a Lampedusa ha solo il desiderio di salvare più vite umane possibili, perchè te che faresti in riva al mare e vedi all’orizzonte corpi in acqua che chiedono aiuto?

Un reportage di chi ha salvato e di chi viene salvato ed in mezzo l’autore di questo libro che cerca di comprendere questi eventi che travolgono l’animo umano, raccontando la sua vita e i suoi dolori, il rapporto col padre e con lo zio, non sono personaggi del romanzo o come vogliamo chiamarlo, sono persone reali, le senti le tocchi, ti fanno commuovere e ti fanno riflettere. Sono persone che lottano per un nuovo approdo, sono uomini che vivono la vita fino all’ultimo, sfidando la morte.  Un libro crudo, è dura leggerlo, forse, ma sono pagine chiare semplici che descrivono la situazione di adesso, di questo momento storico, sono vite umane come le nostre in un autentico dolore ma c’è e si avverte proprio leggendo, la speranza di chi vuole farcela di chi ci crede ancora nell’essere umano, nell’uomo, in noi!

Mi rendo conto di non aver reso bene l’idea di quanto mi abbia colpito sto libro come quando con il gomito becchi in modo casuale lo spigolo del tavolo e le bestemmie sono un intercalare istintivo! Già neanche così ho reso l’idea. Insomma mi è piaciuto assai punto!

“Non c’è spazio per la finzione narrativa e in queste circostanze la linea dell’azione fa differenza: di fronte alla sofferenza reale, le stesse persone che vomitano veleno sulle persone che arrivano sono le prime a essere generose” Davide Enia

 

Un pappagallo volò sull’Ijssel – Kader Abdolah

 

In questi giorni concitati, intensi, veloci, che sembra non esserci mai il tempo per niente, in queste strade sempre super trafficate,  in questi centri commerciali sempre pieni per il regalo da fare, ho avuto la fortuna di leggere questo libro edito Iperborea, con questa insolita forma rettangolare con pagine più strette del normale.

Sono entrato nel mondo di chi è dovuto scappare, rifugiarsi in un altro paese che non è quello di sempre, perdere la propria lingua per imparare una nuova e incomprensibile lingua, sono entrato negli occhi di chi entra in un paese che non è il suo e reinventarsi una vita perchè la volontà, la voglia di vivere, comunque sia, prevale su tutto, almeno così ci insegna quel pappagallo con le piume tutte colorate, un pò bizzarro e misterioso che seguendo il fiume Ijssel osserva la vita di tanti uomini e soprattutto donne che dall’oriente più lontano come la Siria, l’Afghanistan, l’Irak, l’Iran cercano una speranza mai persa in Olanda.

Non c’è un protagonista o meglio sono tanti e soprattutto donne e attraverso un linguaggio semplice che passa dalla poesia alla fiaba ci immergiamo proprio nelle loro vicende umane a volte tristi a volte allegre, comunque umane come le nostre. Sono storie dei nostri giorni, del problema dell’immigrazione, delle guerre, dei profughi, di una mai facile integrazione tra occidente e oriente, ma che in fondo sono storie di essere umani che vivono sotto lo stesso cielo, che hanno tutti lo stesso diritto di vivere con dignità.

La vita continua quasi fregandosene come quel fiume che scorre, che va avanti non torna indietro, e sarà proprio quel pappagallo a gridare alla fine “Anche questo passerà”.

Mi accorgo di essere troppo indifferente al mondo che va avanti nel bene e nel male, per fortuna però i libri aiutano a capire o quanto meno a darci una vaga idea di come ci si sta al mondo per davvero.

 

 

Enzo Gianmaria Napolillo – Le tartarughe tornano sempre

20150825_105944

La copertina e il titolo di questo libro valgono i soldi spesi, il contenuto, poi, confermano il mio istinto assassino nel prendere dallo scaffale un oggetto senza sapere cosa, chi, come e perchè. E’ sostanzialmente una grande, intensa storia d’amore vissuta fin da piccoli intrecciata con la realtà dura e cruda dell’isola di Lampedusa che si affaccia e guarda la terra immensa dell’Africa. Lui, isolano e lei milanese si ritrovano sempre ogni estate proprio lì in quell’sola, a vivere il loro rapporto che è da subito forte intenso e amoroso, ma da una delle giornate più belle che passano insieme al mare vedono e si scontrano con una realtà disarmante: uomini, donne, bambini che scappano dalle proprie terre e cercano salvezza proprio lì a Lampedusa. Vedono una scena che rimarrà fissa nella loro vita che condizionerà il loro cammino di crescita, che li porterà a dividersi tante volte quante quelle di rincontrarsi. Vedere morire un ragazzo della loro età crea in animi giovani come Giulia e Salvatore una sensibilità che più delle volte non viene capita e recepita, ma attraverso il dolore di una morte che non si vorrebbe mai vedere cercano di aiutare, di far presente un problema che oggi come oggi è sempre più grande.

Un libro che si batte contro pregiudizi, contro chi non vede l’eguale diritto di chi vuole solo poter vivere come noi, non è facile, ci facciamo più volte sopraffare da spiriti di chi non vuole vedere oltre, certo in tutta questa immigrazione c’è anche del marcio, c’è, in alcuni casi, disagi che vanno ad aumentare il caos che c’è nel paese di chi li accoglie, si deve trovare una cazzo di soluzione, per forza, ma non possiamo essere ciechi, non si può più fare finta di nulla, e non è certo l’odio, il razzismo, il “mandiamoli a casa” che si può risolvere una situazione che si aggrava sempre di più.

Proprio ieri vicino casa mia, degli immigrati, rifugiati o profughi che siano hanno protestato bloccando uno dei nodi stradali più trafficati di Milano chiedendo un documento per potere andare via, questo ha creato prima di tutto un caos totale di traffico, un intervento della polizia, un caos mediatico e soprattutto hanno ringalluzito tutti quelli che come la lega pensano che dobbiamo mandarli via, cacciarli via e che si arrangino nel loro paese. Io penso e lo ripeto con l’odio non si fa nulla, dovremmo chiedere alle istituzioni con insistenza una soluzione ma vera e concreta. Lo so ho detto tutto e niente… cazzo..

“…che male e bene non hanno distinzioni così nette, che non esistono un noi e un loro, ma solo persone.”

Perchè io si, loro no? Spiegatemelo, cazzo!

staz

Questa foto l’ho presa da facebook, precisamente dal facebook di Saverio Tommasi, è una foto che rispecchia Milano ora, ma direi l’Italia ora, voi che ci vedete? Cosa vi fa scaturire? Saverio Tommasi scrive questo che condivido in pieno:

“Se vedi la scabbia sei Gasparri.
Se vedi il ritardo dei treni sei bischero.
Se vedi uomini neri sei un uomo bianco.
Se vedi degli uomini, sei un uomo.
Se in primo piano sulla destra vedi tua figlia, sei la mamma o il babbo che hanno rischiato la vita per dare a lei la possibilità di scegliere.”

Una bella riflessione, una foto drammatica ed un problema enorme. Io insisto che con l’odio, il razzismo, l’essere intolleranti anzi la tolleranza zero non risolvi un cazzo. certo poi se vogliamo dire che i “negri” stuprano che ammazzano che fanno cose ignobili per convincere gli italiani che il problema si risolva con ruspe, rispedendoli indietro come merde, allora mi arrendo.

Il problema c’è, dobbiamo trovare una dannata soluzione, ma non utilizziamo i fatti di cronaca(che sono vergognosi e devono sempre essere condannati) per giustificare il non volerli, l’odio esasperato, vogliamo entrare nei loro mondi? vogliamo avere la sensibilità di capire la fortuna di essere nati in un pezzo di mondo in cui abbiamo tutto? Quanto è giusto che noi abbiamo tutto e altri no? c’è un essere umano che è meglio di un altro essere umano? Ora so già i pensieri, invitali tu a casa tua! questi sono la rovina del mondo, ecc…