Che animale sei? – Paola Mastrocola

Alla faccia di una favola, di un racconto per bambini, questa storia semplice come la protagonista, una bella ochetta che nasce e cresce dentro una pantofola, ti entra e ti fa riflettere, ti fa fermare sulla vita trascorsa e quella che sarà..

Si perché questa oca non sa di essere un’oca, e crede che la sua mamma sia una pantofola, e la sua vita è un percorso infinito di incontri di persone, cose, eventi che la faranno crescere e capire chi è lei, ma soprattutto chi è lei con gli altri..

È una ricerca di noi stessi, e nel caso dell’oca è la ricerca di dove sia finita la sua mamma pantofola, e incontrerà castori pipistrelli anatre e lupi, incontri che si riveleranno insignificanti, importanti, inutili, fondamentali per trovare un posto in un mondo tanto grande quanto piccolo, la diversità sarà fondamentale nella comprensione di come si dovrebbe stare insieme agli altri… E tu che animale sei?

Il bacio più breve della storia – Mathias Malzieu

 

 

Non riesco ancora capire se mi è piaciuto o meno questo bacio più breve della storia o forse distratto da altre cose personali non sono riuscito ad afferrare in pieno il significato di questo che è un piccolo intenso e surreale racconto, anche perchè si legge in pochissimo tempo (106 pagine) e mi sembra di aver ricevuto un’infinità di immagini anche di ricordi che poi alla fine rimani sorpreso e dici e quindi?

L’autore conferma ancora una volta come in La meccanica del cuore – Mathias Malzieu di avere uno stile unico e molto particolare quasi poetico nel descrivere una situazione assolutamente surreale e cioè assaporare un bacio di una ragazza sconosciuta che suscita forti emozioni positive ma che subito dopo il bacio la ragazza scompare, svanisce nel nulla e il desiderio del protagonista è assolutamente ritrovarla…. dovrà avvalersi di un investigatore in pensione anzi del pappagallo dell’investigatore che attraverso i sensi dell’olfatto del sapore riuscirà in qualche modo a rincontrarsi con la ragazza che alla fine è più vicina di quanto uno possa pensare.

Diciamo che si deve immaginare questa favola con la mente libera ed aspettarti cose assolutamente irreali ma può dare alcune interessanti interpretazioni dell’amore e non solo. Voi sapreste dirmi il sapore del vostro bacio ideale? Io facendomi sta domanda mi sono tornati in mente dei flash di baci che non potrò mai dimenticare non tanto per il sapore ma per l’emozione inaspettato che ti crea tra pelle cuore e cervello! Ch bel mix che può darti un bacio!! Zilly alla fine è un sentimentalone mannaggia a me!

 

Gilgi, una di noi – Irmgard Keun

Cara Gilgi, sarai vissuta pure negli anni ’30, nella fredda, grigia Colonia, in quella Germania nazista dove ordine, rigore, ricchezza era tutto ma io ci ho visto una ragazza dei nostri tempi, giovane e determinata che si espone al mondo con una volenterosa indipendenza, affrontando temi così attuali nel nostro moderno 2017 come la maternità, aborto e soprattutto l’amore.

Già l’amore, lei così chiara nei suoi obbiettivi, come lavoro e futuro programmato per avere una indipendenza economica e lui, artista, scrittore, sregolato in ogni settore della vita, squattrinato ma bello come il sole bello come solo la natura può essere. E questo incontro fa barcollare tutte le certezze della nostra cara amica Gilgi che si ritroverà un pò disorientata ma certa del suo amore.

E’ un amore attuale, forte, intenso e nelle strade, intanto, si vivono situazioni drammatiche dovute al periodo storico economico, c’è chi ce la fa e chi no, e con una scrittura semplice, ironica il lettore entra negli anni 30 per potersi poi calare nei suoi anni con grande naturalezza. Gilgi non è solo amore ma anche amicizia che non sempre è sinonimo di volersi bene anzi a volte come succede con il suo amico Pit è puro scontro tra caratteri che sembrano non incontrarsi mai.

Cara Gilgi buona fortuna e vorrei tanto avere quello spirito di incoscienza e di intraprendenza che hai tu!

“chi è sano e non soffre la fame semplicemente non ha il diritto di essere infelice.”

“Che non ci si può nascondere nella collettività, che si è soli. Questo bisogna imparare: bisogna imparare a essere una persona, bisogna imparare a sapere che una risata costa mille lacrime, sapere che un’ora di felicità va pagata con mille ore di dolore…”

La metamorfosi – Franz Kafka

Leggendo i milioni di libri che mi passano tra le mani, mi accorgo quanti libri citano altri libri, che italiano pessimo, peggio di uno straniero scrivo; e mi piacerebbe scrivere un libro?? alt, ho perso il succo del discorso, ripeto…leggendo diversi libri ho notato che si nominano spesso concetti, storie di altri romanzi passati, uno fra tutti è sicuramente la metamorfosi di Franz Kafka…e allora mi son detto lo devo leggere, anzi lo devo rileggere, perchè me lo ricordo come lettura a scuola…cerco, cerco, cerco a casa, niente non lo trovo, come impazzito sono andato a comprarne un copia di racconti di Kafka con “la metamorfosi” presente….

Non ho messo neanche la foto della copertina, e non farò certo neanche una recensione, ne scriverò una trama, perchè è talmente conosciuta questa storia che direi solo ovvietà già quali sono quelle che sto già scrivendo!

Il bello di leggere che ti invoglia a curiosare tra libri che magari hai letto a scuola che ti ricordi una palla mostruosa, ma che poi con l’età che avanza forse apprezzi di più, questo  è un piccolo racconto, si legge in una mattina d’inverno in attesa di andare al lavoro, e ti trovi davanti a mille tematiche con una semplice trasformazione da essere umano ad un animale o meglio ad un insetto, condizione assolutamente orribile agli occhi della gente dei propri cari.

Il protagonista si chiama Gregor, e il nome Gregor mi ricorda la saga di Gregor per adolescenti di Suzanne Collins, non c’entrerà nulla ma in questa saga per bambini gli insetti, scarafaggi sono protagonisti assieme al bambino gregor nelle sue avventure.

Sembra che si parla di diversità, come viene vista e percepita dagli altri ma soprattutto da chi vive la diversità in prima persona, affrontando la nuova trasformazione attraverso la vita che si faceva prima, o semplicemente questa metamorfosi non è semplicemente estetica ma è la vera natura di cosa siamo noi veramente con i nostri sogni, desideri, problemi, angosce che nella vita di tutti i giorni teniamo nascosto per paura di cosa cazzo scusate, e vi lascio con questa domanda ma se domani mattina vi svegliate, dopo una notte di incubi, trasformati da insetti come vi comportereste? Ok meglio vado a lavorare

 

 

Cuore di tenebra – Joseph Conrad

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Leggendo “Congo” mi sono imbattutto più volte su questo racconto di Conrad e alla fine ho deciso di prenderlo e di leggerlo, il collegamento è ovvio perchè è un racconto dell’attraversamento del fiume Congo nell’Africa nera poco ancora conosciuta o fin troppo conosciuta dipende da che punto di vista la vuoi guardare, è una storia di una attualità imbarazzante scritta in due mesi nel 1898…

Chi racconta la storia è un marinaio Marlow, interessato alle carte geografiche del mondo soprattutto nei punti senza nomi, senza storia, senza verità e ci narra questo viaggio attraverso un battello di fortuna con un equipaggiamento di indigeni e bianchi. E’ un viaggio nel cuore delle tenebre, quasi indecifrabile, quasi inquietante, è una andata e ritorno senza soluzioni, un viaggio dove si intravede in modo forte la forza folle negativa del colonialismo dei bianchi su una terra incontaminata, un viaggio che ha come tappa finale Kurtz, un tedesco che si è insediato in queste terre, diventando potentissimo attraverso la conquista dell’avorio, uccidendo, facendo prevalere la cultura occidentale su quella del posto.

La cosa inquietante non è forse sapere le conseguenze che il colonialismo può portare che sono già di per sè devastanti, ma è lo stesso marinaio che torna a Londra facendo finta di niente o cercando di evitare di dire come stanno le cose, un meccanismo incoscio, forse, per non essere in grado di tollerare la verità.

Kurtz rappresenta l’occidente, rappresenta l’uomo modernizzato, rappresenta il mostro che diventa perseguendo ideali folli, bramando l’avorio per arricchirsi, le ultime parole di Kurtz non a caso sono “l’orrore, l’orrore”, una forse consapevolezza di una esistenza, la propria, inutile perseguendo l’onnipotenza occidentale sul mondo.

A fine libro son rimasto davvero senza parole e con tante dubbi e domande(anche perchè i tempi di narrazione non sono fluidi e non ti fa capire bene il tutto), non so se sono io che non ho capito o l’autore vuole arrivare a questo, certo fa riflettere ancora nel 2015 e ci si chiede dove sta il male. In quelle terre tanto sfruttate o sta dentro di noi. Quando si parla di migranti, di razzismo e di chi vuole buttare le bombe così a caso, dovremmo, noi tutti, leggere questi libri per capire, per trovare una soluzione ad un problema che sta diventando sempre più grande.

L’esercito delle cose inutili – Paola Mastrocola

2015-03-23 10.31.20

Quando leggo un libro che mi hanno regalato, non so perchè, lo leggo sempre con molta attenzione, con più cura, con più passione, come se contenesse segreti, scoperte, emozioni ineguagliabili e se poi chi racconta la storia è un asino che si descrive vecchio, con la schiena curva, ex isolano, randagio, adottato che incontra su un ciglio di una strada un libro che parla che lo porta in un paese infinito, fantastico, pieno di cose inutili, beh la cosa mi intriga ancora di più!!

Questo asino si chiama Raimond ed è in una fase della sua vita in cui le forze ed energia mancano, essendo di età avanzata, non può più fare il lavoro di sempre, portare pesi enormi, e viene scaricato come animale randagio a finire i suoi giorni, ma incontra questo libro e lì sarà la svolta della sua vita apparentemente finita, scoprirà un milione di cose inutili in questo paese chiamato Variponti, ma l’unica cosa che lo appassionerà sulle mille cose che gli vengono presentate dal guardare la luna a piantare primule, a mille altre attività sarà leggere, sarà imparare a leggere e a scoprire il valore delle parole.

Questa improvvisa inaspettata passione lo porterà a scoprire i contenuti di tante lettere che riceveva da quando era a Variponti e qui scopriamo un altro personaggio, questa volta umano, questa volta un pò più reale, un bambino di nome Guglielmo che inizia a scrivere la sua vita a Raimond, l’asino adottato dai genitori di Guglielmo.

Scopriremo tante cose di questo bambino che trova in Raimond un modo per sfogare i suoi piccoli grandi problemi tra i quali il bullo della scuola che lo prende in giro e lo tratta male anche fisicamente. E proprio qui mi sono visto in un film cartone animato della Walt Disney in cui vedi tanti personaggi strambi, colorati, simpatici, forse inutili che aiuteranno l’asino Raimond a trovare la scuola di Guglielmo e dare una lezione a questo bambino bullo. Tutto viene scritto come fosse una guerra, in realtà sarà una grande festa, piena di tanti avvenimenti giocosi, di musica in cui finalmente Guglielmo e Raimond si incontreranno per la loro prima e unica volta! L’asino e il bambino (insieme a noi lettori direi)scopriranno da questo incontro il valore di non arrendersi, di non subire i torti subiti, di essere combattivi non solo nella scherma ma anche quando siamo privi di spada, di far valere le proprie opinioni, di farsi coraggio ed uscire dal guscio che noi ci costruiamo, di accettare che una parte di vita è trascorsa, andata ma non è finita che ci sono altre tante avventure da compiere, che non è stato nulla il nostro passare, che è servito in qualche modo anche solo per il semplice fatto di sentirsi vivi per poco tempo.

Come i protagonisti così i lettori e quindi me medesimo usciamo da questo racconto con la consapevolezza che anche dalle cose inutili troviamo uno stimolo di qualcosa di inaspettato e quindi di buono…

E tre!

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Attesa, pensieri, ansia, ci mette pure il meteo, poi arriva il giorno, ti prepari, ti copri, e vai, oggi è il mio giorno di riposo, ma per il tempo non è per un cazzo il suo giorno di riposo, chissenefrega, pure la neve se ne frega, una stazione, un centro commerciale, una libreria di 3 piani, mi perdo come al mio solito, vorrei comprare un milione di libri, un migliaio di dischi, una fila immensa in coda per pagare e mancano 9 minuti alla partenza, e allora vaffanculo, corri e prendi il treno, ti siedi, attacchi il tuo smartphone, apro il libro ed entro in un mondo così lontano come il Giappone ma così intrigante, intanto dal finestrino nevica, nevica, ma poi il treno va così veloce che non vedi più la neve, arrivato in ritardo, cazzo scendo, via, giornalaio, chiedo un biglietto x un autobus, esco e diluvia come credo non abbia diluviato da sempre, ma dove cazzo sono finito, vado verso la fermata, bagnato, fradicio, e penso quanto cazzo sarò sexy così conciato, salgo sull’autobus e vado ma non so dove cazzo sto andando, e guardo fuori, la neve è bella grossa e se ne frega, la seconda volta che lo dico, amen, vedo una coop, la coop sei tu, mi dicono di scendere e scendo, cammino e poi finalmente tutto si fa così chiaro sotto quell’ombrello, sotto quei cappucci, sotto quella neve che si attacca, che blocca la città, che maledico ogni volta che scende, che se ne frega, e tre!